Peter Coyote, Sleeping where I fall

copertina

Dell’epoca post–beat americana si sa ben poco in Italia. Coincide in parte con quella psichedelica di Ken Kesey e Timothy Leary, e ha avuto il suo centro nel quartiere di Haight Ashbury di San Francisco per una durata molto limitata, dall’autunno del 1966 al 1968.
Per semplificare la possiamo chiamare l’epoca hippy. Riguardò una minoranza significativa di giovani americani e si caratterizzò per l’attività di vari gruppi, riviste, giornali. Il gruppo più importante fu quello dei Diggers.
Questo gruppo fu attivo in vari campi, in quello artistico, teatrale e letterario prima di tutto; ma ben presto cominciò a occuparsi di problematiche sociali, secondo una prospettiva pragmatica e non ideologica. Cominciarono a offrire gratuitamente pasti a chiunque ne avesse bisogno, aprirono un negozio per la distribuzione gratuita di vestiti e una clinica in cui chiunque poteva essere curato gratuitamente.
Mi sono interessata ai Diggers di Haight Ashbury perché ho raccolto materiale per un romanzo che ho scritto , su una poetessa che ne ha fatto attivamente parte, Lenore Kandel. Nel 1966 divenne abbastanza famosa per un piccolo libro di poesie che fece scandalo tra i benpensanti di allora: “The love book”. Lenore tratta con linguaggio esplicito ma mai volgare (potere della poesia… ) dell’atto sessuale tra uomo e donna come qualcosa di sacro e fisico allo stesso tempo. Personalmente la reputo una grande poetessa. È morta nel 2009 a 77 anni. Gli ultimi quaranta li ha quasi sempre passati nel suo piccolo appartamento di San Francisco, per le conseguenze fisiche di un incidente di moto che le capitò nel 1970. La moto era una Harley Davidson e a guidarla era il suo bellissimo e carismatico compagno, Bill Fritsch “Sweet William”, che dai Diggers era, insieme a Lenore, confluito negli Hell’s Angels.
Di tutto questo e di molto altro parla un libro autobiografico scritto da Peter Coyote, un attore diventato negli anni famoso (ad esempio è uno dei protagonisti del film di Spielberg, “E.T.”) dal titolo “Sleeping where I fall”, pubblicato dalla COUNTERPOINT di Berkeley.

È un libro molto utile per capire innanzitutto il modo distorto e fuorviante in cui i media hanno trattato in Italia il mondo hippy. Solo fiori, amore, sesso e droga. Tutto questo c’era, ma c’era anche molto altro. Il libro di Peter Coyote ne parla diffusamente. Ed è interessante anche per sapere che fine hanno fatto tutti quei ragazzi e ragazze nel corso degli anni. Molti, ad esempio, hanno contribuito alla creazione della rete ecologista del bioregionalismo ( http://www.planetdrum.org/ ) molto attiva anche in Europa e in Italia (dove viene pubblicata la rivista “Lato Selvatico”).
Il libro è diviso in capitoli, ognuno dei quali dedicato a un periodo della vita di Peter, dal 1964 agli anni Novanta. Tutto quello che gli è capitato in questo lungo lasso di tempo sembra essere avvenuto per caso, gli incontri soprattutto. Un amico gliene presenta un altro ed eccolo nel 1965 all’interno del gruppo teatrale del Mime Troupe di San Francisco, dove rimarrà fino a quando quest’ultimo confluirà nei Diggers. Buona parte del libro è dedicato a questo gruppo. “Confederation of friends”, li chiama Peter, giovani anarchici che teorizzano il fatto che il potere del capitalismo è dovuto alla sua flessibilità e alla sua capacità di cooptare ogni cosa. “Everything but doing things for free” (pagina 35).
I Diggers avevano capito che lo stile era cooptabile, dice Peter, ma quello che non era cooptabile era fare le cose gratuitamente, senza chiedere soldi. Bisognava fare in modo che le persone non fosse più il pubblico (“audience”) ma dei veri partecipanti. I Diggers chiamavano questo modo di procedere Life acting. In questo senso, dice Peter, I Diggers erano convinti che le analisi ideologiche fossero spesso un modo per ritardare “the action” necessaria a manifestare un’alternativa. Questo concetto sta alla base del Digger free food, la distribuzione gratuita di cibo che avveniva ogni pomeriggio. “If you wanted to live in a world with free food, then create it” (pag. 71).

Un capitolo viene dedicato all’Human Be-In a San Francisco nel 1967, il grande raduno hippy a cui parteciparono come oratori Allen Ginsberg, Gary Snyder, Timothy Leary e come unica donna la poetessa Lenore Kandel. Peter Coyote dice che il 14 Gennaio del 1967 si radunarono 50.000 persone al Golden Gate Park di San Francisco a drogarsi, danzare, dipingersi la faccia, fare l’amore, accendere barbecue, vendere merce, suonare flauto e tamburi.
Alcuni capitoli sono dedicati alle case e alle comuni in cui Peter Coyote ha vissuto e ai suoi numerosi amori, e alle droghe di cui in quel periodo lui, come molti, fece un uso esagerato. Un certo spazio nel libro viene dedicato al clima di violenza e sopraffazione legato agli Hell’s Angels. Spesso partecipavano come servizio d’ordine nei concerti musicali dell’epoca, come quello dei Rolling Stones durante il quale un ragazzo del pubblico perse la vita proprio per mano di un Hell’s Angels. Una delle parti del libro più interessanti è quella dedicata ad alcune figure carismatiche di quell’epoca che Peter ha particolarmente amato o ammirato. Il dodicesimo capitolo, ad esempio, è intitolato “The Sweet William’s story”, ed è la storia del compagno della poetessa Lenore Kandel, e delle sue avventure con gli Hells’ Angels. Per farci capire che tipo fosse Sweet William Peter racconta del suo incontro con Lenore presso una cooperativa di scrittori dove si era recato con un amico. Appena vide Lenore se ne innamorò immediatamente, andò a casa, prese i suoi vestiti, disse good-bye a sua moglie e ai suoi figli e li lasciò. Ma quando Peter incontrò Sweet William negli anni Novanta per intervistarlo era conciato molto male, paralizzato nella metà del corpo per una pallottola ricevuta in una rissa, povero e solo, a vivere in una fetida stanza di una pensione. Era come un lupo, dice Peter, che ha perso una zampa per fuggire da una trappola e l’unica cosa che sa è quanto gli manca quella zampa.
Con il 1968 tutto cambia, I Diggers si sciolgono, ad Haight Ashbury prendono il sopravvento commercianti e spacciatori, l’epoca hippy è finita e comincia il turismo hippy. Una parte dei Diggers confluisce negli Hell’s Angels, altri come Peter creano delle comuni agricole in posti remoti, altri ancora creano movimento ecologisti. L’aggettivo che mi viene spontaneo per definire questa autobiografia è “onesta”. Per noi europei colma una lacuna: aiuta a capire, come dicevo all’inizio, un periodo che conosciamo solo per stereotipi e approssimazioni. La scrittura è semplice, perfino elementare, nel senso che Peter racconta quel che si ricorda di aver vissuto, quello che ha raccolto durante le interviste con alcuni protagonisti, senza mai un briciolo di enfasi o di retorica, né tanto meno di nostalgia.
Quello che nel libro mi sarebbe piaciuto leggere, dopo il capitolo dedicato a Sweet William, ma che purtroppo manca, sarebbe stato un altro capitolo dedicato a Lenore Kandel. Mi sarebbe sembrato logico visto il rapporto profondo che c’era stato tra i due e visto che per entrambi l’incidente di moto che li coinvolse fu l’inizio di una precoce decadenza fisica. Parlando della loro decisione di entrare a far parte degli Hell’s Angels Peter dice: “Bill entrò nel reame dell’inferno e Lenore lo seguì volentieri”.

Prima che venissi a mancare ( nel Dicembre 2014 ) ho avuto la fortuna di ospitare nella casa di campagna vicino a Bologna, dove vivo, James Koller, per un reading poetico. Vedere e ascoltare le parole di James, che ha conosciuto tutti i protagonisti di quegli anni da Allen Ginsberg a Lenore Kandel, è stato, e lo dico senza retorica, come essere di fronte al monumento vivente di un’epoca intera.
Peter Coyote (New York, 1941) scrittore e attore americano.
Peter Coyote, “Sleeping where I fall. A Chronicle” COUNTERPOINT, Berkeley, 2009.
Prima edizione: 1999
sito ufficiale di Peter Coyote: http://www.petercoyote.com/index.html
sito dei Diggers: http://www.diggers.org/