In autobus

Ore 20 circa autobus viaggio lunghino fino alla macchina e poi a casa –
non sono come loro sull’autobus che si capisce dalle facce assonnate che tornano dal lavoro neanche bello probabilmente
io vengo da “un evento” –

davanti a me seduta una giovane donna carina non stanca non assonnata –
ha un giaccone di lana che vorrei chiederle dove l’ha comprato ma non mi azzardo. Ha un viso vivace che parla anzi evoca i suoi pensieri che non saranno brutti stanchi sfasciati – il suo viso evoca pensieri neutri o carini –
che bel giaccone vorrei dirle dove l’ha comprato? –
ma non mi azzardo.

Qui e ora nella piccola piazza

Un angolo di Parigi
nel cuore di Bologna-
una piccola piazza appartata
d’una bellezza ovvia e sconosciuta-
cinque alberi antichi, spogli
otto panchine marroni
l’acciottolato in mezzo-
è vecchia, non antica,
remota d’ altre vite
che nella sorpresa d’un tempo
non ancora finito
 si mescolano
qui e ora con la mia,
in un vortice mattiniero e lento
di calmo abbandono
di piacevole completezza
di dolce nostalgia

Bologna

sulla città
corto sole che muore-
sui tetti, gli abbaini
le belle altane dalle tende rosse-
s’esalta un cielo
cupo- cobalto
drammatico, umano-
da dramma umano, dico.
Questa città
di vecchi mangiatori
non ci piace-
ci guardiamo intorno
con aria spaurita,
euforia strana
che ci coglie
preparati, assoluti
assenti-
scaglie d’un tempo
che da troppo è passato.
Portami lontano-
alzami alla tua altezza.
chissà com’è Bologna-Marrakesh