Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Terza lezione Primo Levi 11.3.2011

 Quasi tutta la lezione è stata occupata dalla lettura di alcuni esercizi già scritti ( uno la scorsa volta e un altro fatto a casa) e da altri scritti in classe.I due esercizi già svolti sono: quello relativo alle rose secche fatte cadere su una sciarpa verde e “ Cosa c'è di me in quella rosa” ( dopo averne scelta una).Commento con miei impressioni i vari testi. Ad esempio ho suggerito di rimanere di più sul titolo senza divagare troppo; Se mi domando cosa c'è di me in un oggetto è chiaro che a seconda della forma dell'oggetto ci sarà di me una cosa invece di un'altra. In una penna c'è qualcosa di me di diverso che se guardo la rosa. Ma sono tutti strumenti che hanno lo scopo di guardarci dentro, cioè andare alla fonte della mente che è quella che detta. L'improvvisazione nasce dal fatto che la mente mi detta delle parole; è questo il metodo del corso; poi ognuno se ne farà quel che vuole, lo userà o no nelle cose che scrive. Il bello stile nasce da dentro di noi, così come la “bella immagine”; il testo autentico è pieno di energia e quindi interessante, invece il testo nato dal bisogno di fare il bel testo non ha molta energia, è debole. Noi abbiamo una fonte inesauribile di energia dentro di noi che è come la fonte della vita. Dobbiamo riconoscerla e ci detterà delle immagini molto originali.
Oggi vorrei cominciare gli esercizi sui cinque sensi, che abbiamo fatto anche nel primo corso. Noi usiamo sempre la vista e ci dimentichiamo degli altri. Gli esercizi sensoriale in cui si usa solo un senso per scrivere hanno proprio lo scopo di ricordarci che può essere utile nelle descrizioni affidarsi ad altri sensi invece che sempre alla vista. Come abbiamo visto anche nel romanzo di Cobb.
Oggi facciamo un esercizio sul tatto, vi do questo pezzo di stoffa. Per cogliere meglio il senso del tatto conviene toccare la stoffa a occhi chiusi.
Possiamo cominciare però con i cinque minuti di attenzione sul respiro; può essere utile fare un piccolo esercizio di meditazione, che si fa in tante tradizioni orientali, che è porre l'attenzione escludendo tutto il resto, se si riesce, tutti i pensieri per porre l'attenzione su una cosa sola; si usa il respiro perché c'è sempre. Nel caso nostro, che ci accingiamo a fare un esercizio di scrittura, lo scopo è quello di fare spazio dentro di noi eliminando i pensieri, perché o ci sono i pensieri o c'è la creatività. Per pensieri si intende il pensiero discorsivo, quando noi giriamo intorno ai quei quattro o cinque pensieri, che pensiamo siano i nostri problemi. Per essere ricettivi, aperti alla scrittura dobbiamo fare spazio dentro di noi; quindi l'attenzione sul respiro ha lo scopo di calmare la mente e quindi focalizzandoci sul respiro non ci focalizziamo sui pensieri. O c'è il respiro o ci sono i pensieri. I pensieri vanno e vengono e io ritorno al respiro.
Si fanno i cinque minuti di attenzione sul respiro.
Dianella: per altri due minuti l'attenzione la poniamo ai suoni che provengono dall'esterno.
Come avere percepito i suoni diversamente dal solito?
Primo studente: molto diversamente. Ne ho sentiti di più, quando cammini li senti tutti insieme, li ho sentiti differenziati.
Dianella: la differenza l'ha fatta che non ci sono i nostri pensieri. L'atteggiamento dello scrittore è quello di quando abbiamo posto l'attenzione ai rumori. Cioè è un testimone attivo ma non giudicante. Sia che racconti una storia che nasce dal di dentro o una storia realistica, quello che deve fare è porsi in un atteggiamento di ricezione. E' quello che abbiamo fatto ascoltando, eravamo vicino ma lontano nello stesso tempo; ho percepito una certa distanza, come se io non c'entrassi. Non partecipe. L'esercizio di ascoltare i suoni lo abbiamo fatto per capire qual è l'atteggiamento dello scrittore, almeno secondo me. Si pone in maniera ricettiva rispetto al fuori o al dentro. Oppure possono accadere entrambe le cose. Un qualcosa suscita in me un'emozione, una sensazione, posso alternare la scrittura del fuori e del dentro. E' quello che fa il romanziere; c'è una certa identificazione tra chi narra e il personaggio, è guardato da fuori ma anche da dentro. Anche lo scrittore di gialli, o noir o horror deve entrare nella mente degli assassini. Ti puoi documentare, ma poi è dentro di te che devi trovare quella cattiveria. Io non scrivo cose di violenza, ma so che se lo facessi la barbarie la dovrei trovare dentro di me.
Adesso facciamo l'esercizio sul tatto. Distribuisco dei pezzi di stoffa. Bisogna toccarlo ad occhi chiusi per qualche secondo. Poi si aprono gli occhi e scriviamo la descrizione del toccare la stoffa con una mano; con l'altra scriviamo. Isoliamo questo senso da tutti gli altri sensi.
Dopo aver scritto ognuno legge il suo testo.
Adesso facciamo un altro esercizio: prima vi chiedo qual è la differenza tra indovinare e immaginare.
Secondo studente: indovinare significa avere già una meta, immaginare no…
Primo studente: se indovino una cosa ci prendo
Dianella: indovinare è un'attività razionale, immaginate non ha nulla a che vedere con questo. Quando indovino cerco di avvicinarmi alla realtà, rispetto alla borsa che ho qui, cerco di sapere cosa c'è dentro; se invece immagino ci può essere qualunque cosa, ci può essere un dromedario o il deserto. Naturalmente dal punto di vista letterario noi dobbiamo immaginare. Devo lasciare che l'immaginazione mi porto dove vuole lei.
Terzo studente: immaginare è creare
Dianella: è proprio così, lo scrittore crea dal nulla.
Esercizio: dobbiamo immaginare cosa c'è dentro questo sacchetto.
Si fa l'esercizio e poi ognuno legge il proprio testo.
Esercizio da fare a casa. A ognuno ho dato un rametto con delle gemme: improvvisazione libera a partire dal rametto. Ma poi nella conversazione con gli studenti, di fronte alle loro perplessità cambio obiettivo.
Alcune indicazioni:

  • se fosse un uomo come si chiamerebbe?

  • Quanti anni ha?

  • I capelli di colore sono?

  • Dove si trova?

  • È solo o in compagnia?

  • Cosa sta pensando?

  • Si è ferito, in quale parte del corpo?

  • Il suo sangue non è rosso, di che colore è?

  • Insieme al sangue cosa esce dalla ferita? ( immaginare non indovinare)

  • di invisibile cosa esce?

In base alle risposte date dagli studenti, a casa l'esercizio da fare è su uno di questi titoli: “anima nera”, “mi hai fatto male”, “sulla collina luci”. Se volete fare poesia invece di prosa va bene.
Dopo si passa al romanzo di Thomas Cobb, Crazy heart.
Per casa leggete le prime 70 pagine.
Contengono sia le serate musicali di Bad Blake che un suo incontro con una donna. E' una giornalista che lo va ad intervistare. Viene fuori anche il personaggio di Tommy Sweet, che è molto più giovane di lui e molto famoso. E' stato un suo allievo. Le parti si sono invertite ed è Bad che deve stare al suo volere. Infatti andrà ad aprire un concerto di Tommy in un grande palazzo dello sport.
Leggo qualche riga: quelle in cui Bad parla con una cameriera che poi passerà la notte con lui ( pagine 13 e 23).

 

 

 

 

 

 Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Seconda lezione Primo Levi 5.3.2011

Introduzione

Faccio un'introduzione un po' più breve sulla prosa spontanea e l'improvvisazione di scrittura per quelli che l'altra volta non c'erano.
Questo è un corso di scrittura creativa secondo un metodo specifico che viene chiamato prosa spontanea e anche poesia spontanea; con questo titolo ci di riferisce alla capacità umana di improvvisare. Per capire il concetto di improvvisazione basta fare riferimento al semplice parlare. Quando noi parliamo come faccio io in questo momento, noi non pensiamo prima di parlare; pensiamo e parliamo contemporaneamente. Questo significa che questa è una capacità che noi abbiamo, è una forma di improvvisazione anche quando parliamo, quando facciamo una conversazione. Anche nella prosa e poesia letteraria si intende quello che viene nella mente e quindi fisicamente nella scrittura in quel preciso momento. Anche se conosci l'argomento, come sto facendo io non si usano sempre le stesse parole, si aggiunge sempre qualcosa.
Quindi in questo corso cercheremo di fare delle improvvisazioni di scrittura, cioè attraverso dei titoli e altri stimoli noi scriveremo all'impronta tutto quello che ci viene in mente.
Primo studente: quindi questo prevede che non ci sia una riflessione razionale a priori.
Dianella: noi dobbiamo prendere quelle parole e immagini che la mente spontaneamente produce di per sé senza il nostro intervento razionale. Nel caso della improvvisazione non c'è separazione tra il momento del pensare e quello di scrivere. Le due cose coincidono.
Come dicevo l'altra volta questo avviene da secoli nella musica. Non solo nel jazz, ma è sempre esistita. Improvvisare in musica significa che non c'è composizione, non c'è spartito. Nel jazz quando si improvvisa per conservare il pezzo l'unica è registrarlo, altrimenti va perduto. Pubblico e musicisti nel jazz improvvisato formano una specie di comunità di persone che amano questo genere di cose; chi va ad un concerto di improvvisazione pura sa che va ad un evento in cui possono capitare gli errori, ma questo fa parte della serata; l'errore e la sua immediata correzione facendo dell'errore un motivo musicale, fa parte di questo evento.
Vi ho fatto questo esempio dell'improvvisazione musicale perché l'improvvisazione letteraria è il corrispettivo di quella musicale.
Primo studente: mi viene in mente il surrealismo, la scrittura automatica
Dianella: l'improvvisazione non ha tanto a che vedere con il raggiungere l'inconscio per vedere cosa contiene. Come era intenzione dei surrealisti. L'improvvisazione è proprio uno stile letterario. Quindi nelle nostre improvvisazioni scriveremo in base a quello che accade in quel momento, a quello che ascolto, odoro, senza preclusioni di nessun genere.
Noi non dobbiamo fare altro che dare “libera uscita” alla nostra immaginazione. Dando per scontato che non solo l'immaginazione esista, ma che è un'energia molto potente, quasi una magia, con la quale noi creiamo dei mondi. Se leggiamo il libro su questo musicista country pensate che esista davvero questa persona? No, anche esistesse, anche se lo scrittore si fosse ispirato ad una persona reale, anche se addirittura avesse preso gli stessi episodi per farne un romanzo, comunque questo è un mondo completamente immaginario, perché la realtà come la viviamo non è ripetibile, non ci sarà nessuna possibilità che il bowling che viene descritto in questo romanzo se vado a vedere il bowling reale, sia uguale. Bisogna un po' che ci convinciamo di questo; non è che la nostra immaginazione sia così potente solo con le cose che conosciamo di persona; è un'energia potente anche rispetto a quello che non conosciamo. Possiamo anche partire dalle nostre esperienze ma mano mano che costruiamo la nostra opera letteraria ci accorgiamo che non siamo più noi. Non dobbiamo confondere la letteratura con la realtà. ( esempio Divina Commedia).
Vi dico questo perché vorrei che in queste 10 lezioni metteste in conto che questo è possibile. Nel campo letterario l'immaginazione la possiamo provocare, la possiamo accendere, bisogna un po' crederci e vediamo cosa succede. Se do all'immaginazione la fiducia di esistere l'immaginazione va…( esempi di Dostoevskij, Tolstoj ).

Gli esercizi
Quello fatto a casa: Titolo: “Il primo bacio”
Gli studenti leggono il loro testo
Esercizio in classe: preparazione:
In cosa è consistito l'esercizio:
Adesso facciamo un'improvvisazione allo stato puro. Io faccio un'azione lì per terra.
(Ho steso per terra una sciarpa di seta leggera trasparente color verde erba;
l'esercizio consiste in tutto quello che uno vuole dire a proposito di questo gesto che ora faccio: ho gettato sopra la sciarpa stesa per terra da un sacchetto dei boccioli di fiori rossi appassiti; si può usare anche il rumore che fa la carta del sacchetto; oppure solo il gesto; bisogna scrivere in fretta perché è un gesto unico).
Seconda parte dell'esercizio: guardare la sciarpa con i fiori sparsi a caso e improvvisare usando tutto quello che ci ispira quello che vediamo.
Terzo studente: non deve essere lungo, vero?
Dianella: quando uno vuole, quando non si ha più niente da dire ci si ferma. Però può darsi che torni qualcosa da dire continuando ad osservare.
Adesso che abbiamo finito scegliamo chi siamo di quei fiori sulla sciarpa. Poi ognuno va a prendere il fiore che lo rappresenta meglio, e lo usa per un'improvvisazione da fare come esercizio a casa; il titolo è: cosa c'è di me nel fiore che ho scelto. A meno che non lo abbiate scelto a caso vi siete indirizzati rispetto ad un'attrazione.
Adesso prendiamo il romanzo che abbiamo cominciato ad analizzare: Crazy heart, di Tom Cobb.
Questo romanzo ha attinenza con quello che facciamo qui al corso, perché noi negli esercizi ci riferiamo ai cinque sensi. In questo romanzo c'è questo aspetto dei sensi, non c'è solo la vista; questo è già un insegnamento importante se vogliamo scrivere. Nelle prime pagine si rappresenta un luogo, questo bowling; e già si vogliono rappresentare certe caratteristiche del personaggio di Bad Blake che poi saranno analizzate nei vari capitoli. Per fare questo nelle prime pagine l'autore non si serve solo della vista, questo è importante perché dà densità al testo e permette al lettore di “vedere”. Questo è un romanzo popolare con una scrittura apparentemente semplice ma in realtà molto sofisticata.
L'altra volta abbiamo letto solo l'incipit, avevo osservato che noi ci immaginiamo che gli inizi debbano essere delle cose fenomenali, perché lì si vide tutta la bravura dello scrittore; questi sono un po' dei luoghi comuni perché in realtà la cosa più importante è il romanzo in quanto tale non tanto l'incipit; e facevo l'esempio di questo inizio che è molto terra terra; c'è l'insegna di questo bowling e c'è l'insegna che la sera ci sarebbe stato il concerto di Bad Blake.
Nella descrizione dell'interno del bowling abbiamo il senso dell'olfatto: odora di cera; poi quello del tatto: gli ghiaccia la camicia; poi quello dell'udito: colpo sordo.
Subito dopo Bad incontra il direttore: “ Bad Blake – esclama il direttore – Fiero di conoscerla. Da piccolo sentivo i suoi dischi”. Quest'ultima frase è già abbastanza forte di suo per indicare che Bad è vecchio, non c'è bisogno di tirarla in lungo su questo aspetto. Non c'è bisogno di raccontare la reazione di chi ascolta questa frase.
Quarto studente: uno se la immagina già.
Dianella: ce lo immaginiamo già. Questa è una regola molto scolastica che si insegna perfino nelle nostre scuole. Si chiama meglio mostrare che dichiarare. Ovvero quando devi descrivere una cosa non devi dichiarare se la cosa è rossa, blu, bella o brutta. Devi mostrare il rosso, devi mostrare il blu; devi trovare la maniera di farlo. Qui nel romanzo l'autore l'ha trovata. Per mostrare la sua vecchiaia, come gli altri lo vedono, cioè vecchio, e lui non vorrebbe sembrarlo; basta questa frase. “ Fiero di conoscerla”, potrebbe essere un complimento, ma subito dopo “Da piccolo sentivo i suoi dischi”. Naturalmente da parte di chi la dice non c'è la volontà di colpire; in breve l'autore ha ottenuto più effetto che se l'avesse tirata in lungo, sarebbe stato più noioso e non avrebbe avuto questo impatto sul lettore. Quindi anche quando il linguaggio è semplice come in questo romanzo, tutto è molto calcolato: voglio fare questo per ottenere quest'altro.
Si continua la lettura.
Trovo che questo romanzo sia scritto bene, e insegna che per farlo non bisogna avere un linguaggio alto, il contrario di un linguaggio alto non è un linguaggio basso, è un linguaggio colloquiale ma di grande forza, intensità e energia. Questo è un romanzo che non ti tiene lì con la trama ma con la scrittura. Questo è quello che a me interessa, come uno riesce a creare questo mondo, che sembra un mondo reale ma è in realtà il mondo dell'immaginario. Quel bowling reale non sarà così interessante come il bowling immaginario; questa per me è la magia della scrittura.
Quarto studente: noi ci siamo entrati in quel bowling, abbiamo visto l'acquario, abbiamo visto la barista, abbiamo visto lui sudato, mentre leggevi ho visto un pezzo di film
Dianella: il tuo film personale
Quarto studente: potrei dirti anche i colori
Quinto studente: è descritto in modo scenografico
Dianella:ognuno si guarda il suo di film, questa è la ricchezza della scrittura rispetto all'immagine.
Sesto studente: mi dà l'impressione di un mondo molto diverso dal nostro. Mi ricollego ad una esperienza che ho fatto nell'America profonda, un tipo come il protagonista è tipico di quei posti; è una situazione prettamente americana.
Quarto studente: infatti nel piccolo paese italiano una situazione del genere non la vedo, la vedo nel paesino americano tipo far west che si è visto in tanti film dove il paese comincia da una parte e finisce dall'altra.
Sesto studente: anche perché quando entri in questi locali senti la musica country.
Dianella: bisognerebbe che per essere apprezzati ovunque i personaggi avessero caratteristiche universali. Un uomo di una certa età che ha avuto un suo successo e ora è un po' in decadenza forse c'è anche da noi.
Settimo studente: come certi artisti un po' in decadenza che sono costretti in piccoli locali.
Dianella: andando avanti vedremo che c'è qualcosa di più di questo. Come se la vita in quanto tale fosse un insuccesso comunque. Essere dipendente da uno stile di vita se in quello che fai sei famoso è avere successo? O è avere una dipendenza? Questo lo scrittore nel romanzo lo pone. La vita è un insuccesso in quanto tale per l'essere umano perché comunque le tue aspirazioni non si realizzano mai? E' così diverso Bob Dylan da Bad Blake che anche se va nei bowling ha lo stesso stile di vita e non potrebbe cambiarlo? Forse c'è anche questo discorso, che ognuno di noi è dipendente da un ambiente, da uno stile di vita.
Sesto studente: è una tipica visione americana questa
Ottavo studente: lui il successo lo ha avuto, si è rovinato con il bere e le donne, è andato in decadenza piano piano che è poi quello che succede a quei cantanti lì, li ho frequentati per due o tre anni quando suonavo la chitarra anche io e ho visto che bevevano prima di suonare per tirarsi su.

 Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Prima lezione  25.2.2011

Introduzione alla scrittura spontanea

Dianella: In questo corso vorrei smitizzare l'idea che la scrittura sia qualcosa per le persone colte, uniche al mondo ad avere accesso all'ispirazione. Chiunque se ha talento, pazienza ed esigenza di farlo, belle storie da raccontare o poesie da scrivere lo può fare. Io sono molto fedele a questa idea.
Il metodo che cerco di insegnare in questi corsi è quello dell'improvvisazione di scrittura; anche nella musica esiste, non solo nel jazz ma in tutti i tipi di musica. C'è la possibilità nella musica che l'esecutore sia nello stesso momento anche il compositore. Non c'è separazione tra composizione ed esecuzione. Anche nell'improvvisazione di scrittura non c'è separazione tra composizione ed esecuzione, non c'è un prima e un dopo, non c'è un prima in cui penso cosa scrivere e un poi in cui lo eseguo. Anche nella nostra vita quotidiana noi improvvisiamo, mica meditiamo sempre sulle scelte che facciamo, anzi le più importanti della nostra vita non sono state scelte che noi razionalmente abbiamo preso, quelle più importanti nascono dall'intuito.
Seguo una tradizione, il buddismo, che mi ha molto aiutato nella mia attività letteraria, soprattutto in questa smitizzazione del sapere e non sapere fare, come se fosse una cosa definitiva in cui ci sono quelli che sanno fare, per sempre, e quelli che non sanno fare per sempre; questo pensiero dualistico nel buddismo si cerca di eliminarlo a favore del fluire della vita. Questo mi aiuta nella scrittura. Il corrispondente del fluire della vita è l'improvvisazione di scrittura. Nell'improvvisazione di scrittura si comincia dalla prima cosa che viene in mente, senza scegliere, andando avanti per associazioni di idee. L'improvvisazione corrisponde perfettamente all'andamento della vita, in cui tutto è provvisorio e la vita fluisce con propri meccanismi che noi non possiamo controllare; perché vogliamo allora controllare la nostra mente se tutto il resto non lo controlliamo? La mia idea è questa: la nostra mente quando si esprime liberamente utilizza un linguaggio che va un po' cercato, stimolato, allenato, che è quello della poesia, quando la mente fluisce liberamente, quando noi non la costringiamo, quando noi non la condizioniamo, la mente si esprime liberamente con delle parole che io penso siano parole poetiche. Diceva Keroauc “ tu sei sempre un genio”. Lo dice in “Scrivere Bop”. Cosa significa questa frase? Se la mia scrittura è onesta, se la mia improvvisazione rappresenta veramente questo momento che io sto vivendo, se è vera vita, può essere brutta, la cancellerò, la butterò, però non la rinnegherò. Dobbiamo essere un po' orgogliosi, dobbiamo fare in modo che questo corso ci porti un po' di autostima; naturalmente questo è il contrario della vanità, che mi fa usare parole poetiche “belle”, quelle che mi fanno fare bella figura. Ognuno di noi ha un linguaggio dell'anima. Delle emozioni, dei sentimenti. Se noi accediamo a questa parte, se ci colleghiamo a questa parte di noi, la nostra parte interiore, quello che noi scriviamo sarà sempre bello. Nell'improvvisazione noi scriviamo quello che c'è in questo momento, nel qui e ora.
Primo studente: però c'è una forma di pudore…abbiamo tutta una serie di gabbie per cui per fare quello che dici tu devi destrutturare…
Secondo studente: devi aprire il cancello
Primo studente : devi aprire il cancello, e non è che lo apri su qualche cosa di bello, ma su qualche cosa rispetto al quale tu stesso vedi di essere alle prime armi…
Terzo studente: a volte quando scrivo mi viene da piangere..
Dianella: bello questo…
Terzo studente: delle volte devo anche smettere
Quarto studente: succede anche a me
Terzo studente: quando scrivo parto da un'idea e poi vado avanti anche tre, quattrocento pagine; cambio ogni volta tema; se mi sveglio la mattina e mi viene in mente un ragazzo che viaggia nel cosmo io scrivo questo ragazzo…che dal giardino guarda le stelle e sogna di viaggiare.
Dianella: per chi già scrive questo corso può essere una specie di palestra, come allenamento, poi se c'è qualche spunto uno lo può utilizzare.
Terzo studente: io lo faccio solo per la passione mia…per me, da un po' di tempo a questa parte mi è venuta anche la passione della poesia…mi capita alle quattro, alle cinque della mattina…mi tocca scendere dal letto e andare a scrivere…quando mi viene su qualcosa lo devo scrivere sennò mi va via
Dianella: la mattina per molti scrittori è un buon momento perché la mente è più libera.
Ecco questa era un po' l'introduzione che volevo farvi; vi consiglio di leggere Scrivere Bop di Kerouac, qualcuno di voi che mi conosce sa che la Beat Generation è la tradizione che io seguo a livello di scrittura. Questi scrittori hanno cominciato a scrivere intorno agli anni '40 e sono stati gli iniziatori di queste idee che vi ho esposto, di questa concezione della mente umana che poteva dare origine a questo tipo di scrittura. Poi in questo secondo corso a differenza del primo, introdurrò l'analisi di qualche romanzo; a differenza degli anni scorsi, comincerei con uno uscito da poco, Crazy Heart di Thomas Cobb ( in questo mio blog ne ho scritto una recensione ).

Gli esercizi
Il primo esercizio di improvvisazione che scriviamo ha questo titolo: bocca. Adesso scriviamo partendo dalla prima parola che ci viene in mente senza pensare a cosa scriviamo, cerchiamo di scrivere di getto, anche io scrivo, poi chi vuole legge agli altri il proprio scritto.
Dopo che le persone hanno scritto la loro improvvisazione ognuno legge il proprio testo.
Dianella: chi vuole a casa può fare un testo su questo titolo : il primo bacio; ma quello che scrivete lo dovete attribuire a due personaggi inventati; si tratta di abbozzare una scena di un eventuale racconto; allora dovrete sapere molte cose: il luogo, il tempo, chi sono i due personaggi. Chi legge dovrebbe intuire queste tre cose.
A questo proposito vi leggo l'incipit di Crazy heart, che ha un linguaggio molto semplice, però appena leggiamo l'inizio “vediamo”quello che lo scrittore indica. Se quando leggiamo vediamo quello che lo scrittore ci indica, vuol dire che la cosa è riuscita. Anche nella vostra scena del primo bacio, anche se voi non li dite, il luogo, il tempo e chi sono i personaggi, chi legge lo deve intuire. Ognuno poi lo intuisce a modo suo.
Il terzo studente: potrei scrivere: quel giorno era morto il papa e Tizio e Caio alla sera si ritrovano…
Dianella: sì, però io direi che questo è aiutarsi troppo…Fate conto che quello che scriverete sia una pagina di un intero romanzo, quindi che il Papa era morto avviene prima; questo è come un capitolo, una parte, dove questi due personaggi voi dovete deciderlo prima chi sono e in quale tempo e luogo si trovano. Ma senza dirlo perché questo è solo una parte di questo ipotetico romanzo. La costruzione di un romanzo non è come scrivere un'improvvisazione o una poesia, è una cosa molto più complessa. Ha più a che vedere con la costruzione di una casa. Deve stare in piedi. Sia che sia scritto in uno stile tradizionale o sperimentale, come nel caso di Kerouac, deve stare in piedi. A molti Kerouac non piace e dicono che quello che scrive non sta in piedi, Secondo me sta in piedi divinamente, ma io sono un'appassionata. Mi ci tuffo e mi ci vedo benissimo, però posso capire che a certi non piace. In tutti i casi luogo, tempo, personaggi devono essere lasciati all'immaginazione del lettore, ognuno di noi se li immagina in maniera diversa. Se non immagino niente quel racconto o romanzo non funziona.
Quarto studente: ma ci vuole molta fantasia.
Dianella: adesso vi dico una cosa sulla fantasia. La fantasia…sapete quando si dice…un dono del buon Dio…sia che ci sia creda o no. Con la fantasia noi nasciamo, come con il fegato, il cuore, i polmoni. Noi nasciamo con una mente che immagina
Quarto studente: allora perché io non ce l'ho?
Dianella: lei non la vede, bisogna un po' volerla vedere.
Quarto studente: io ho sempre bisogno di stimoli
Dianella: di stimoli in questo corso ce ne saranno. Faremo molti esercizi come nel primo corso sui cinque sensi, però vorrei anche indirizzarvi verso la costruzione del racconto con gli ingredienti che vi dicevo: tempo, luogo, personaggi. Bisogna mettersi lì e chiedersi: in che epoca vorrei ambientare il mio racconto? Ma se mi dico “non lo so fare”, questo è come uno schermo tra me e la mia immaginazione.
Quinto studente: volevo chiedere una cosa sulla prima e terza persona…la differenza e la difficoltà…
Dianella: chi scrive un romanzo, un racconto, chi scrive prosa utilizza la prima o la terza persona, il tempo del racconto è il presente o il passato; posso scrivere un romanzo in prima persona usando sempre il tempo presente o posso scrivere in prima persona usando il passato; o in terza persona usando presente o passato; da cosa dipende? Dipende da me, non è un fatto oggettivo, non è come una tecnica …non come per le regole del calcio, sono quelle e non si cambiano. Nel campo della scrittura ogni scrittore deve personalizzare le regole; ci sarà un romanzo che scrivi in prima persona anche se non sei tu il personaggio della storia che racconti. In questo secondo corso faremo delle improvvisazioni ma anche qualche passettino in più un po' più difficile, quel difficile che affronta chiunque si metta a scrivere un racconto. A meno che tu non sia in uno stato di grazia e tutto ti viene bene di getto. Questo accade. Un romanzo intero ti può venire di getto perché quando Kerouac nel suo diario “Un mondo battuto dal vento”, dice : “stanotte ho scritto 5000 parole”, è chiaro che il romanzo sarà scritto di getto. Lui aveva questa prodigiosa capacità di scrivere di getto, che poi ha perso. Ad un certo punto ha perso l'ispirazione. Se io sono uno scrittore come Kerouac che ha scritto finora di getto, non posso diventare uno scrittore che prima di scrivere riflette.
Quinto studente: quindi ci sono scrittori che scrivono indifferentemente in prima o in terza persona.
Dianella: sì, dipende dalla storia
Quinto studente: la prima persona mi appartiene di più
Dianella: non è detto, io posso raccontare la mia storia usando la terza persona; il mito da sfatare è che si scriva solo di cose che si sono vissute. Ci sono scrittori che hanno scritto solo quello che hanno vissuto loro; Primo Levi, Kerouac…Manzoni no; possiamo prendere spunto da alcuni aspetti della nostra vita, ma non è un'autobiografia se è un romanzo. Ci saranno comunque delle parti inventate, la differenza tra autobiografia e romanzo è grande.
Quinto studente: l'immaginazione per partire deve comunque avere dei punti fermi…
Dianella: sì deve partire da qualcosa di concreto, la sedia rossa che ho qui davanti ad esempio. Poi si lavora di immaginazione. Quindi c'è sempre sia quando si parte da una storia vissuta da noi sia quando si immagina un'altra storia. Per esempio per il lavoro che farete a casa sul primo bacio, visto che non siete voi, vi dovrete domandare: chi voglio che siano i due personaggi? In quale epoca li voglio mettere? Non dobbiamo cadere nella trappola di metterli in un'epoca che conosco, non è così…Ci può essere un'epoca che non conosco ma che su di me ha una grande suggestione. Cos'è una suggestione? E' un'idea carica di energia che mi fa scrivere. Bisogna seguire la mente dove ti porta, non dove vuoi tu; portare la mente dove vogliamo noi è castrare l'immaginazione, l'immaginazione ha suoi modi …la nostra immaginazione vorrebbe andare per conto suo…siamo noi che la fermiamo, che diciamo no, la storia non la metto in questa epoca perché di questa epoca non ne so niente…Naturalmente la banalizzazione è alle porte…la banalizzazione nella narrativa è sempre alle porte. Ma spesso la banalizzazione arriva perché non diamo libero sfogo alla cascata che è l'immaginazione.
Quarto studente: dipende dal fatto di essere troppo razionali; io sono troppo razionale. C'è una mia amica che scrive su qualunque cosa, lei vede poesia dappertutto…
Dianella: la parte razionale è troppo invasiva; se uno si dà ad una attività artistica come la scrittura questa razionalità la deve mettere da parte. L'immaginazione ha bisogno di spazio.
Adesso leggiamo l'incipit di Crazy heart:
“ E' in mezzo al parcheggio del bowling davanti al suo furgone Dodge del '78 con le valvole bruciate”.
In questa prima frase sembra che non ci sian nulla, ma c'è già tanto. Ci sono già tutti gli elementi del romanzo. C'è il parcheggio, c'è il bowling, c'è il furgone che è del '78 quindi vecchio e le valvole bruciate. C'è già tanto in questa frase. Cosa c'è? Ci sono degli oggetti, non parole astratte. Tutti sanno cos'è un parcheggio, un bowling, c'è un furgone vecchio e con le valvole bruciate, c'è qualcuno quindi che è in bolletta. Sembra facile questo incipit, ma è quel facile che bisogna un po' saper fare. E' un incipit accattivante.
Poi prosegue:
“ Si scolla la camicia di dosso. E' fradicia, si incolla di nuovo alle pelle appena la stacca. Un cartellone in alto annuncia : CAMPIONATI INVERNALI AL VIA. Sotto c'è scritto: BAD BLAKE/ LA STAR DEL COUNTRY/ VENERDI' 12 AGOSTO”.
Facciamo il caso di Zucchero o Vasco Rossi, se sono abituati ad esibirsi negli stadi il giorno che devono suonare al bowling come si sentono? Male. L'ha scelto l'autore di iniziare in questa maniera, di annunciare la decadenza del personaggio con degli oggetti. Questo inizio qualcosa insegna, anche se noi non li faremo così i nostri incipit, può essere di insegnamento l'idea che se il lettore vede quello che noi scriviamo, vede proprio come se fosse un film, è già riuscito il nostro testo, perché vuol dire che l'immaginazione del lettore si è attivata, ma se si è attivata vuol dire che c'è stato interesse ad attivarsi. Naturalmente può essere vero anche tutto il contrario. Non è una regola fissa, la tengo presente nella misura in cui voglio scrivere un racconto “visivo”, se invece voglio scrivere un racconto filosofico farò un'altra cosa. Non è che tutte le volte applichiamo lo stesso “espediente”, chiamiamolo così. Poi ci sono i geni, Hemingway faceva “vedere” anche solo con i dialoghi. Neanche con le descrizioni. Perché nei racconti di Hemingway non ci sono. Ci sono racconti che sono solo dialoghi. Allora uno si dice: come faccio a “vedere” se sono solo dialoghi? Eppure si vede. E' una specie di magia, se andate a leggere “Colline come elefanti bianchi” è quasi solo dialoghi. L'autore non dice mai di cosa stanno parlando i due personaggi. E usa solo i dialoghi per raccontare. Noi pensiamo che in un racconto quando due parlano debbano parlare di cose molto alte. Bisogna sapere inventare dialoghi in cui i personaggi agiscono un conflitto parlando di sale e olio. Perché nella vita è così. Delle volte diciamo un “passami il sale” che è tutto un programma. Ma non si tratta solo di tono ma di sentimento. Quello che l'altro avverte è il sentimento non il tono. Perché le parole vengono veicolate da un'energia che viene da dentro. Il tono può essere dolce ma l'altro sentire la mia ferocia, non da tono. Il difficile dello scrivere è creare mondi con le parole. Perché se noi pensiamo di dover creare solo delle parole, non è quello che dobbiamo fare. Dobbiamo creare mondi come fosse una magia, con la bacchetta magica, una cosa che non c'era adesso c'è. Allora non conta quante parole conosciamo, conta quanto siamo capaci di provare a rendere un conflitto tra due persone parlando d'olio, sale, pasta e vino. Ci potremo provare a fare questo esercizio.

Questi sono i prossimi appuntamenti che mi riguardano:

  • Mercoledì 23 Febbraio  alle ore 18, allo spazio Eureka dell'Ipercoop Centro Lame, via Marco Polo 3 a Bologna, presenterò un mio romanzo, si intitola Vicini ma da lontano;
  • Venerdì 25 Febbraio alle ore 15  presso l'Associazione Primo Levi di Bologna, via Azzo Gardino 20/B, inizierà un mio Corso di Scrittura Creativa. Quello che proporrò sarà la tecnica della Improvvisazione di scrittura attraverso esercizi su  qualunque cosa abbia a che vedere con la vita intesa come i cinque sensi più la coscienza. Prenderò in esame anche la tecnica letteraria di alcuni scrittori. Oltre al "mio" solito Kerouac, proporrò il romanzo di Thomas Cobb, Crazy Heart ( Einaudi Stile Libero ); per iscriversi si telefona qui: 051/249868

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VENERDI’ PROSSIMO 22 OTTOBRE ALLE ORE 15
A BOLOGNA IN VIA AZZOGARDINO 20/B
PRESSO L’ASSOCIAZIONE PRIMO LEVI
inizierò a condurre un corso di Scrittura Creativa
dal titolo:
il Qui e Ora della scrittura, ovvero la scrittura come
manifestazione della spiritualità umana

per informazioni sulle modalità e i contenuti del corso:
[email protected]
per iscrizioni:
presso la Primo Levi di Bologna
051 240644
ci si può iscrivere anche sul sito :
http://www.universitaprimolevi.it/
[email protected]

A partire dal 26 Febbraio prossimo guiderò un corso di Scrittura Creativa a Bologna.
Il corso è organizzato dall’Associazione Primo Levi e si terrà in via Polese 22 (sede dell’Associazione) ogni venerdì dalle ore 15 alle ore 17 per la durata di 10 incontri.
Durante ognuno di essi   proporrò esercizi di improvvisazione di scrittura su vari temi, argomenti, titoli, legati ad esempio ai cinque sensi, o a oggetti ( sassi, rami, foglie, fiori, ma anche qualunque cosa possa suscitare ispirazione). Gli esercizi saranno eseguiti durante le ore del corso.
Durante le lezioni  proporrò ai partecipanti alcuni spunti di lettura e scrittura a partire dal
romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamazov; non lo leggeremo tutto, ovviamente. All’inizio del corso infatti riassumerò la trama, le caratteristiche dei vari personaggi, i temi affrontati dall’autore. Leggeremo insieme alcune pagine, quelle più interessanti dal punto di vista di chi scrive di letteratura, per capire in che modo si possono affrontare certe scene o descrizioni. Alcuni esercizi di scrittura partiranno proprio da alcune di queste pagine; si tratterà di provare a scrivere o descrivere   una determinata situazione, per poi confrontarla con il modo in cui la ha affrontata lo scrittore. Anche io eseguirò gli esercizi insieme ai partecipanti al corso.
 Nel corso di ogni incontro si eseguiranno gli esercizi di scrittura ( che io chiamo improvvisazioni) e poi chi vorrà leggerà il suo scritto agli altri; anche io, se richiesta, leggerò il mio testo.
Le uniche  cose che  servirà portare al corso, oltre romanzo di Dostoevskij, sono una penna e un quaderno.
informazioni e iscrizioni:
Università Primo Levi
telefono 051 249868
[email protected]
insegnante: Dianella Bardelli
scrittrice e insegnante di
Scrittura Creativa
[email protected]
http://poesiaprosaspontanea.splinder.com


 

primolevi6_smallAssociazione Primo Levi di Bologna


Corso di Scrittura Creativa


Il Qui e Ora della scrittura, ovvero la scrittura come manifestazione della spiritualità umana. La scrittura letteraria per esplorare e dare voce ai nostri pensieri, emozioni, sensazioni mentre accadono.



Ogni venerdì pomeriggio

dalle ore 15 alle ore 17

via Polese 22

(sede della Università Primo Levi)

10 incontri di due ore l’uno

a partire dal 26 Febbraio


informazioni e iscrizioni:

Università Primo Levi

telefono 051 4844958

[email protected]

insegnante: Dianella Bardelli

scrittrice e insegnante di

Scrittura Creativa

[email protected]


anno accademico

2008/09

 

Università Primo Levi

per l’educazione permanente degli adulti e la promozione sociale e culturale

della terza età – Ente non commerciale con finalita’ non lucrativa

via Polese, 22 – 40122 Bologna

tel. 051/249868 – fax 051/249786[email protected]

 

 

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA

 

 

DATA DI INIZIO: 17 OTTOBRE 2008

 

Domenica 1 Giugno 2008

nel borgo antico di  Selva Malvezzi

 

 

Giornata di Scrittura Creativa

in campagna

 

– Il “qui e ora” nella scrittura –

Il buddismo e la letteratura : corso di Improvvisazione

 di poesia e prosa spontanea

Il corso è aperto a tutti coloro che siano interessati

al rapporto tra Scrittura e Spiritualità, con particolare attenzione a quella buddista.

Luogo del Corso: una casa in campagna

in via Selva 73/9 Selva Malvezzi – Molinella – Bologna

 

Programma:

mattina: ore 10 – 11.30: introduzione alle modalità del corso: esercizi di scrittura a tempo su vari argomenti e suggestioni; chi lo desidera legge i propri scritti agli altri partecipanti; anche l’insegnante scrive e legge i propri testi

* Cosa sono gli esercizi di improvvisazione di Poesia e Prosa Spontanea; * Meditazione buddista e scrittura: la scrittura può essere uno strumento di meditazione? *Meditazione sul respiro e scrittura; * Presenza mentale e scrittura; * Introspezione e scrittura; * Pensieri,  sensazioni, emozioni; * “Il qui e ora” nella scrittura.

Esercizi pratici:* improvvisazioni di scrittura sui cinque sensi; *Scelta di lettura di autori della letteratura occidentale inerenti a questo argomento

11.30 – 12: Intervallo

12 – 13: * Ancora esercizi sui cinque sensi: scrivere con la musica

13 – 14 pranzo

Pomeriggio: ore 14 – 16: * Esercizi di invenzione e scrittura intorno ad alcuni aspetti della vita di grandi Lama e monaci buddisti: il Dalai Lama, Lama Yesche, Claude Anshin Thomas; * Le quattro Nobili Verità del Canone Buddista in alcuni autori della letteratura occidentale: Manzoni, Dostoevskji, Kerouac, Ginsberg.

Docente: Dianella Bardelli scrittrice e insegnante di Poesia e Prosa Spontanea; si è avvicinata al buddismo tibetano nel 2003 presso il Centro Cenresig di Bologna; qui nel 2006 ha preso rifugio con Lama Ghesce Tenzin Tenphel;  aggiorna quasi quotidianamente due blog di scrittura: uno di haiku: http://ljuba.splinder.com/ e uno di poesia e prosa spontanea: http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/; tiene corsi di Poesia e Prosa Spontanea presso vari centri e associazioni di Bologna e provincia

Per informazioni e prenotazione del corso: Dianella Bardelli: [email protected]; cell:  333 8521022 oppure 051 6907200.