Nebbia azzurra delle 15,03

non è il tramonto
ma sui sentieri
cala una nebbia azzurra
come il cielo laggiù
vicino a quel chiarore rosa-

più densa ai lati dei campi
giunge con l’onda attutita
dei cani del paese-

io e Kia andiamo
su sentieri erbosi e acciottolati
tra fossi d’acqua gelata
e alberi neri
come la terra-

scomposta
in questa armonia assoluta
sento, sguaiata,
la mia voce

Acquitrini

C’è un acquitrino
in mezzo alla terra nera-
ci si specchiano alberi
lontani
e  un cielo remoto
distante
forse già  passato-

sto ferma
su questa strada-
la strada delle passeggiate
quando troppi pensieri si affollano
e non mi danno tregua-
anche l’acqua nel campo sta ferma,
se non la muovo
col mio cammino.

Giornata di neve

Giornata di neve-
spalare
pulire i marciapiedi
un po’ la strada-
asciugarsi il sudore-
andare a prendere il giornale,
arrivato in un grande
inusuale ritardo-
darci un’occhiata-
tornare a spalare
ma fuori dal cancello-
né passeri, né tortore,
unitile gettare il pane-
affonda-
dove saranno, affamati?
Nel canneto dove stanno sempre
no-
per noi il pranzo
meritato, ci diciamo-
poi riposo,
un po’ fuori ancora
a spalare un altro pò-
leggiucchiato,
preparato
una crostata di frutta-
fuori diventa tutto azzurro
e “io”, ore 16,38
scrivo
con il lieve imbarazzo
di usare il pronome personale
“io”, così ingombrante
vero?
Si prende sempre
tutto lo spazio lui-
ma fuori è tutto azzurro-
abbiamo il caldo, i maglioni, le coperte-
abbiamo cibo sufficiente
senza andare all’irraggiungibile supermercato-
immagino semivuoto
causa neve, scivolate e gelo-
ho finito anche questo quaderno,
la prossima poesia, appunto, pensiero
in uno nuovo

Inverno

Rami neri:
geroglifici sul foglio grigio del cielo-
nella  terra macchie di finto sole –
la vita gracchia lontano
nella valle-
gira la nebbia
padrona del mestiere-
l’argine evapora gentile,
astratta fotografia
già vista molte volte
amata sempre-
un miraggio,una corona bianca senza spine:
son gli ultimi rami
che l’inverno avido inghiotte-
fiori di nebbia immobili
sul leggero pendio-
marca  il sentiero
un palo di cemento di vecchio muschio
in mezzo a un cespuglio secco
che  il vento leggermente muove
passeri si appoggiano sui rami più alti,
riprendono neri il volo-
la gazza che si strugge e  strepita
 cercando invano il vecchio nido
ferisce il cuore

Acqua di fango

 

Un’acqua di fango

fa da specchio all’airone-

é un vario gioco d’artista

che lo muta in una stilizzata

sottile immagine-

una linea netta, sinuosa e nera

che a larghe falcate piatte

pesca il cibo nella melma-

intorno la nebbia pensosa

che fa desiderare

di scomparire, annegare,

evaporare

per far tacere un dolore

che non è personale

ma, come dice l’Illuminato,

di tutti

esistenziale.

A volte la bellezza

degli esseri innocenti

fa amare davvero di vivere

proprio quando

lo sconforto si fa

miù profondo

Ma anche più leggero.