Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Terza lezione Primo Levi 11.3.2011

 Quasi tutta la lezione è stata occupata dalla lettura di alcuni esercizi già scritti ( uno la scorsa volta e un altro fatto a casa) e da altri scritti in classe.I due esercizi già svolti sono: quello relativo alle rose secche fatte cadere su una sciarpa verde e “ Cosa c'è di me in quella rosa” ( dopo averne scelta una).Commento con miei impressioni i vari testi. Ad esempio ho suggerito di rimanere di più sul titolo senza divagare troppo; Se mi domando cosa c'è di me in un oggetto è chiaro che a seconda della forma dell'oggetto ci sarà di me una cosa invece di un'altra. In una penna c'è qualcosa di me di diverso che se guardo la rosa. Ma sono tutti strumenti che hanno lo scopo di guardarci dentro, cioè andare alla fonte della mente che è quella che detta. L'improvvisazione nasce dal fatto che la mente mi detta delle parole; è questo il metodo del corso; poi ognuno se ne farà quel che vuole, lo userà o no nelle cose che scrive. Il bello stile nasce da dentro di noi, così come la “bella immagine”; il testo autentico è pieno di energia e quindi interessante, invece il testo nato dal bisogno di fare il bel testo non ha molta energia, è debole. Noi abbiamo una fonte inesauribile di energia dentro di noi che è come la fonte della vita. Dobbiamo riconoscerla e ci detterà delle immagini molto originali.
Oggi vorrei cominciare gli esercizi sui cinque sensi, che abbiamo fatto anche nel primo corso. Noi usiamo sempre la vista e ci dimentichiamo degli altri. Gli esercizi sensoriale in cui si usa solo un senso per scrivere hanno proprio lo scopo di ricordarci che può essere utile nelle descrizioni affidarsi ad altri sensi invece che sempre alla vista. Come abbiamo visto anche nel romanzo di Cobb.
Oggi facciamo un esercizio sul tatto, vi do questo pezzo di stoffa. Per cogliere meglio il senso del tatto conviene toccare la stoffa a occhi chiusi.
Possiamo cominciare però con i cinque minuti di attenzione sul respiro; può essere utile fare un piccolo esercizio di meditazione, che si fa in tante tradizioni orientali, che è porre l'attenzione escludendo tutto il resto, se si riesce, tutti i pensieri per porre l'attenzione su una cosa sola; si usa il respiro perché c'è sempre. Nel caso nostro, che ci accingiamo a fare un esercizio di scrittura, lo scopo è quello di fare spazio dentro di noi eliminando i pensieri, perché o ci sono i pensieri o c'è la creatività. Per pensieri si intende il pensiero discorsivo, quando noi giriamo intorno ai quei quattro o cinque pensieri, che pensiamo siano i nostri problemi. Per essere ricettivi, aperti alla scrittura dobbiamo fare spazio dentro di noi; quindi l'attenzione sul respiro ha lo scopo di calmare la mente e quindi focalizzandoci sul respiro non ci focalizziamo sui pensieri. O c'è il respiro o ci sono i pensieri. I pensieri vanno e vengono e io ritorno al respiro.
Si fanno i cinque minuti di attenzione sul respiro.
Dianella: per altri due minuti l'attenzione la poniamo ai suoni che provengono dall'esterno.
Come avere percepito i suoni diversamente dal solito?
Primo studente: molto diversamente. Ne ho sentiti di più, quando cammini li senti tutti insieme, li ho sentiti differenziati.
Dianella: la differenza l'ha fatta che non ci sono i nostri pensieri. L'atteggiamento dello scrittore è quello di quando abbiamo posto l'attenzione ai rumori. Cioè è un testimone attivo ma non giudicante. Sia che racconti una storia che nasce dal di dentro o una storia realistica, quello che deve fare è porsi in un atteggiamento di ricezione. E' quello che abbiamo fatto ascoltando, eravamo vicino ma lontano nello stesso tempo; ho percepito una certa distanza, come se io non c'entrassi. Non partecipe. L'esercizio di ascoltare i suoni lo abbiamo fatto per capire qual è l'atteggiamento dello scrittore, almeno secondo me. Si pone in maniera ricettiva rispetto al fuori o al dentro. Oppure possono accadere entrambe le cose. Un qualcosa suscita in me un'emozione, una sensazione, posso alternare la scrittura del fuori e del dentro. E' quello che fa il romanziere; c'è una certa identificazione tra chi narra e il personaggio, è guardato da fuori ma anche da dentro. Anche lo scrittore di gialli, o noir o horror deve entrare nella mente degli assassini. Ti puoi documentare, ma poi è dentro di te che devi trovare quella cattiveria. Io non scrivo cose di violenza, ma so che se lo facessi la barbarie la dovrei trovare dentro di me.
Adesso facciamo l'esercizio sul tatto. Distribuisco dei pezzi di stoffa. Bisogna toccarlo ad occhi chiusi per qualche secondo. Poi si aprono gli occhi e scriviamo la descrizione del toccare la stoffa con una mano; con l'altra scriviamo. Isoliamo questo senso da tutti gli altri sensi.
Dopo aver scritto ognuno legge il suo testo.
Adesso facciamo un altro esercizio: prima vi chiedo qual è la differenza tra indovinare e immaginare.
Secondo studente: indovinare significa avere già una meta, immaginare no…
Primo studente: se indovino una cosa ci prendo
Dianella: indovinare è un'attività razionale, immaginate non ha nulla a che vedere con questo. Quando indovino cerco di avvicinarmi alla realtà, rispetto alla borsa che ho qui, cerco di sapere cosa c'è dentro; se invece immagino ci può essere qualunque cosa, ci può essere un dromedario o il deserto. Naturalmente dal punto di vista letterario noi dobbiamo immaginare. Devo lasciare che l'immaginazione mi porto dove vuole lei.
Terzo studente: immaginare è creare
Dianella: è proprio così, lo scrittore crea dal nulla.
Esercizio: dobbiamo immaginare cosa c'è dentro questo sacchetto.
Si fa l'esercizio e poi ognuno legge il proprio testo.
Esercizio da fare a casa. A ognuno ho dato un rametto con delle gemme: improvvisazione libera a partire dal rametto. Ma poi nella conversazione con gli studenti, di fronte alle loro perplessità cambio obiettivo.
Alcune indicazioni:

  • se fosse un uomo come si chiamerebbe?

  • Quanti anni ha?

  • I capelli di colore sono?

  • Dove si trova?

  • È solo o in compagnia?

  • Cosa sta pensando?

  • Si è ferito, in quale parte del corpo?

  • Il suo sangue non è rosso, di che colore è?

  • Insieme al sangue cosa esce dalla ferita? ( immaginare non indovinare)

  • di invisibile cosa esce?

In base alle risposte date dagli studenti, a casa l'esercizio da fare è su uno di questi titoli: “anima nera”, “mi hai fatto male”, “sulla collina luci”. Se volete fare poesia invece di prosa va bene.
Dopo si passa al romanzo di Thomas Cobb, Crazy heart.
Per casa leggete le prime 70 pagine.
Contengono sia le serate musicali di Bad Blake che un suo incontro con una donna. E' una giornalista che lo va ad intervistare. Viene fuori anche il personaggio di Tommy Sweet, che è molto più giovane di lui e molto famoso. E' stato un suo allievo. Le parti si sono invertite ed è Bad che deve stare al suo volere. Infatti andrà ad aprire un concerto di Tommy in un grande palazzo dello sport.
Leggo qualche riga: quelle in cui Bad parla con una cameriera che poi passerà la notte con lui ( pagine 13 e 23).

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *