Suoni

Distratta, incantata
da suoni stordenti di foglie –
rumore secco frusciante
luccicante impetuoso
laggiù dove tutto esiste
o non esiste –
senza studio, libri
parole di saggi buddisti –
laggiù lontano
diversi da me
frusciano alberi
troppo alti
e un frescore d’aria mi tocca
ma oggi non mi raggiunge

Alba

Aria azzurra e velata –
in basso si addensa in strati di nebbia,
in giungle di umida vita
avvolti in un loro lontano passato –
più in alto una striscia di cielo
s’accende di luce
d’un rosa chiaro e sfuocato –
poi tutto finisce
nella nuda evidenza del giorno

E' il giorno dei martiri
è il giorno degli eroi –
non è vero che
non abbiamo più bisogno degli eroi –
ne abbiamo più bisogno che mai –
i nostri martiri
sono quelli come Vittorio Arrigoni
dal viso dolce,
spaurito non so –
è il mio eroe – martire
della pace, quella vera
quella assoluta
a cui io donna confusa
non so più neanche
se credere –
ma Vittorio è il mio eroe
della pace e dell'amore –
lui lo sapeva dove era
lui lo sapeva chi era
il suo io d'amore –
io amoroso
come quel cuore rosso
aperto e senza inganni
del Gesù del piccolo oratorio
che ben conosco

In giardino verso il tramonto

Un corridoio verde
sedie di tela bianca dopo il sole
abbandonate al silenzio e all’ ombra –
bellezza che si guarda
così diversa, così distante
da ogni pensiero,
desiderio, ricerca –
un raggio di sole,
l’ultimo,
occhieggia
sula punta del giovane cespuglio –
ma poi
sbattendo ali e becchi
litigando e vociando
una tortora e tre passerotti
se ne vanno dall’albero natalizio
cresciuto a dismisura

 Muschio

Sul muro rosa vecchio di nero e anni
pozze di muschio misteriose e scure –
piccole isole
illuminate d’oro nel profondo –
più le guardi e più le perdi
oppure
ti ci puoi tuffare dentro
nuotarci in mezzo
e senza prender mai fiato
raggiungere ad occhi aperti il fondo –
perlustrarlo
col solito tuo sguardo indagatore
cercatore d’anime e d’altri occhi –
e poi forse dopo troppo tempo
tornare incolume
all’aria e al sole

Il canneto

Escono entrano nel folto del canneto
alto, largo, verde –
il richiamo dell’uno o dell’altro
sono come note senza pentagramma –
 improvvisazioni
lente, veloci, prolungate
o a fischi acuti –
è una giornata uggiosa di nebbia
ma nel giardino
ugualmente
si entra e si esce
dal folto del cannero
alto, largo, verde…

 Nel giardino

Dove vivo è una giungla di silenzio
protetta da un cielo limpido e finito –

è una serra di suoni sommessi
d’animali e foglie
d’ ombre intermittenti
sopra mattoni rosa
proprio ora, proprio qui –
un fischio acuto
d’un qualche animale celeste
non scandisce
non ingombra
non interrompe –
è un tutto che fluisce –
ci sono anche io?
Dentro o fuori?
Oppure dove?

 

 

 

 I lavoratori alla madre di Cristo”

La statua è piccola
caduta in tanti pezzi
e ricomposta –
dentro il tempietto agreste
il viso è in ombra
la veste splende –

davanti ai campi
la santa energia
si spande
diventa silenzio
e prende il cuore