La malora e Una questione privata di Beppe Fenoglio: Lo stesso cuore, lo stesso sguardo

 

Sono storie diverse, non hanno niente a che vedere l’una con l’altra, ma è lo sguardo, il cuore di Fenoglio che è lo stesso. Lo stesso sguardo, lo stesso cuore, lo stesso amore per i luoghi e per i personaggi, che miracolosamente diventano persone ( ho trovato questa stessa capacità in altri pochi scrittori, Dostoevskji, ad esempio e Kerouac ). Eppure lo stile è così diverso tra La malora e Una questione privata. Quello de La malora mi ha ricordato il Verga de I malavoglia, ma in meglio; la scrittura di Fenoglio infatti non imita la parlata “dei vinti”, lo è. Fenoglio la conosceva, la praticava, non l’ha dovuta imparare. La scrittura di Una questione privata come definirla? Delicata, è la prima parola che mi viene in mente. Delicata ma al tempo stesso piena di fervore, passione trattenuta, pudore, terribile nostalgia, più terribile della paura dei fascisti. Nella scrittura di Una questione privata senti continuamente il respiro affannoso del protagonista, dovuto alle fughe, alle lunghe traversate notturne di pianure e colline, ma anche alle emozioni che gli procura il pensiero di una ragazza che più che oggetto del suo amore è oggetto della sua devozione, la stessa che si deve a una santa o a una dea.
La povertà raccontata ne La malora mi ha lasciato senza parole. E’ il racconto della miseria totale, quella della fame, della fame di tutti i giorni, insieme alla fatica, al lavoro sfiancante, da semi schiavi, senza diritti, ingabbiati in una scala sociale gerarchicamente tracciata. Il farmacista comanda sul mezzadro, il mezzadro comanda sul suo servitore in una catena apparentemente indistruttibile, ma che, anche se tanti anni dopo quei primi del ‘900, alla fine si è riusciti a spezzare. Bisogna leggere La malora di Fenoglio per capire, toccare con mano, quanta strada ha fatto il popolo italiano delle braccia, quello che un tempo si chiamava il proletariato.
In Una questione privata, al contrario, sono i sentimenti del protagonista, un ragazzo della borghesia fattosi partigiano, quelli raccontati da Fenoglio. La grandezza dello scrittore consiste nel non nascondere le sue contraddizioni diviso tra il suo dovere di partigiano e la gelosia nei confronti di una ragazza. La ama, anzi l’adora, ne è geloso, e per questo causerà la fucilazione da parte dei fascisti di un ragazzino di 14 anni. Questione privata e guerra partigiana si intrecciano mirabilmente nella scrittura di Fenoglio, che non è esgerato mettere tra i grandi prima di lui che ne sono stati capaci, ad esempio Omero, o l’Ariosto.