La brevità nello scrivere

Adoro la brevità della Duras. Non è uno stile scelto, cercato. E’ come in Kerouac, è la sua voce.
Altri scrivono centinaia di pagine, senza essere Proust, Dostoevskij, o Tostoj.
Si ripetono. Ripetono le stesse scene delle prime trenta pagine con altri dettagli e situazioni. La Duras migliore no; lei si mostra, e per farlo non c’è mai bisogno di troppe parole. Te la spiattella la vita, come un cibo che non hai richiesto in un ristorante dove non eri mai entrato. La Duras fa così. Ti porta una pietanza che non avevi chiesto. Te la mette davanti. La devi guardare. La vita. Senza la finzione

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.

L’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente

Nella letteratura italiana  c’è l’impero della tradizione. Molti pensano che nella poesia non si siano fatti passi avanti dopo Dante e Petrarca. Secondo loro il poeta è colui che lima i suoi versi, cioè li abbellisce. Questo avviene perché in Italia non si sa improvvisare. Si pensa che in poesia improvvisare non si possa fare. Magari in teatro sì, in poesia no. Quelli che pensano così non sanno che l’improvvisazione poetica è uno stile, fa parte di un canone un bel pò successivo a Dante e Petrarca. Fu inaugurato da Jack Kerouac e Allen Ginsberg negli USA a partire dalla metà degli anni ’40. Jack per primo capì che l’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente. E’ il ritmo della mente. Sì, perché l’unione di cuore e pensiero ( la cosiddetta ispirazione ) produce in poesia ( ma anche in prosa ) un ritmo determinato, un andamento molto determinato ma spontaneo, che in qualto tale non si può correggere. Oppure lo si può fare in minima misura e non per abbellire, confezionare meglio il prodotto.

Ludwig Börne e come farsi venire idee per scrivere

“Per tre giorni consecutivi sforzati di scrivere qualunque cosa ti passi per la testa rimanendo sempre spontaneo e sincero. Scrivi ciò che pensi di te stesso, delle tue mogli, di Goethe, della grande guerra turca, del Giudizio universale, dei tuoi superiori, e rimarrai stupito scoprendo quante nuove idee si saranno palesate. Ecco, queste sono le basi dell’arte di diventare uno scrittore originale in tre giorni”.
( Ludwig Börne )

Raccontare usando la forma del poema

Scrivere usando la forma del poema  come fa Allen Ginsberg in “Howl” e “Kaddish”, consente, rispetto alla solita e “normale” prosa, di essere più liberi di dire, stra – dire e di stra – fare. Di semplificare o complicare, perchè la poesia alla Ginsberg non ha gli stessi vincoli lessicali, grammaticali, stilistici della prosa, anche di quella spontanea di Jack Kerouac. E quando in Ginsberg il poema stupisce laddove appare oscuro, in realtà obbedisce ad un suo interno ordine – disordine mentale. Quello dello specifico momento che sta vivendo il suo autore mentre scrive. Perché in Ginsberg ( come in Kerouac ) scrittura e spirito coincidono.

Sulla scrittura frammentaria

La scrittura frammentaria non è di quelli che non sanno scrivere. A parte i greci e gli altri autori antichi delle cui opere ci sono pervenuti solo frammenti, la scrittura frammentaria è uno stile. E in fondo anche i frammenti greci o romani lo sono. Perché il frammento di per sè ha un fascino tutto particolare, soprattutto perché più del testo completo e/o perfettino, evoca chi lo ha scritto; leggendo un frammento antico noi assaporiamo l’epoca intera in cui è stato scritto, il paesaggio di quel tempo e quel momento, la mente, il viso, l’abito e tutta la figura fisica e mentale di chi materialmente scrisse quel testo.
Quindi, a mio parere ( e dato che adoro tutto ciò che è imperfetto, improvvisato, difettoso)
, il frammento antico o il testo volutamente frammentario moderno rappresentano entrambi una forma ben specifica di stile. Tra i miei autori prediletti il più grande tra gli scrittori frammentari è Kerouac. In lui è frutto di un mostruoso talento, di una mostruosa vita complicata e “frammentaria”. Da una parte il tepore della casa-rifugio della madre, dall’altra la vita tra i beat, tra feste, alcool, droghe e viaggi.

 

Appunti su Lenore Kandel, poetessa americana (1932- 2009 )


Di origini rumene e russe Lenore Kandel visse tra New York e Los Angeles prima di trasferirsi definitivamente a S. Francisco nel 1960. Qui divenne un’attivista del gruppo anarchico dei Diggers che offriva cibo, vestiti e cure mediche gratuite a chiunque ne avesse bisogno. Oltre alla poesie si dedicò ai più vari mestieri come ad esempio danzatrice, cantante, guidatrice di autobus. Partecipò al raduno hippy al Golden Gate Park del 1967; era il suo trentacinquesimo compleanno. Quando, unica donna sul palco, prese la parola, 25000 persone le cantarono insieme ‘Happy Birthday’. A detta di chi all’epoca la conosceva era di una bellezza carismatica, aveva forme rotonde e sensuali, attirava l’attenzione di chiunque la incontrasse per il suo aspetto dominante e allo stesso tempo sereno.

Nel 1966 il suo libro di poesie “ The love book”, era stato condannato per oscenità. In questo piccolo libro di appena 8 pagine e 825 parole Lenore affronta poeticamente il tema dell’amore sessuale tra un uomo e una donna. Il linguaggio è esplicito, ogni parte del corpo maschile e femminile che riguarda l’atto sessuale viene nominata in maniera diretta e non eufemistica. “Everyone who makes love is religious”, disse Lenore Kandel in sua difesa alla giuria durante il processo per questo suo libretto. E aggiunse “Io credo che quando gli esseri umani sono così vicini tra loro possano diventare una sola carne e spirito, essi trascendono l’umano nel divino”.

Il processo a The love book si svolse nella S. Francisco degli hippies nel 1966. Le persone che in due librerie avevano venduto il libro furono condannate. La giuria concluse che il libro era osceno e non aveva alcun valore sociale. Nel 1971 il verdetto fu capovolto.

Un esempio da The love book:

Sono nuda contro di te
e metto la mia bocca su di te lentamente
vorrei tanto baciarti
e la mia lingua ti adora
sei bellissimo
il tuo corpo si muove verso di me
carne a carne
la pelle scivola sulla pelle dorata
come la mia verso la tua
la mia bocca la mia lingua le mie mani
il mio ventre e le mie gambe
contro la tua bocca il tuo amore
scivola…scivola…
i nostri corpi si muovono si uniscono
insopportabilmente
il tuo viso su di me
è il viso di tutti gli dei
e demoni bellissimi
i tuoi occhi…
amore tocca amore
il tempio e il dio
sono uno
copulare con amore-
conoscere il tremito della tua carne dentro la mia-
sentire spesse dolci linfe scatenarsi
corpi sudati stretti e lingua a lingua
sono tutte quelle donne dell’antichità innamorate del sole
la mia f… è un favo siamo coperti di venire e miele
siamo coperti l’un con l’altro la mia pelle è il tuo sapore
copulare-copulazione d’amore-copulare il sì intero-

l’amore fa fiorire l’universo intero-io/te
riflessi nello specchio dorato siamo l’avatar di Krishna e Rada
puro amore-brama della divinità bellezza insopportabile
carnale incarnato
sono il dio-animale, la dea f…spensierata il dio animale maschio
mi copre mi penetra siamo diventati un angelo totale
uniti nel fuoco uniti nel seme e sudore uniti nell’urlo d’amore
sacri i nostri atti e le nostre azioni
sacre le nostre parti e le nostre persone
(tratto da The love book, Stolen Paper Review Edition, San Francisco, 1966, traduzione di F. Beltrametti e contenuta in: Fernanda Pivano, L’altra America degli anni ’60, Edizioni Il Formichiere, 1979)

***
Lenore Kandel ebbe una vita avventurosa e per certi versi drammatica. A metà degli anni ’60 in una cooperativa di scrittori conobbe William Fritsch, soprannominato Sweet William, che si innamorò immediatamente di lei. Quello che accadde fu che i due si misero insieme e Lenore lo seguì nelle sue scorribande sulla sua Harley Davidson e nella vita spericolata nel gruppo degli Hell’s Angels. Di S. Francisco. Nel ’70 i due ebbero un grave incidente di moto e Lenore rimase gravemente ferita alla schiena, tanto da non camminare più come prima. Da quel momento, dopo una lunga permanenza in ospedale, Lenore visse gli ultimi quarant’anni della sua vita ( è morta nel 2009) nel suo piccolo appartamento, uscendo raramente per qualche reading.
Amo talmente questa poetessa che sulla sua vita e poesia ho scritto un romanzo (ancora inedito).

***

Appunti sparsi e inprovvisazioni

Ogni tanto mi metto a leggere le poesie inedite di Lenore Kandel contenute nell’antologia “Collected poems of Lenore Kandel” ( North Atlantic Books 2012, almeno quelle che riesco a tradurre; una che mi piace molto è questa:

Love is an art for angels
and we are human, you and I
fallible we are, and fragile
and therefore more than perfect
we take such risks who leap across the void!
perfection is static paradise
but we are human, you and I, and so we dream
and cast pur dreams before us
exstending our fingertips beyond the finite edge
to brush that certainty
of ringing bliss
that resonates our dreams
impelling us to be that art
which angels strive to emulate
(da Collected Poems of Lenore Kandel, North Atlantic Books; Berkley, California, p. 206)

la mia traduzione ( molto letterale, me ne scuso):

L’amore è un’arte degli angeli
e noi siamo umani, tu e io
fallibili siamo, e fragili
e quindi più che perfetti
noi ci prendiamo tali rischi che attraversano il vuoto!
la perfezione è un paradiso statico
ma noi siamo umani, tu ed io, e quindi sognamo
e lanciamo i nostri sogni oltre il margine finito
per sfiorare passando la certezza
di una tintinnante beatitudine
che fa risuonare i nostri sogni
obbligandoci a essere quell’arte
che gli angeli si sforzano di emulare

***
Su Lenore Kandel ho improvvisato alcune poesie:

Un filo sottile di seta blu tra loro c’era ancora

Non so neanche dove sei
da quel giorno ricordi del 1970
mi scrivi mi scrivi ancora di tua nonna perché? ancora…
non ti devi preoccupare non ce l’ho con te
mi dovresti conoscere
tre quattro volte siamo rotolati da quella moto
brutto figlio di puttana che non ti sei fatto niente
dai lo sai che scherzo
che dici che ti ho insegnato qualcosa?
Non ti ho insegnato niente
almeno che tu non intenda le cattive poesie
che scrivevi
dici che non erano cattive?
ok forse qualcuna …
broken your home?
non hai mai avuto un’home che non fosse la mia
o di qualche tua donna
oh Bill stai attento a te ora
che non posso più prendermi cura di te
non posso lo sai come sono ridotta
nella schiena e le gambe e tutto il resto
se soffro? Molto soffro tanto e tu?
ma non lo voglio neanche sapere
mi immagino le tue giornate me le immagino
tutto un andare e farti e bere e scopare
ma da fatti lo sai che non è un bel godere
rimpiangi me? Chi noi insieme?
Ma va là che non ci credo
mamma… non sono tua mamma
mi confondi con tua nonna
andiamo bene proprio bene
non ti ho fatto mai da mamma
e poi ora sono io che avrei bisogno
ma non di te lo sappiamo non di te
per l’amor di dio non di te
amore caro piccolo vecchio uomo
sembri più vecchio dalla voce
sarà il telefono sembri più vecchio
riguardati cazzo non farti più tanto male cazzo
ma sì ci siamo amati e ho fatto la mia fortuna poetica col nostro amore…
no, questo no, parole d’amore no non parlarmi d’amore
non farlo o cazzo butto giù la cornetta se ci provi…
non fare il romantico
mi racconti sempre la stessa storia you are new here?
Ma è lontano gone, gone cosa la vita?
Bill la vita gone gone? Insieme di nuovo?
non sono più quella di un tempo non cammino mi fanno male le gambe
non ce l’ho con te..se ti amo ancora? oh sì oh sì
l’amore non finisce neanche se morissimo tutti e due
ci sarà sempre qualcuno che canta e parla e scrive di noi
come questa cara D. che batte al computer su di te che canti Gil, che voce…
Gil Scott Heron ha una voce che quando parla canta.

Lenore Kandel, la mia visione ricordo di te

È una commemorazione
una messa in tuo onore
è una messa una cerimonia
c’è un fruscio di gonne
di pelle
di braccia
e qualcuno invoca il tuo nome
poi da lontano un treno
arriva è quello dei miei ricordi di te
che non ho
non ho ricordi di te
ho solo visioni di te
sono come i ricordi le visioni?
In un certo senso sì
anzi in tutti i sensi sì
sono immagini della mente anche quelle, le visioni
c’è insomma questo strano treno dei ricordi
questo treno sottile sottile
ammantato di verde
sottile
sto celebrando una messa per te
una messa poetica per te
c’è anche l’organo e voci bianche è una messa per te –
nessuno ti chiama
nessuno chiama il tuo spirito
non ti chiamano
però ti ricordiamo
io ti ricordo nel senso che ti evoco
ti vedo vecchia e sofferente
ma pur sempre Poeta
non di quelli laureati
cose da Congresso americano
no tu sei il Poeta Laureato della Vita
tu…
sul palco vestita da monaca
monaca amorosa d’uomini e spiriti
monaca della vita
così com’è
ricordi?
Penso tu ora sia in qualche eremo
sulla montagna
hai proseguito quella via
la via mistica
del sedere e meditare
e per te anche scrivere –
c’è un vecchio disco che gira a vuoto
e un vento polare antartico che tira
poi qualcuno bussa
batte, chiama
singulti
tu bandiera fissa della mente
io ti commemoro e non ti dimentico
tu hai aperto una via
come Allen
hai aperto la via
ma per farlo bisogna aver molto vissuto
sbagliato, fallito
incontrato amato
molto sofferto
tu nella tua schiena malata
io ti commemoro
ti commemoro
amica
ti voglio bene e tu nemmeno la sai
non lo hai mai saputo
e non lo saprai mai
L. ha fatto un ritratto di te che sembro io

****

Quarant’anni dopo come commento al Summer Of Love Survivors 40th Anniversary del 2007, Lenore Kandel ha scritto:1967: writing poetry; 2007: writing poetry.. Cosa vuol dire questo se non che quel che rimane di quell’epoca, della sua gioventù hippy è solo il fatto che tra le tante cose che lei può ricordare di aver fatto, quella più importante è che ha scritto poesie, come se l’aver fatto parte del gruppo politico anarchico dei Diggers fosse stato cancellato, o l’aver partecipato ai Bed-in di S. Francisco non fosse più degno di nota. Come se anche gli amori appassionati non fossero più degni di nota o le sue opinioni sull’amore sessuale non fossero più importanti. Come sei lei fosse stata per tutta la vita chiusa in una stanza writing poetry invece di vivere appassionatamente ogni istante dei suoi 35 anni prima dell’incidente di moto.

Writing (un mia improvvisazione)
Writing poetry
E basta
solo questo
a riempire tutta una vita –

per una persona come lei
così dinamica
che ha fatto la danzatrice del ventre,
l’interprete,
l’ autista di autobus
e in Big Sur dice Jack
girava in topless
completamente a proprio agio
come fosse, come è
la cosa più naturale del mondo
perché lei diceva
se hai paura o vergogna del tuo corpo
non potrai dare e ricevere amore –
lei che animava gli happenings
con il suo andare e venire
forse correre
con tutti i sui impegni dinamici
forse in certi giorni
frenetici
lei che con Sweet William andava
ai raduni degli Angeli
e percorreva sul sellino della sua
Harley centinaia di km
per il solo gusto di farli
e passava con lui, Bill
chissà quante ora nei locali degli Angeli
a bere e chiacchierare a subire
le altrui risse –
lei che dice Peter
nel suo bellissimo libro
passava giornate con il suo Bill
nel loro letto che era tutta
la loro casa –
40 dopo se le chiedono
cosa facevi nel 1967?
dice writing poetry
e nel 2007?
Lenore risponde
writing poetry
eccezionale Lenore!

****

Da Urlando Delizia sull’intero universo ( il mio romanzo inedito su Lenore kandel)

Era passato mezzogiorno quando si avviarono a piedi verso il Golder Gate Park, dove si sarebbe tenuto il raduno degli hippies di San Francisco. Era una bellissima giornata di sole, nonostante si fosse in gennaio; Lenore si era vestita da capo a piedi di arancione e di rosso, mentre Bill era tutto vestito di pelle nera. Aveva la sua aria truce vestito in quel modo, mentre Lenore sembrava un folletto uscito da qualche foresta misteriosa abitato da divinità boschive. Lenore era l’espressione fisica, la materializzazione di questa rivoluzione spirituale e pacifica che si sarebbe andata a celebrare di lì a poco al Golden Gate Park. Le sue lunghe trecce nere da skaw risaltavano su tutto quel rosso e arancione e accentuavano quell’aria intensamente esoterica e allo stesso tempo pacifica che lei comunque aveva sempre. Era una vera sacerdotessa di quel nuovo strano rito che si stava per celebrare per la prima volta in quella parte dell’America. Arrivarono al grande prato del raduno delle tribù insieme a centinaia di persone; era tutto un salutarsi e un abbracciarsi. Era tutto un: anche tu qui Sam, anche tu qui Mary…Oh Bill, sta davvero accadendo tutto questo?”, disse Lenore. “Mi sembra un sogno, un meraviglioso sogno”, ripeté. Lui non disse niente ma strinse le labbra, come faceva sempre quando era davvero emozionato. Incontrarono anche un gruppo di amici del club degli Hells Angels che arrivarono con le loro Harley rombanti e si fermarono a salutarli. Bill li guardò quando si furono allontanati, e li invidiò, loro sono più liberi di me, pensò.
Che dire del raduno delle tribù di quel 15 Gennaio 1967? Solo che era la prima volta. Ecco tutto. Era la prima volta che l’alternativa al conformismo americano si manifestava così apertamente e a livello di massa. Fu l’inizio di qualcosa che dura ancora oggi se io sono qui a raccontare la storia di Lenore, la regina di Haight-Ashbury. Per quanto mi riguarda la cosa più eclatante e strana e meravigliosa fu quell’ Happy birdhay cantato da 20.000 uomini e donne appena lei tutta vestita di arancione e rosso salì su quel palco:

 Sacerdotessa, monaca
dei riti poetici e amorosi
dedita a pratiche misteriose
antiche di donne libere
spirituali e sensuali
celebrazione della vita
esperienza
della vita
solo quello solo quello
sul quel grande palco celebrante
un tentativo effimero
di felicità terrena
di nuova consapevolezza
con parole di un dharma occidentale
ad un altrove destinato –
mi susciti tenerezza come
sempre Lenore
vestita di arancione e rosso
ma pensa un po’
come ti è venuto in mente?
di vestirti da monaca quasi buddista induista
a quale dio ti onori
rendi onore?
ad un dio che pochi conoscono
o forse addirittura conosci solo tu
Lenore
un dio che riesci a evocare
fino a vederlo –
dove da quel palco?
Chi era il tuo dio
da quel palco?
non più Bill, o Leary…
qualcuno visto da lontano
un bambino o quella giovane ragazza
che ti guarda ammirata
una nuova amica
da coltivar quando tutto
sarà finito
quando ci sarà solo la poesia
a tenerti compagnia
quando tutto sarà finito –
sono qui ora
e ti guardo
da lontano
dalla fine di quel grande prato
che confina con l’oceano
da lontano mi guardi ti guardo
dall’oceano
verde rosso del tuo nostro antico nuovo vestito
amiche ora…
dai sì che siamo amiche ora…
io so che ci pensavi anche allora
nel 1967
in quel 15 gennaio dei tuoi 35 anni
ci pensavi e lo sapevi
che tutto sarebbe presto finito
apparentemente –
forse ti ha colpito quella ragazza con gli occhiali da sole e quella bandiera penzolante
sì ti deve aver colpito
lei sicuramente è stata colpita da te, si vede anche da qui
anche da ora
non ti ha colpito Roshi
che vedevi tutti i giorni
ti ha colpito quella ragazza con li occhiali da sole
e quando sei scesa dal palco
sei andata da lei ed è stata la tua nuova amica
di poesia
e dopo quando tutto è finito
anche Bill
anche la moto
e gli amici Angeli
lei ti è stata vicino
e qualche volta era donna
e qualche volta era uomo…
Vessillo spento inizio
di qualcosa che finisce
sta per finire
finirà
è già finito
come in quei casi
in cui la domanda
è così giusta azzeccata
ben fatta
bel congegnata
che contiene già la riposta
non ti immagino oggi
non vi immagino oggi
però c’avevate preso
a non metterla sulla politica
i veri cambiamenti
sono troppo rivoluzionari…
e così tutto cominciò il giorno del tuo
trentacinquesimo compleanno
e tutto finì l’autunno successivo-
un movimento che non ha neanche
un anno di vita
ma che ancora dura
se io sto qui a parlarne-
e tu ottenesti da questa giornata
la tua nuova amica
e neanche sospettavi quanto ti sarebbe stata utile
di lì a pochi anni.

(Questo articolo in versione abbreviata è già apparso nella rivista letteraria Samha:
http://samgha.me/2014/05/28/appunti-e-improvvisazioni-su-lenore-kandel/)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul romanzo che sto scrivendo

 Non ha alcuna importanza per me che questa storia sia bella o brutta, noiosa o no, interessante o no, scritta bene o no. Non mi importa. E non mi importa neanche di finirla. Che abbia cioè una fine, non ha una fine finché io vivo. Sembra che personalmente io non c’entri nulla con la gente di questa storia, molti di loro non li ho mai visti e mai li vedrò. Per la maggior parte questo libro è frutto di immaginazione. Come tutto, del resto, come dice il buddismo, per quello che ne so e ne ho sentito dire dai maestri. Quindi che sia frutto di immaginazione è logico, perché tutto è frutto di immaginazione, perché per quello che ne ho sentito dire e per quello che ne ho letto, secondo il buddismo, soprattutto quello tibetano, nulla davvero esiste, nel senso comune che diamo all’esistere, ma tutto quello che crediamo esistere è frutto della nostra mente, è creato dalla nostra mente e proiettato fuori, come se fosse un film che stiamo girando di cui l’unico personaggio è la nostra mente. Si preoccupa del verosimile la nostra mente? Penso di no. Siamo noi che attribuiamo a questo e quello la didascalia mentale: questo è verosimile e questo no. Eppure per tutto questo romanzo mi sono preoccupata soprattutto del vero e del verosimile rispetto a questa storia. Nel prossimo mi voglio lasciare andare di più, è più divertente.