Una mia recensione: La cresta dell’upupa di Daniele Borghi

 

Ci sono cose che mi mettono di buon umore, una di queste è un bell’incipit in un romanzo. La cresta dell’upupa di Daniele Borghi inizia in un modo che mi ha davvero colpito e incentivato a continuare la lettura: ” L’idea di vivere di scarti mi colpì all’improvviso”. All’improvviso è un’espressione che amo. Penso dia bene l’idea di cosa sono il mondo, le persone, le cose come accadono. Dopo questo inizio fulminante conosciamo subito Migliore, il protagonista, trentaduenne dai mille mestieri, inutilmente laureato in sociologia, col pallino di un progetto di sua invenzione per produrre energia ( che naturalmente non trova gambe su cui camminare) e soprattutto antisociale per scelta. Per tutte queste ragioni decide di vivere di scarti. Quali? Quelli del vetro, lo ruberà e poi lo rivenderà. Ma la parola scarti in questo romanzo ha un significato più ampio. Tutti i personaggi che si muovono al suo interno sono scarti della cosiddetta società perbene, lui, il suo unico amico Diandro, un ceceno che vive in una baracca in un parco, Cristina, una bella ragazza che lo circuisce per farsi raccontare la sua invenzione e appropriarsene, anche Xenia, la prostituta cecena che farà svoltare il romanzo verso la direzione cara a Borghi, quella del “giallo sociale”.
Per tutte le sue 196 pagine il romanzo scorre bene e si fa leggere tutto d’un fiato. Io che non sono amante del genere “giustiziere che si fa giustizia da sé usando gli stessi metodi dei cattivi che perseguitano lui e le persone che ha deciso di proteggere”, l’ho molto apprezzato. Il registro è quello del disincanto, dell’ironia e del totale antisentimentalismo. Al di là della buona dose di violenza che piacerà agli amanti del genere, si sorride molto mentre si legge La cresta dell’upupa. Le situazioni vengono spesso sottolineate con frasi azzeccatissime. Alcuni esempi: ” Era magnifico avere un complice come Diandro, ti lubrificava la vita…” ( pag. 89 ); “Mi sembrava di essere un globulo rosso che scorre nel sistema circolatorio, dall’arteria al capillare…” ( pag. 127 ); ” Mi addormentai immediatamente, fu come chiudere un sipario e mettere fine allo spettacolo…” (pag. 137 ).
Dicevo che il romanzo svolta quando Maggiore e Diandro salvano Xenia dal suo pappone, un gigante dal cuore cattivo che fa parte di una banda di ex agenti del KGB. Da qui il romanzo prosegue con episodi rocamboleschi e un intreccio fitto di colpi di scena.
Perché ho letto tutto d’un fiato questo romanzo che per genere non è tra i miei preferiti? Perché in un romanzo io apprezzo la scrittura più che la storia. E nella Cresta dell’upupa la scrittura è intensa, potente, e ti seduce. Anche la storia lo è, l’intreccio è complesso e ben congegnato. Si vede quanto Borghi padroneggi il genere.
E l’upupa che dà il titolo al romanzo? Cosa c’entra la sua cresta con la storia raccontata? A me ha evocato un bisogno di innocenza del protagonista dopo tanta violenza patita ed esercitata. In un intenso momento rivelatore Maggiore la vede in un prato, ma l’upupa non è uno degli scarti della sua vita, lei è completa in se stessa, e lui nella sua cresta si immagina l’universo intero. In un brano molto poetico che sorprenderà il lettore, Maggiore prova ad avvicinarsi all’upupa, non per prenderla, catturarla, farla sua, solo per accarezzarla. Ma naturalmente non ci riuscirà.

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About Dianella Bardelli

In questo blog sono presenti mie recensioni di romanzi e saggi su vari argomenti, soprattutto sulla letteratura della beat e hippy generation. Scrivo romanzi, spesso ambientati negli anni ’70-’80’; e poesie; ne ho pubblicati alcuni : Vicini ma da lontano, I pesci altruisti rinascono bambini, Il Bardo psichedelico di Neal ; è un romanzo sulla vita e la morte di Neal Cassady, l’eroe di Sulla strada. Poi ho di recente pubblicato il romanzo “Verso Kathmandu alla ricerca della felicità”, per l’editore Ouverture; ho pubblicato un libretto di poesie: Vado a caccia di sguardi per l’editore Raffaelli. Ho ancora inediti alcuni romanzi, uno sulla vita e la poesia di Lenore Kandel, poetessa hippy americana; un secondo invece è un giallo ambientato nella Bologna operaia e studentesca del ’68; un terzo è è sull’eroina negli anni ’80 a Milano e un altro ancora sul tema dell’amore non corrisposto.
Adoro la letteratura della beat e hippy generation, soprattutto Keroauc, Ginsberg e Lenore Kandel. Scrivo recensioni su http://samgha.me/ e http://cronacheletterarie.com/
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