Nel  luogo del selvatico

Ho il mio passo
che avverte che ci sono-
la mia gola ha parole non versi
per segnare il tempo-
la mia voce selvatica
è il silenzio e assomiglia
al grido del gabbiano
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Sul pioppo bianco
ferite o illusioni,
una divinità piccola
inginocchiata
devota a se stessa-
anni passati
vicino a questa chiusa,
fonte battesimale
di mille formiche
e cuculi,
insetti e pesci-
vicino al tronco bianco
c’è uno spazio
di immobilità e calma
che domani non ritroverò più-
una formica
lo attraversa di corsa-
deve portare una messaggio-
sono io la formica,
ricordi?
……………………………..
un racconto:
cinque tartarughine
a gran fatica ruppero il guscio
uscirono dalla terra-
sole corsero verso l’acqua-
dentro ognuna di loro la Vita
disse: corri, corri
solo i più veloci ce la fanno-
ma forse un airone
dalle ali bianche
come quelle degli angeli
arrivò lentamente-
tre minuti di vita:
una vita intera
………………………………..
dice la volpe: se gli mangi la testa
sei sicura che è morta
e non ti può più scappare


L’edera

All’ombra del capanno
l’edera nuova cresce-
forma triangoli
di verde chiaro e scuro-
s’allunga
a diventar piramide
guglia, o roccia aguzza-
insegue bassorilievi
di edere antiche
che l’inverno lascia-
sembrano- a guardar bene-
fossili o graffiti
di granchi, balene
o pesci-
qui forse un tempo
c’era ancora il mare.