Attesa ( sala)

Due rose senz’acqua
dentro alti cilindri
dan colore al mattino-
gente, come tanta,
come tutta, legge
guarda, tossisce, ma poco
in fondo-
una radio chiusa in un armadio
gracchia
come un  corvo che disturbi il sole
nei giardini d’autunno-
fa freddo,
fuori tiepido il sole scalda-
nostalgia mite e selvaggia
di quel che sta fuori:
la strada, il sole
i giardini  ancor fioriti-
sui muri ricordi d’Africa,
di viaggi arditi o no-
un uomo  sorride
leggendo le nuove prodezze
le notizie giornaliere-
ho freddo alle spalle,
qualcuno invece ha caldo
gli ruberei il “giubbino”-
ho voglia di calore, di libri, i miei,
d’accarezzare il cane,
di preparare il pranzo,
d’apparecchiare la tavola, calda di legno,
nella cucina, inondata di sole-
ma lei la dottoressa
ha occhi chiari buoni,
capelli biondi belli,
è disponibile
e parla, parla
coi suoi pazienti-amici-
però  la caldaia non la sa accendere
e ci lascia qui
al freddo ad aspettare

L’antica prigione

È un’antica prigione

un fossile stretto nel marmo,

nell’acciaio-

un essere primordiale

arcaico

inattaccabile

indistruttibile-

sopravvissuto

alle ere

alle geografie

alle geologie

al turbine del tempo-

alle maree

tifoni, tzunami-

alla bomba della compassione,

dell’amore,

dell’attenzione-

alla devozione ai maestri

ai loro molteplici insegnamenti

ai libri di Dharma

ai colloqui individuali

alle chiacchiere coi Sangha

di qui e di là-

alla dolcezza alcune volte

nell’ empatia

nella connessione spirituale-

di cosa parlo?

del mio Ego, naturalmente

Dentro i nostri confini

( Sala Borsa di Bologna)

 

S’accartocciano i colori-

spirali rosse

fumetti

gonne lunghe spiegazzate-

prestito-restituzione-

pavimento ricco

pietra preziosa

grigia-

“ho messo il letto”

piove luce bianca-

“un bel mobiletto”-

vigne alle pareti

zainetto ciclamino

pochi telefonini-strano-

uno ride da solo,

ma solo sembra-

un altro, più giovane,

ride davvero

solo

ma ha calzoncini corti

e gambe bianche-

“traballava”-

simboli sconosciuti

persiane azzurre

che belle!-

gente in vacanza

che non ha freddo-

siamo strani animali

camminiamo avanti e indietro

dentro i nostri confini-

come belve in gabbia-

in fondo-

qualcuno guarda in basso

interessato-

solo la bimba l’imita

“ una voce un poco strana”-

noi siamo turisti

solo turisti

e ci guardiamo intorno-

siamo animale

indifesi e tristi

giriamo intorno

a questa gabbia quadrata-

senza gioia-

abbiamo calzini neri-

troppo corti-

occhiaie e troppo vino-

oppure gambe nude

o già il  piumini d’inverno-

due ragazze ridono-

beate loro-

altre parlano

di “ niente”- “ speranze”

apposta”- “ mi ha chiamato”-

una ha una bella sciarpa

ma se ne è già andata-

non la vedo più-

io passo un tempo-

certi scendono le scale

nero vestiti

altri salgono

su scale invisibili

come ascendessero

ad un loro paradiso

neutri-immobili

guardano avanti-

io ho fatto incetta

del solito

unico, mio fratello

Kerouac