Quella scala di legno nel bosco

Bisogna stare attenti
si può cadere –
saprai rialzarti?
no, meglio stare molto attenti –
non rischiare
come con la canoa
meglio non rischiare
meglio non rovesciarsi –
saprai risalirci?
e nella mente
saprai avventurarti?
meglio non rischiare
se poi non ritorni? –
ritorni dove?
al punto di prima-
di prima?
quale punto di prima?
allora è meglio non rischiare
abbandonare
l’avventura della mente –
rimanere
nella propria incertezza, incompletezza
nel proprio sicuro niente –
non sono il seme
che se lo porta il vento
qui e là
qui dove si vive e si germoglia
là dove si secca e si muore –
sono la spiga
che sta sempre lì
dove l’hanno messa
fino alla fine –
quale fine?
della vita
quale vita?
quella di tutti
quella della Legge che fa finire le cose –
Sì, c’è una Legge
che fa finire le cose
e non sei tu –
e comunque nella scala di legno
c’è qualcosa
c’è qualcosa
che la fa contemplare
ma non so cosa-
come contemplare il nulla

Petali del melograno

Sparsi sull’erba
sono come lacrime rosse
però di gioia
o ali inutili di farfalle
che hanno preso
un volo più alto
e le hanno lasciate a noi
per ricordo –
ronzano le api
intorno ai fiori –
il melograno è grande
cresciuto in mezzo al vento
che soffia oggi intorno a lui e a noi –
sul quaderno  si è posato un  petalo
non vuole essere dimenticato
buttatto via
insieme a quelli già pronti in un angolo –
lo metto tra due pagine
come si faceva un tempo
in quel tempo antico
quando si nutriva la nostalgia
coi petali caduti –
è strano il fiore del melograno
quando ha perso i petali
che sono sempre sei

La visione verde

L’uomo nella sua visione verde

C’è musica
e cibo
un vero bouffet,
c’è una festa oggi
qui all’Hospice –
nella sua stanza l’uomo la ignora,
è tutto preso dalla sua visione verde –
” ci provo”, dice –
c’è il verde nella tela
e penso sia il verde
di questa primavera
piena di pioggia a sole –
non vuole i pasticcini
non vuole il thè
vuole la sua visione verde,
così la fa

La cuccia

C’è una cuccia
dentro il grand’albero cavo –
una tana
di sicuro abitata
quando nevica e fa freddo
da cani randagi
folletti
anime perse
galli cedroni
vecchie storie
e fantasmi del passato –
L’albero cavo
è corroso
grosso
vecchio
ma è vivo
e butta foglie –
cade a pezzi
si sgretola
diventa segatura
ma butta
come ogni aprile  foglie

Burned

Sarà un segreto
vuol essere un segreto
silenzioso ma con parole –
non scriverò tutto
quello che il cuore tiene
contiene, trattiene prima del pianto –
perché, pare,
non c’è niente di cui piangere –
che dire di un volto di bambina?
riuscirò oltre che pensarla
scriverla la parola burned
bruciata
avvolta da fiamme? –
ritta, è così piccola, minuta –
ma avvolta dalle fiamme
sta in piedi –
tutte le monache,
non tutte, alcune monache
che ho visto, conosciuto
sono così piccole, minute
addosso un semplice telo cucito
hanno quell’aria infantile, innocua –
loro credono così tanto
che il corpo è solo carne
involucro
che si può buttare –
loro credono così tanto
che rinasceranno
loro credono così tanto
che il sacrificio di sé
per altruismo è karma buono –
loro credono così tanto
che rinasceranno
in una condizione umana migliore
magari rinasceranno liberi
rinasceranno ancora più altruisti –
bisogna capirli –
c’è gente al mondo
che ancora crede
in qualcosa di grande

Improvvisazione su passato presente

Cos’è essere presente?
cos’è essere vivo? –
se ascolto la voce
se ascolto i suoni di un registratore
appartenuti a “quel giorno”
a “quelle” persone?
Perfino il ticchettio di un orologio a muro
mi fa essere lì
e quindi se sono lì
quei suoni passati
quelle voci passate
sono anche qui
e il “suo” slowly
è qui
è qui con me –
per questo si dice che la morte non esiste?
lo so non è per questo
lo so non è per questo –
ma questo ticchettio di quel rumoroso  orologio a muro
è così vivo
è così qui –
non vedo la differenza
tra passato e presente –
“lui” parla
lì noi ci muoviamo
sospiriamo
ci soffiamo il naso –
lui dice slowly
e lo dice anche ORA qui
come là ALLORA –
lui dice change the mind
slowly, slowly –
lo vedo nella registrazione –
qualcosa è successo
qualcosa succede –
fuori la neve si scioglie

Improvvisazione su: Un filo sottile di seta blu tra loro c’era ancora; su I’m new here di di Gil Scott Heron( Lenore Kandel da vecchia)

 non so neanche dove sei
da quel giorno ricordi del 1970
mi scrivi mi scrivi ancora di tua nonna perché? ancora…
non ti devi preoccupare non ce l’ho con te
mi dovresti conoscere
tre quattro volte siamo rotolati da quella moto
brutto figlio di puttana che non ti sei fatto niente
dai lo sai che scherzo
che dici che ti ho insegnato qualcosa?
Non ti ho insegnato niente
almeno che tu non intenda le cattive poesie
che scrivevi
dici che non erano cattive?
ok forse qualcuna …
broken your home?
non hai mai avuto un’home che non fosse la mia
o di qualche tua donna
oh Bill stai attento a te ora
che non posso più prendermi cura di te
non posso lo sai come sono ridotta
nella schiena e le gambe e tutto il resto
se soffro? Molto soffro tanto e tu?
ma non lo voglio neanche sapere
mi immagino le tue giornate me le immagino
tutto un andare e farti e bere e scopare
ma da fatti lo sai che non è un bel godere
rimpiangi me? Chi noi insieme?
Ma va là che non ci credo
mama… non sono tua mamma
mi confondi con tua nonna
andiamo bene proprio bene
non ti ho fatto mai da mamma
e poi ora sono io che avrei bisogno
 ma non di te lo sappiamo non di te
per l’amor di dio non di te
amore caro piccolo vecchio uomo
sembri più vecchio dalla voce
sarà il telefono sembri più vecchio
riguardati cazzo non farti più tanto male cazzo
ma sì ci siamo amati e ho fatto la mia fortuna poetica col nostro amore…
no, questo no, parole d’amore no non parlarmi d’amore 
non farlo o cazzo butto giù la cornetta se ci provi…
non fare il romantico
mi racconti sempre la stessa storia you are new here?
Ma è lontano gone, gone cosa la vita?
Bill la vita gone gone? Insieme di nuovo?
non sono più quella di un tempo non cammino mi fanno male le gambe
non ce l’ho con te..se ti amo ancora? oh sì oh sì
l’amore non finisce neanche se morissimo tutti e due
ci sarà sempre qualcuno che canta e parla e scrive di noi
come questa cara D. che batte al computer su di te che canti Gil, che voce… 
Gil Scott Heron ha una voce che quando parla canta.

 

Improvvisazione su I Sigur Ros Agaetis Byjun: Lenore Kandel, la mia visione – ricordo di te

 È una commemorazione
una messa in tuo onore
è una messa una cerimonia
c’è un fruscio di gonne
di pelle
di braccia
e qualcuno invoca il tuo nome
poi da lontano un treno
arriva è quello dei miei ricordi di te
che non ho
non ho ricordi di te
ho solo visioni di te
sono come i ricordi le visioni?
In un certo senso sì
anzi in tutti i sensi sì
sono immagini della mente anche quelle, le visioni
c’è insomma questo strano treno dei ricordi
questo treno sottile sottile
ammantato di verde
sottile
sto celebrando una messa per te
una messa poetica per te
c’è anche l’organo e voci bianche è una messa per te –
nessuno ti chiama
nessuno chiama il tuo spirito
non ti chiamano
però ti ricordiamo
io ti ricordo nel senso che ti evoco
ti vedo vecchia e sofferente
ma pur sempre Poeta
non di quelli laureati
cose da Congresso americano
no tu sei il Poeta Laureato della Vita
tu…
sul palco vestita da monaca
monaca amorosa d’uomini e spiriti
monaca della vita
così com’è
ricordi?
Penso tu ora sia in qualche eremo
sulla montagna
hai proseguito quella via
la via mistica
del sedere e meditare
e per te anche scrivere –
c’è un vecchio disco che gira a vuoto
e un vento polare antartico che tira
poi qualcuno bussa
batte, chiama
singulti
tu bandiera fissa della mente
io ti commemoro e non ti dimentico
tu hai aperto una via
come Allen
hai aperto la via
ma per farlo bisogna aver molto vissuto
sbagliato, fallito
incontrato amato
molto sofferto
tu nella tua schiena malata
io ti commemoro
ti commemoro
amica
ti voglio bene e tu nemmeno la sai
non lo hai mai saputo
e non lo saprai mai
L. ha fatto un ritratto di te che sembro io