Leggere Iréne Némirovsky

Leggere Iréne Némirovsky fa venire voglia di scrivere. Non per provare ad avvicinarsi alla sua grandezza, ma solo per provare a buttar giù qualcosa, un pensiero ( come questo ) o addirittura una storia. Poi leggere Iréne Némirovsky  mi fa venire in mente che la letteratura parla sempre di cose passate. A parte la fantascienza, naturalmente. Forse per uno scrittore il passato è tutto. E’ quello che ti porti dietro. Ci sono dettagli nei ricordi che ti rimangono indelebili. Chissà perché questo accade. Un’amica nell’atto di parlare in pubblico tanti anni fa, ad esempio. Ci potresti scrivere su questo. Forse partire da quel dettaglio e inventarti una storia.

Raymond Carver, un grande maestro

Nel mio Pantheon dei narratori americani non c’è solo il sublime Kerouac, ma anche il geniale Carver. Mi domando leggendo i suoi racconti: come si può far diventare magnifiche delle storie banali di persone qualunque? Perché questo è sempre l’oggetto delle sue storie, gente qualunque. Che vegeta in case qualunque senza mai cercare la bellezza, senza mai neanche  immaginare che esista. Il senza significato, il senza energia sembra essere quello che Carver vuole descrivere. Saperlo fare è già geniale. E’ l’anonima vita di coppia che gli interessa. E’ come se dall’alto  lui vedesse i milioni di  villette a schiera americane della classe medio bassa e a caso ne scegliesse una. Fattosi invisibile  entra nella casa scelta ( a caso ) per nutrire la sua scrittura di  quel che vede e sente. Perché scelta a caso? Perché comunque ogni coppia ha qualcosa di speciale, un difetto, una preoccupazione, una disgrazia tutta sua, che ne fa materia per un racconto. Da questo punto di vista Carver è un grande maestro. E’ come dicesse a noi che scriviamo (nel senso che ci proviamo) non cercate storie strane, scrivere il quotidiano di una coppia, di una famiglia qualsiasi, magari senza arte né parte, che sono le più simpatiche e interessanti, e poi via, buttatevi a raccontare qualcosa, una loro ora, un loro pomeriggio, una loro notte. 

Cosa afferma Kerouac sulla marjiuana in Visione di Cody

” La guerra sarà impossibile quando la marjiuana sarà diventata legale”
(Visione di Cody, pag. 404 dell’edizione Arcana)

La brevità nello scrivere

Adoro la brevità della Duras. Non è uno stile scelto, cercato. E’ come in Kerouac, è la sua voce.
Altri scrivono centinaia di pagine, senza essere Proust, Dostoevskij, o Tostoj.
Si ripetono. Ripetono le stesse scene delle prime trenta pagine con altri dettagli e situazioni. La Duras migliore no; lei si mostra, e per farlo non c’è mai bisogno di troppe parole. Te la spiattella la vita, come un cibo che non hai richiesto in un ristorante dove non eri mai entrato. La Duras fa così. Ti porta una pietanza che non avevi chiesto. Te la mette davanti. La devi guardare. La vita. Senza la finzione