Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Seconda lezione Primo Levi 5.3.2011

Introduzione

Faccio un'introduzione un po' più breve sulla prosa spontanea e l'improvvisazione di scrittura per quelli che l'altra volta non c'erano.
Questo è un corso di scrittura creativa secondo un metodo specifico che viene chiamato prosa spontanea e anche poesia spontanea; con questo titolo ci di riferisce alla capacità umana di improvvisare. Per capire il concetto di improvvisazione basta fare riferimento al semplice parlare. Quando noi parliamo come faccio io in questo momento, noi non pensiamo prima di parlare; pensiamo e parliamo contemporaneamente. Questo significa che questa è una capacità che noi abbiamo, è una forma di improvvisazione anche quando parliamo, quando facciamo una conversazione. Anche nella prosa e poesia letteraria si intende quello che viene nella mente e quindi fisicamente nella scrittura in quel preciso momento. Anche se conosci l'argomento, come sto facendo io non si usano sempre le stesse parole, si aggiunge sempre qualcosa.
Quindi in questo corso cercheremo di fare delle improvvisazioni di scrittura, cioè attraverso dei titoli e altri stimoli noi scriveremo all'impronta tutto quello che ci viene in mente.
Primo studente: quindi questo prevede che non ci sia una riflessione razionale a priori.
Dianella: noi dobbiamo prendere quelle parole e immagini che la mente spontaneamente produce di per sé senza il nostro intervento razionale. Nel caso della improvvisazione non c'è separazione tra il momento del pensare e quello di scrivere. Le due cose coincidono.
Come dicevo l'altra volta questo avviene da secoli nella musica. Non solo nel jazz, ma è sempre esistita. Improvvisare in musica significa che non c'è composizione, non c'è spartito. Nel jazz quando si improvvisa per conservare il pezzo l'unica è registrarlo, altrimenti va perduto. Pubblico e musicisti nel jazz improvvisato formano una specie di comunità di persone che amano questo genere di cose; chi va ad un concerto di improvvisazione pura sa che va ad un evento in cui possono capitare gli errori, ma questo fa parte della serata; l'errore e la sua immediata correzione facendo dell'errore un motivo musicale, fa parte di questo evento.
Vi ho fatto questo esempio dell'improvvisazione musicale perché l'improvvisazione letteraria è il corrispettivo di quella musicale.
Primo studente: mi viene in mente il surrealismo, la scrittura automatica
Dianella: l'improvvisazione non ha tanto a che vedere con il raggiungere l'inconscio per vedere cosa contiene. Come era intenzione dei surrealisti. L'improvvisazione è proprio uno stile letterario. Quindi nelle nostre improvvisazioni scriveremo in base a quello che accade in quel momento, a quello che ascolto, odoro, senza preclusioni di nessun genere.
Noi non dobbiamo fare altro che dare “libera uscita” alla nostra immaginazione. Dando per scontato che non solo l'immaginazione esista, ma che è un'energia molto potente, quasi una magia, con la quale noi creiamo dei mondi. Se leggiamo il libro su questo musicista country pensate che esista davvero questa persona? No, anche esistesse, anche se lo scrittore si fosse ispirato ad una persona reale, anche se addirittura avesse preso gli stessi episodi per farne un romanzo, comunque questo è un mondo completamente immaginario, perché la realtà come la viviamo non è ripetibile, non ci sarà nessuna possibilità che il bowling che viene descritto in questo romanzo se vado a vedere il bowling reale, sia uguale. Bisogna un po' che ci convinciamo di questo; non è che la nostra immaginazione sia così potente solo con le cose che conosciamo di persona; è un'energia potente anche rispetto a quello che non conosciamo. Possiamo anche partire dalle nostre esperienze ma mano mano che costruiamo la nostra opera letteraria ci accorgiamo che non siamo più noi. Non dobbiamo confondere la letteratura con la realtà. ( esempio Divina Commedia).
Vi dico questo perché vorrei che in queste 10 lezioni metteste in conto che questo è possibile. Nel campo letterario l'immaginazione la possiamo provocare, la possiamo accendere, bisogna un po' crederci e vediamo cosa succede. Se do all'immaginazione la fiducia di esistere l'immaginazione va…( esempi di Dostoevskij, Tolstoj ).

Gli esercizi
Quello fatto a casa: Titolo: “Il primo bacio”
Gli studenti leggono il loro testo
Esercizio in classe: preparazione:
In cosa è consistito l'esercizio:
Adesso facciamo un'improvvisazione allo stato puro. Io faccio un'azione lì per terra.
(Ho steso per terra una sciarpa di seta leggera trasparente color verde erba;
l'esercizio consiste in tutto quello che uno vuole dire a proposito di questo gesto che ora faccio: ho gettato sopra la sciarpa stesa per terra da un sacchetto dei boccioli di fiori rossi appassiti; si può usare anche il rumore che fa la carta del sacchetto; oppure solo il gesto; bisogna scrivere in fretta perché è un gesto unico).
Seconda parte dell'esercizio: guardare la sciarpa con i fiori sparsi a caso e improvvisare usando tutto quello che ci ispira quello che vediamo.
Terzo studente: non deve essere lungo, vero?
Dianella: quando uno vuole, quando non si ha più niente da dire ci si ferma. Però può darsi che torni qualcosa da dire continuando ad osservare.
Adesso che abbiamo finito scegliamo chi siamo di quei fiori sulla sciarpa. Poi ognuno va a prendere il fiore che lo rappresenta meglio, e lo usa per un'improvvisazione da fare come esercizio a casa; il titolo è: cosa c'è di me nel fiore che ho scelto. A meno che non lo abbiate scelto a caso vi siete indirizzati rispetto ad un'attrazione.
Adesso prendiamo il romanzo che abbiamo cominciato ad analizzare: Crazy heart, di Tom Cobb.
Questo romanzo ha attinenza con quello che facciamo qui al corso, perché noi negli esercizi ci riferiamo ai cinque sensi. In questo romanzo c'è questo aspetto dei sensi, non c'è solo la vista; questo è già un insegnamento importante se vogliamo scrivere. Nelle prime pagine si rappresenta un luogo, questo bowling; e già si vogliono rappresentare certe caratteristiche del personaggio di Bad Blake che poi saranno analizzate nei vari capitoli. Per fare questo nelle prime pagine l'autore non si serve solo della vista, questo è importante perché dà densità al testo e permette al lettore di “vedere”. Questo è un romanzo popolare con una scrittura apparentemente semplice ma in realtà molto sofisticata.
L'altra volta abbiamo letto solo l'incipit, avevo osservato che noi ci immaginiamo che gli inizi debbano essere delle cose fenomenali, perché lì si vide tutta la bravura dello scrittore; questi sono un po' dei luoghi comuni perché in realtà la cosa più importante è il romanzo in quanto tale non tanto l'incipit; e facevo l'esempio di questo inizio che è molto terra terra; c'è l'insegna di questo bowling e c'è l'insegna che la sera ci sarebbe stato il concerto di Bad Blake.
Nella descrizione dell'interno del bowling abbiamo il senso dell'olfatto: odora di cera; poi quello del tatto: gli ghiaccia la camicia; poi quello dell'udito: colpo sordo.
Subito dopo Bad incontra il direttore: “ Bad Blake – esclama il direttore – Fiero di conoscerla. Da piccolo sentivo i suoi dischi”. Quest'ultima frase è già abbastanza forte di suo per indicare che Bad è vecchio, non c'è bisogno di tirarla in lungo su questo aspetto. Non c'è bisogno di raccontare la reazione di chi ascolta questa frase.
Quarto studente: uno se la immagina già.
Dianella: ce lo immaginiamo già. Questa è una regola molto scolastica che si insegna perfino nelle nostre scuole. Si chiama meglio mostrare che dichiarare. Ovvero quando devi descrivere una cosa non devi dichiarare se la cosa è rossa, blu, bella o brutta. Devi mostrare il rosso, devi mostrare il blu; devi trovare la maniera di farlo. Qui nel romanzo l'autore l'ha trovata. Per mostrare la sua vecchiaia, come gli altri lo vedono, cioè vecchio, e lui non vorrebbe sembrarlo; basta questa frase. “ Fiero di conoscerla”, potrebbe essere un complimento, ma subito dopo “Da piccolo sentivo i suoi dischi”. Naturalmente da parte di chi la dice non c'è la volontà di colpire; in breve l'autore ha ottenuto più effetto che se l'avesse tirata in lungo, sarebbe stato più noioso e non avrebbe avuto questo impatto sul lettore. Quindi anche quando il linguaggio è semplice come in questo romanzo, tutto è molto calcolato: voglio fare questo per ottenere quest'altro.
Si continua la lettura.
Trovo che questo romanzo sia scritto bene, e insegna che per farlo non bisogna avere un linguaggio alto, il contrario di un linguaggio alto non è un linguaggio basso, è un linguaggio colloquiale ma di grande forza, intensità e energia. Questo è un romanzo che non ti tiene lì con la trama ma con la scrittura. Questo è quello che a me interessa, come uno riesce a creare questo mondo, che sembra un mondo reale ma è in realtà il mondo dell'immaginario. Quel bowling reale non sarà così interessante come il bowling immaginario; questa per me è la magia della scrittura.
Quarto studente: noi ci siamo entrati in quel bowling, abbiamo visto l'acquario, abbiamo visto la barista, abbiamo visto lui sudato, mentre leggevi ho visto un pezzo di film
Dianella: il tuo film personale
Quarto studente: potrei dirti anche i colori
Quinto studente: è descritto in modo scenografico
Dianella:ognuno si guarda il suo di film, questa è la ricchezza della scrittura rispetto all'immagine.
Sesto studente: mi dà l'impressione di un mondo molto diverso dal nostro. Mi ricollego ad una esperienza che ho fatto nell'America profonda, un tipo come il protagonista è tipico di quei posti; è una situazione prettamente americana.
Quarto studente: infatti nel piccolo paese italiano una situazione del genere non la vedo, la vedo nel paesino americano tipo far west che si è visto in tanti film dove il paese comincia da una parte e finisce dall'altra.
Sesto studente: anche perché quando entri in questi locali senti la musica country.
Dianella: bisognerebbe che per essere apprezzati ovunque i personaggi avessero caratteristiche universali. Un uomo di una certa età che ha avuto un suo successo e ora è un po' in decadenza forse c'è anche da noi.
Settimo studente: come certi artisti un po' in decadenza che sono costretti in piccoli locali.
Dianella: andando avanti vedremo che c'è qualcosa di più di questo. Come se la vita in quanto tale fosse un insuccesso comunque. Essere dipendente da uno stile di vita se in quello che fai sei famoso è avere successo? O è avere una dipendenza? Questo lo scrittore nel romanzo lo pone. La vita è un insuccesso in quanto tale per l'essere umano perché comunque le tue aspirazioni non si realizzano mai? E' così diverso Bob Dylan da Bad Blake che anche se va nei bowling ha lo stesso stile di vita e non potrebbe cambiarlo? Forse c'è anche questo discorso, che ognuno di noi è dipendente da un ambiente, da uno stile di vita.
Sesto studente: è una tipica visione americana questa
Ottavo studente: lui il successo lo ha avuto, si è rovinato con il bere e le donne, è andato in decadenza piano piano che è poi quello che succede a quei cantanti lì, li ho frequentati per due o tre anni quando suonavo la chitarra anche io e ho visto che bevevano prima di suonare per tirarsi su.

SSCN0131 

Sabato 6 Giugno 2009

nel borgo antico di Selva Malvezzi

Giornata di Scrittura Creativa

in campagna dalle 15 alle 17

– Il “qui e ora” nella scrittura –

Il buddismo e la letteratura : corso di Improvvisazione

di poesia e prosa spontanea

Il corso è aperto a tutti coloro che siano interessati
al rapporto tra Scrittura e Spiritualità, con particolare attenzione a quella buddista.

Luogo del Corso: una casa in campagna
in via Selva 73/9 Selva Malvezzi – Molinella – Bologna

Programma

Ore 15- 16,30: introduzione alla modalità del corso: cosa si intende per “ Qui e Ora della scrittura” e per poesia e prosa spontanea. Semplici esercizi relativi alla pratica buddista di presenza mentale e osservazione si alterneranno ad improvvisazioni di scrittura, frutto e prolungamento di queste forme di meditazione.

I testi che si produrranno durante le improvvisazioni non avranno, come loro unico scopo, quello di dare origine ad opere compiute; anzi il loro scopo principale sarà quello di rimanere nello stadio del frammento, del momentaneo, del “qui ed ora”.

Ore 16,30-17: intervallo e merenda

Ore 17-19: il lato spirituale in autori come Whitman, Kerouac e Ginsberg; improvvisazioni di scrittura legate alla lettura di alcuni testi di questi autori; riprendono i momenti di meditazione sulla presenza mentale e relativi momenti di scrittura


Docente: Dianella Bardelli scrittrice e insegnante di Poesia e Prosa Spontanea; si è avvicinata al buddismo tibetano nel 2003 presso il Centro Cenresig di Bologna; aggiorna quasi quotidianamente due blog di scrittura: uno di haiku: http://ljuba.splinder.com/ e uno di poesia e prosa spontanea: http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/; tiene corsi di Poesia e Prosa Spontanea presso vari centri e associazioni di Bologna e provincia; nel 2008 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “ Vado a caccia di guardi” ( Raffaelli editore ); è in corso di stampa un suo romanzo dal titolo “Vicini ma da lontano” ( Giraldi ).

Per informazione e prenotazione : [email protected] ;cell: 333 8521022 ; 05i 6907200;


Il Qui e ora della scrittura: il Buddismo e la letteratura

Selva Malvezzi 6 Giugno 2009

Introduzione


Ora è benedetto/ il resto/ è ricordato” Jim Morrison


Il linguaggio letterario allude, ma nello stesso può anche essere diretto. Il suo scopo non è semplicemente quello di annotare le emozioni, ma anche di essere consapevoli che quello che scriviamo lo doniamo agli altri. In questo senso trovo efficace creare gruppi di scrittura in cui si scrive non solo per se stessi ma per farne dono. Per avere immediatamente un pubblico. Si tratta di correre il rischio di svelarsi a sé e agli altri mettendosi alla mercé di noi stessi e degli altri, mostrandoci a noi stessi e agli altri privi di difese. Se meditare è essere presenti a quello che c’è, scriverlo per sé e per gli altri significa creare quello spazio interiore che renda ciò possibile, fattibile e poetico. Perché la poesia è il linguaggio del cuore, cuore puro, non nel senso di buono, ma di aperto. Per essere aperti bisogna fare spazio, e per fare spazio bisogna essere presenti, ma per essere presenti ci vuole quel minimo di distacco ( di calma interiore ) che ci permetta di vedere quello che c’è.

Quello che c’è nell’improvvisazione poetica si presenta sotto forma di visualizzazioni ( immagini ) mentali che sorgono spontaneamente, non chiamate, decise, programmate, perché belle esteticamente o poeticamente; non si tratta affatto di questo. Quando si fa spazio dentro di sé si ha sufficiente calma interiore per vedere. Quello che si vede si scrive e si procede dietro questa ispirazione iniziale, seguendo altre immagini o parole che sorgono anche esse spontaneamente.

Per fare questo possiamo darci un tema, un titolo che può sorgere ad esempio da qualcosa che ci colpisce attraverso i cinque sensi o da un particolare stato d’animo, sensazione o emozione. Oppure si può semplicemente scrivere dopo qualche minuto di meditazione, alternando meditazione e scrittura per alcune volte.

Si può anche lavorare sulle emozioni, cercando di descrivere quello che proviamo nel nostro spirito e nel nostro corpo. Questo è un lavoro letterario molto interessante. Lo consiglio. Kerouac dice a proposito dello scopo della sua scrittura: “ Confessare tutto a tutti “. Svuotare il cuore di quello che contiene nel momento in cui iniziamo a scrivere. Si può, ad esempio, scrivere il dolore sotto forma di generico stato esistenziale, oppure descrivere un dolore contingente, motivato da qualcosa che c’è ora. Si può scrivere l’assenza. Ma anche la serenità e la gioia. Immaginiamo che non esista nulla prima e dopo uno specifico momento della scrittura. E’ come se qualcuno ci dettasse quello che stiamo scrivendo, ed è esattamente quello che accade. Noi siamo gli spettatori-scrivani di un mondo che ci si rivela man mano che scriviamo, come nello scorrere di tanti fotogrammi in un film cui assistiamo. Vorrei aggiungere che il fine di tutto questo non è letterario nel senso convenzionale del termine. Il fine della poesia e prosa spontanea non è costruire un bel testo; il fine non è questo perché non siamo “noi” a scegliere le parole; le parole sono suggerite, veicolate, ci vengono “ servite” dalle emozioni, sensazioni fisiche e psichiche di un dato momento. “ Noi”, nel senso della parte che controlla, decide, censura, non c’entriamo niente. Bisogna pescare nel grande mare ( o nel grande pozzo ) della nostra coscienza; permettere che sia il caso, l’inconscio, o meglio la nostra immaginazione a decidere quali immagini descrivere ed evocare, quali parole usare.Scrivere è per quelli che lo praticano contemporaneamente piacere e fatica, ma il più delle volte è una necessità, ovvero il proprio più autentico e onesto modo di manifestarsi a sé e agli altri.



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Quest’anno parte per la prima volta un Corso di Filosofia e Scienze Umane all’Università Popolare di Ferrara, presso l’Istituto per Geometri "G.B.Aleotti". Il giorno sarà definito questa settimana (probabilmente sarà lunedì o mercoledì) mentre l’orario è già stato stabilito: dalle 17.00 alle 19.00.

Tutti i corsi dell’Università Popolare, la cui lista è consultabile sul sito www.lunipop.org, inizieranno Lunedì 3 novembre. Le iscrizioni sono aperte esclusivamente dal 27 al 31 ottobre, dalle 16.30 alle 19.00 presso L’Ist. Aleotti. Poiché il Corso parte solo al raggiungimento di almeno 15 partecipanti è opportuno iscriversi nei giorni indicati.

 

 

Per qualsiasi chiarimento: Cinzia Romagnoli 335 5618844