Snyder Gary, L’isola della tartaruga
Ogni forma di vita è un mulinello nella corrente,
un vivace turbinio nel flusso continuo
dell’esistenza, un canto” ( G. S.)

Dal sito di Stampa Alternativa,la casa editrice che ha pubblicato il libro,
leggiamo che :”L’Isola della Tartaruga presenta per la prima volta in lingua italiana, nella traduzione di Chiara D’Ottavi, Turtle Island, l’opera che nel 1975 valse a Gary Snyder il Premio Pulitzer. Nel libro già da tempo considerato un “classico” della Controcultura americana, Snyder ribattezza il suo Paese, recuperando l’antico nome datogli dai nativi, Isola della Tartaruga”.

Questa raccolta di poesie e saggi fu scritta tra il 1969 e il 1974, dopo il lungo periodo trascorso da Snyder in Giappone ad imparare non solo tutti i segreti della meditazione zen, ma anche quelli dei suoi riti. Contiene 58 poesie e cinque saggi ed è diviso in quattro parti: Manzanita; Magphie’s song; For the children e Plain Talks ( che contiene i saggi).
Lo stile delle poesie è antiretorico, disadorno, ispirato alla lingua parlata. E’ un condensato di tutte le esperienze di Gary: artistiche, antropologiche, filosofiche. In certi casi il poeta prende spunto dall’indecifrabilità dei Koan buddisti,altre volte dal linguaggio degli sciamani nativi americani. Il tono a volte è lirico a volte didattico. I temi sono quelli della vita selvatica, della famiglia, della politica e della società.
Per Snyder la wilderness non è un tema letterario, è vita vissuta che successivamente ha incontrato il linguaggio dell’anima, cioè la poesia.
La vita selvatica Gary l’ha praticata fin dall’infanzia vissuta in una fattoria, e successivamente in qualità di scortecciatore in una riserva indiana, e come guardiano per la prevenzione degli incendi in un parco nazionale.
Nel 1955 partecipò con un suo poema al famoso reading della Six Gallery a S. Francisco, e quindi entrò nella cerchia dei poeti beat. Kerouac si ispirò a lui per il suo romanzo i Vagabondi del Dharma. E’ in questo romanzo che viene raccontata la partenza di Snyder su una nave diretta in Giappone: “ Non vedo l’ora, sai amico, mi vedo già seduto al mattino sulle stuoie con un tavolinetto basso accanto, intento a scrivere sulla mia macchina portatile, e vicino il mio bricco d’acqua bollente al caldo e tutte le mie carte e mappe e la pipa e la torcia elettrica riposte in bell’ordine e fuori susini e pini coi rami innevati…” ( J. Kerouac, I vagabondi del Dharma, pag. 217).
Alcune poesie contenute nell’Isola della tartaruga sono quasi dei racconti, altre volte rappresentazioni del selvatico. Altre sentono l’influsso dell’essenzialità dello Zen. Come in questa

Fuori

Il silenzio
della natura
dentro.

Il potere dentro
il potere

fuori.

Il percorso è qualsiasi cosa passa – non
fine a se stesso

il fine è
grazia – semplicità –
la cura,
non la salvezza.

Il canto
la prova

la prova del potere dentro

o questa:

Non c’è Pensiero senza Materia

Il padre è il vuoto
sua moglie le onde
materia è figlio loro.
Materia lo fa con la madre
e nasce loro una figlia,
vita.
E’ lei la grande madre
che, insieme a Materia, per lei padre, fratello
e amante,
dà vita alla Mente.

Tenera e percettiva quella intitolata Il Bagno, in cui il vapore della sauna che l’intera famiglia di Snyder si sta godendo, sembra di sentirlo sulla pelle e sul viso mentre si legge. C’è questo dentro ( vaporoso, umido, caldo, non solo fisicamente ma anche emotivamente) e il fuori ( il buio, la foresta, il freddo); ne riporto slcuni versi:

Sudati e ansimanti nel vapore afoso pietra rovente
tavole di cedro tinozza di legno spruzzi d’acqua
tremolio della lampada a cherosene vento tra i pini fuori
sierra bosco montagne nella notte”

Di tipo descrittivo invece questa, bellissima:

La grana delle cose
( Oggi in barca, remando insieme a Zach e Dan nei pressi di Alcatraz e intorno a Angel Island)

leoni marini e uccelli,
il sole attraverso la nebbia
a intermittenza pulsa e ciondola,
dritto negli occhi, abbagliante.
Foschia solare;
una lunga nave cisterna lentamente galleggia alta e leggera.

La linea nitida e discontinua del mare frangente –
interfaccia di flussi delle maree –
gabbiani si posano sul punto d’incontro
per il pasto;
scivoliamo accanto a scogliere imbiancate.

La grana delle cose.
Sciaborda e sospira,
scivola via.

E’ tutto un susseguirsi di vita animale e vegetale anche in molte altre poesie: aghi di pino, querce, boschi di ginepro, funghi, gufi, anatre selvatiche. E’ il mondo in cui è ancora immerso Snyder dal 1970, mondo selvatico della Sierra Nevada, Nord della California. La casa in cui vive è stata costruita completamente in legno con l’aiuto di amici e studenti. In un prezioso libricino della serie Ri-abitare di Lato Selvatico- libraria, uscito nell’aprile del 2009 (che si può richiedere qui: Lato Selvatico libraria, Strada Digagnola, 23, 46027, Portiolo (MN), oppure alla mail di Giuseppe Moretti, [email protected], che ha scritto e redatto il libro) intitolato: IN GIRO IN GIRO PER KITKIDIZZE CON GARY SNYDER, si racconta la storia di questa casa, della sua costruzione e della comunità che vive in quei paraggi. Il libro è accompagnato da foto che illustrano molto bene la bellezza dei luoghi.

Alcune poesie de L’isola della tartaruga parlano apertamente e in maniera disinvolta della morte e la descrivono; è la morte degli animali quella che mette in scena Snyder; una per tutte:
Uno non dovrebbe discutere con un abile cacciatore delle cose proibite del Buddha” ( Hsiang -yen)

Una volpe grigia, femmina, nove libbre e tre once.
Lunga 39 pollici e 5/8 con la coda.
La scuoiamo ( Kai ci ha ricordato di cantare lo Shingyoprima)
pelliccia fredda, grinze; e odore di muschio
insieme al primo puzzo di corpo morto.
Contenuto dello stomaco: un intero scoiattolo ben masticato
più una zampa di lucertola
e, da qualche parte dentro lo scoiattolo,
un pezzo di carta stagnola.
Il segreto.
E il segreto nascosto in profondità in questo.

Questo è il selvatico, la vita e poi la morte e dentro la morte dell’altra vita e dell’altra morte…e così di seguito; il segreto nascosto nella profondità di un altro segreto, e così di seguito. Per quanto? E Da quanto?, mi viene da chiedere a questo “segreto”. Ma i segreti non rispondono.
Come ultima poesia vorrei citare Roccia, poesia d’amore dedicata a Masa, la seconda moglie di Snyder.

Laghetto nevoso granito caldo
ci accampiamo,
nessun pensiero di cercare ancora.
Sonnecchiamo
e abbandoniamo le nostre menti al vento.

Sulla roccia, gentilmente inclinati,
il cielo e la pietra,
insegnami ad essere tenero.
Il tocco che quasi non tocca –
l’incrocio fuggevole di sguardi –
passi minuscoli –
che infine ricoprono mondi
dal duro terreno.
Batuffoli di nuvole e nebbie
raccolti nelle pozze blu ardesia
delle piogge estive.
Prendiamo il tè nella sera purpurea e stellata;
la luna nuova sta per tramontare,
perché ci vuole così
tanto per imparare ad
amare,
ridiamo
e soffriamo.

I testi in prosa sono contenuti nella seconda parte del libro intitolata “Parlar chiaro”.
Risalgono al 1969 e trattano di inquinamento, consumi, ricchezza del patrimonio genetico. Uno è intitolato “ La wilderness”. Snyder la definisce la “ sua circoscrizione elettorale” ( pag. 196). Dice lo scrittore: “ Ci sono molte cose ammirevoli nella cultura occidentale, è vero. Ma una cultura che rende se stessa aliena dalla sua natura più autentica e profonda – dalla wilderness esterna (ovvero la natura selvatica, il selvatico e gli ecosistemi autosufficienti e autoregolati), e dall’altra wilderness, quella interiore – è condannata ad un agire distruttivo, e a lungo andare, forse, autodistruttivo…la voce che parla a me in quanto poeta, la Musa per gli occidentali, è la Natura stessa, chiamata dai poeti antichi la grande dea, la Magna Mater. Io considero questa voce un’entità vivente ( pagg. 196-197).
Nel 2005 Gary Snyder venne in Italia a presentare il suo L’isola della tartaruga. Un resoconto dettagliato di questo evento è possibile trovarlo nel n. 26 del 2005 della rivista Lato Selvatico ( una copia si può acquistare richiedendola a questa mail: [email protected],, oppure a questo numero telefonico: 0376/611265).
E’ appena uscito il n. 38 del 2011 di Lato selvatico, contiene due recensioni del libro di Gary Snyder, La pratica del selvatico: http://www.sentierobioregionale.org/latoselvatico.html

http://www.stampalternativa.it/libri/8872267986/gary-snyder/l-isola-della-tartaruga.html