Alba


c’è un momento selvatico prima dell’alba-
dalla terra sale un odore aspro,
oltre gli alberi gridano i galli-
poi il primo cinguettio
riporta il consueto,
l’ordine, la norma-
ma quel momento terribile
delle 4 del mattino
sa di terra e di tutto quel che ci vive,
di vita e morte
tutte mischiate insieme-
e oltre gli alberi
nella terra di nessuno,
nella mia terra mentale
e selvatica di nessuno,
le grida brutali dei galli
fan tremare l’aria
di oscuri presentimenti.
Ma poi dal canneto
i primi cinguettii che dicono
e parlano del giorno,
e del cielo all’orizzonte-
la selvatichezza scompare,
torna il coltivato,
l’erba tagliata
e il cielo diventa
all’improvviso chiaro

alba

è un bosco che suona
quel che chiama al mattino-
come un serpente piccolo a sonagli
sul ramo più spoglio qualcuno canta poi tace-
l’aria porta quel profumo che non è solo di terra
è terra viva che respira e striscia
che ha vegliato, aspettato, sperato
senz’ ombre che passino furtive.
Laggiù è il macero nascosto-
l’acqua l’immagino silente-
son spettatore di qualcosa
che non capisco ma amo

la veglia
è blu l’alba
ma subito schiarisce-
pallido azzurro che vorrei fermare-
pochi contorni- sbiaditi-sfumati-
dove il grand’albero è un fiore giallo
e l’aria fredda porta il gemito d’un gallo-
tutto schiarisce
ma risplende d’azzurro-
di marzapane i muri delle case-
gli alberi son di farina dolce-
il cielo è un candito
indaco è il suo colore-
immersi nella poesia
si veglia meglio