mattino d’ottobre

dalla nebbia segreta
l’eco di spari
s’apre un varco
nell’ aria mattutina-
gracchia più forte il corvo,
avverte tortore e colombe,
vite sommerse
d’alberi e cespugli,
la terra stessa
appena lavorata-
uno stormo immenso
come un tornado nero
s’aggira alto nel cielo
narrando geroglifici,
disegnando spirali,
corridoi azzurri,
nuotando in montagne d’aria-
infinito é l’argine
ma lontano

autunno

la fine ha il  dolce sapore
dell’ultimo frutto dell’orto,
della terra più fina,
dell’ombre leggere
che affrettano il tramonto
e non rinfrescano più-
tutto é velato
d’un tulle raffinato
come una cipria
d’essenza di frutta cotta
zucca arrostita
e mele rugginose e dolci-
non so perchè chiamiamo
morte
quello che passa e diventa