Il petalo

Invecchia
come me che invecchio –
lo vedo mutare
sbiancare
impallidire –
in mezzo un fulmine
più scura è la parte viva
come i bordi
che si accartocciano
lo vedo
e ci mette poco –
ci siede dentro un bambino
di plastica gialla
braccia al cielo
a chiedere un aiuto rosa –
il bimbo sparisce
il rosa diventa trasparente
vene senza sangue
linfa che si secca
bordi che si piegano
in così poco tempo –
ieri abbiamo parlato di morte
di come accade
di come anche a noi
si accartocciano i bordi
in così poco tempo

L’albero sventrato

Totem della salvezza
sapienza aperta
a mostrare
l’essenza spirituale
che cercavo
che cerchiamo
e non troviamo mai-
poi accade
di vederla così
che da sola si apre
cedendo alla terra
la superficialità del mondo
e il suo essere morto –
ho capito, le dico
ma è un’angoscia il sapere
perché è più scuro che chiaro
e poi ci chiama a sè
perché solo morendo
nell’apertura massima…
forse una possibilità

 Lhasa

 Batter di mani e carezze nella voce
vuoto che si perde
sogni spezzati interrotti
strani
perdite sconfitte
lasciti –
persone perse e ritrovate
lunghe passeggiate
e viali caldi e frondosi –
poca luce e poco vento
minaccia di pioggia e ferro,
marcio tempo d’estate –
lasciarsi andare, lasciare lasciare
non importa più cosa
e così volare
e guardare dall’alto
e poi non preoccuparsi –
corpo magro non malato –
l’unica vera malattia è la morte
ci sei e non ci sei più
Sennò è carne come quella “sana”
sono gambe, cuore
occhi, visi,
fame, sete e amore –
mi alzo, dice,
vado –
non c’è niente prima e niente dopo
dice chi è sicuro
ma invece un saggio amico maestro
dice che non importa se non ci credi
se farai il bene, se sarai altruista
avrai comunque una buona rinascita
anche se non ci credi –
in fondo tutto nella vita è ipotesi.

 

 

 

 La morte nei primi quadri di Chardin

C’è poco sangue
nel tuo dipingere la morte,
morte a pezzi, a tranci –
poco sangue
poco sangue
nel dipingere la morte –
la morte e basta
non la rappresentazione
dell’idea sanguinolenta della morte –
non è morte artistica
è l’esecuzione
è qualcuno che ha ucciso qualcun altro –
la morte data, eseguita
è l’azione dell’uccidere –
è l’ucciso dopo che qualcuno
gli ha dato la morte –
lo ha catturato
con trappole apposite
gli ha sparato
la polvere da sparo
è entrata nel corpo
e l’ha ucciso –
la vittima
sarà scuoiata
il pelo gettato
o usato per fare ad esempio
un giacchetto come si legge
ne la figlia del capitano di Puskin –
si caccia, si uccide
si fanno giacchetti con la pelliccia –
ecco come va
va così
va

 Improvvisazione su la morte alla mostra di Chardin

L'orrore della morte
nella lepre appesa
la visione ridicola della morte
nella lepre appesa
a gambe aperte
come da viva
non sarebbe mai stata –

gli animali ridicolmente appesi
scomposti a testa in giù
a zampe aperte oscene –
non c'è niente di educato
grazioso, romantico
c'è l'intenzione di raccontare
la morte del corpo com'è –
l'occhio della lepre non c'è
al suo posto c'è un buco nero –
sono corpi dopo un'esecuzione sommaria
sono la fine della libertà –

ali, orecchie che non sbattono
non sbatteranno più,
non udranno più i suoni della notte –
il fondo dei quadri è scuro, nero
marrone, funereo
come infatti deve essere –
gli occhi non ci sono più,
se l'occhio che vede è vita
non c'è più –
c'è ancora molta bellezza
ora nei corpi appena uccisi-
dopo saranno
spellati
squartati
cucinati
espulsi

La piccola lepre

Il rumore
della ghiaia pestata
copre la vista
di quel che accade intorno-

il mio sguardo distratto vaga
sui bordi sgargianti e verdi
della strada sterrata-

su un  lato, in mezzo all’erba-
come buttata lì
come un rifiuto
un cartone
una bottiglia vuota-
sta il ventre
squarciato e vuoto
di una piccola lepre-

le zampe sono
di un bel colore
chiaro, solare,
il muso
se lo sono portati via
o mangiato-
il mio cane l’ annusa appena,
poi riprende il cammino-
troppo tardi è arrivato

poesia sul 2 Agosto
 
non è un caso che oggi 2 Agosto
nel primo risveglio
o nell’ultimo sogno
o nell’ultimo frammento
di sogno o visione
portassi tra le braccia tese
una casetta piena di terra e vermi-
( un buon modo simbolico e letterario
per ricordarmi in modo non ovvio
e originale, che vivendo camminiamo
lentamente portandoci sempre dietro,
addosso, la nostra morte-
il " ricordati che devi morire"
del cristiano e del buddista
oppure con Freaud
l’ossessione per la morte
che non credevo di avere-
però, credendo di far bene,
ci penso spesso-
forse il sogno o visione
mi avverte, è un avvertimento
a non pensarci troppo,
oppure, ancor meglio,
dal punto di vista del mio inconscio,
ovvero della mia salute psicologica,
a non pensarci affatto.
 
 
 

Teatro anatomico
 
Teatro anatomico-
Strano nome per i morti
aperti, sezionati
scrutati-
presi nelle viscere
afferrati
nelle loro parti più intime
tipo il cuore
il fegato
gli occhi:
sezionati, scollati dal viso
di una giovane donna,
di un vecchio
di un bambino-
pensa-
e intanto però
finché abbiamo coscienza per udire
scroscia fuori
una pioggia invernale-
si fa sentire, lei
che è senza occhi,
labbra, naso
gola per parlare-
si farà sentire
anche dopo che saremo tutti morti,
sezionati, estinti
polverizzati-
l’acqua ancora scroscerà
 

L’IO

sono il portavoce di uno Spirito che non mi appartiene- appena adesso
ho parlato di vita-ecco- sono il portavoce di uno Spirito che non mi appartiene-
lo Spirito non sono "io"- io sono le corde vocali-un pezzo di cervello.
Se la guardi così è tutta da ridere perchè non c’è nessuno che nasce e muore
ma c’è lo Spirito, che come un’ape insaziabile va di fiore in fiore- e così si nasce
e si muore- non c’è F. che è morto, perchè la vita fa così, va di fiore in fiore.
Non è un vero, totale conforto, ma almeno è un inizio.