Al golfo di Baratti

Ancora al golfo di Baratti
ancora lo stesso prato
voci toscane
venditori
con la stessa roba
che nessuno compra-
ci sono i cani-
che qui si può portarli-
ombra, sole
famiglie
che prendon troppo posto-

al largo tuona
qualcuno dice” carica all’Elba”,
vuol dire niente di buono-

alzo lo sguardo
velato dal sole
dal verde intenso
marittimo dei pini
della gran macchia di pineta
dove il golfo è più largo

anche qui però
 sulla riva si trovano
pezzi di ferro
del buon tempo etrusco

 

Chiesa romanica di S. Pietro e Paolo di Roccalbegna


Calma, spoglia, densa-
il sacro, il centro di luce
è la finestrella
dietro il crocifisso
trafitto, sofferente
bianco di morte-
il telo sottile, arancione chiaro
quasi trasparente,
si solleva
ogni tanto dolcemente
al venticello
delle cinque del pomeriggio-
da lì la luce si irradia
sul muro incavato
della finestra-
le braccia del Cristo morto
sono due sottili e lunghi
tronchi secchi-
sotto li lui
la Madonna dorata di vita e luce-
da lei la luce rimbalza, si estende
sul muro vicino
dietro l’altare di pietra-
ho spesso sperato
di vedere le braccia
di un Cristo di legno
muoversi




 

Il campo


qua e là
scaldati dal sole
cuori aperti di cocomeri
guardano il cielo-
lugubri plastiche
nere a strisce si animano
nel poco vento-
a camminarci in mezzo
ti senti Napoleone dopo la battaglia-
rossi petti squarciati-
quel che era intero è sfatto-
guerre o cibo raccolto in fretta
e mangiato-
quel che sembra
quel che è-
quale sicurezza?

 

Paesaggio maremmano

( via Molinaccio, Alberese )


Il gran spettacolo
tra le quinte dei pini marittimi
è una prateria maremmana
di luce, colore, odore-
qua e là pochi cespugli-
è sterpaglia riarsa
a macchie larghe
e scure-
in fondo
un bosco orizzontale
di ulivi chiari
beniamini di questo luogo
animatori del paesaggio-
in alto nubi sfuggenti
confuse
col cielo
chiaro d’agosto

 Sono stata in vacanza in Maremma, ad Alberese; ho scritto un pò di poesie, eccone una

Quando il tempo era lento


Placide
le vacche maremmane
dalle lunghe corna
si radunano
dietro
una che le aspetta-
si avviano
verso il sottobosco
dopo aver mangiato
erba secca
nel campo assolato-
rapidi
gli volan dietro
piccoli aironi bianchi

alzando polvere
di terra rossa
avanzano
da ogni lato
dell’immensa prateria
e al muto richiamo
di una di loro
convergono tutte lentamente
in un sol punto-

è una scena antica
che si vede solo qui-
inutile fotografarla
o filmarla-
ci vuole il linguaggio
antico e sacro
della scrittura-

ora la mandria

imbocca senza fretta
un lungo sentiero
rosso e polveroso
che si confonde
con la luce del sole
con il colore dell’erba secca
col nitore del cielo
il grido continuo delle cicale
il vento fresco del pomeriggio
e il mio sguardo rapito


assisto alla fiaba
che si avvera-
alla magia
dell’essenza della vita-
la mia è pura ammirazione
la loro è pura
assoluta perfetta bellezza

l’incanto mi afferra-
non vado dove devo andare
guardo e aspetto-
la mandria
lenta e silenziosa
va verso la sua meta
senza padrone
senza pastore
urla, richiamo


una è rimasta indietro,
non ha seguito le altre-
non si muove
mangia curvata
tutta schiena e biancore-
una più grossa
l’attende sul sentiero-
scuote la coda nera
aspetta con il muso
rivolto al gruppo
già arrivato al sottobosco-
l’altra non la guarda,
non ha saziato ancora la sua fame-
io riprendo il mio cammino-
ma poi mi fermo di nuovo-
in attesa-
il tempo mi passa davanti
un tempo lungo
fatto di vento
sole, polvere rossa


la Maremma
è questo lento
corso di vacche
dalle grandi corna
che si attendono l’un l’altra
con calma, pazienza
perseveranza
e attenzione

Piegato_dal_vento

vento di pianura

il vento di pianura
ha il suono del mare
in tempesta di Maremma –
in un pomeriggio d’agosto
dopo ogni possibile tuffo e gioco
e bracciata veloce
sull’onda-
e sabbia arroventata
diventata fresca-
e l’ombre delle dune
che s’allungano
fino alla riva-
e intere famiglie
e coppie e comitive
che tornano
arruffati e felici
alla doccia
alla cena
al chiar di luna