Recensione: A cura di: Native Self-sufficiency Center, Six Nation Museum, Tracking Project, Tree of Peace Society, di Parole di ringraziamento

 

 Quando questo piccolo delizioso libro mi è arrivato istintivamente l’ho aperto come si fa con un libro di preghiere. Effettivamente lo è. Ciò dimostra che il nostro cuore precede nella percezione delle cose il nostro cervello. Prodotto da Native Self-sufficiency Center, Six Nation Museum, Tracking Project, Tree of Peace Society, Parole di ringraziamento è composto da una serie di brevi testi sia nella lingua dei Iroquois ( Sei Nazioni), che in italiano. Nel loro insieme sono un piccolo poema di ringraziamento nei confronti della natura e di tutto ciò che in lei esiste e vive: animali, acque, piante , il sole, la luna, le stelle, i venti, il tutto espresso con intense semplici parole. Mi è subito venuto in mente San Francesco e il suo Cantico delle creature. Me lo sono andata a rileggere. Gli stessi elementi che compaiono in Parole di ringraziamento compaiono nel Cantico di Francesco, e anche il suo è un testo di ringraziamento nei confronti della natura e del suo Creatore, figura quest’ultima che compare anche nel testo indiano. Nell’introduzione si dice che Parole di ringraziamento è un testo antico: “ Sono parole che hanno radici antiche, risalgono a oltre mille anni fa, al tempo della promulgazione della Grande Legge della Pace, da parte di un uomo definito con il titolo di Peacemaker.
Ogni testo termina con delle bellissime e per noi inusuali parole: “ora le nostre menti sono una sola”; ovvero ringraziare ad esempio nostra Madre la Terra perché ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno”, fa sì che ci sentiamo uniti, addirittura diventiamo una sola mente. Perché le definisco inusuali? Perché sono la divisione, l’inimicizia, la solitudine a caratterizzare la nostra vita. Possiamo contare sulla nostra famiglia , altrimenti quasi sempre siamo soli e disperati nei momenti di difficoltà. Invece la struttura sociale dei Nativi Americani era la tribù, ovvero quell’insieme di molte famiglie, capace di proteggere e far fiorire la vita delle singole persone. Non a caso nel tempo della summer of love degli anni ’60 a San Francisco fu la tribù dei Nativi Americani ad essere presa a modello dai giovani hippies come esempio di una società armoniosa e anche amorevole. A questo proposito il primo testo del libretto intitolato “La gente” dice:” Oggi ci siamo riuniti e vediamo che i cicli della vita continuano. Ci è stato detto di vivere in equilibrio e armonia gli uni con gli altri e con tutte le cose viventi. Così ora uniamo le nostre menti mentre ci salutiamo e ci ringraziamo l’un l’altro come persone”. Un programma questo per cui varrebbe la pena darsi da fare. Peccato che il tempo in cui esso poteva essere ancora pratica sia finito, almeno a livello di massa, anche se esistono piccoli nuclei che provano a vivere secondo un atteggiamento di armonia tra loro e con la natura. “Parole di ringraziamento” è allora un appello rivolto al mondo da parte degli Iroquois, per ricordarci, anzi, come dice l’introduzione al testo per “ri-abituarci” ad una visione del mondo in cui la comunione tra noi e la natura sia ancora possibile perché con essa si vive meglio.
Tutti i testi di questo libretto sono un rendere grazie. Per rendere grazia a qualcuno o qualcosa bisogna accorgersene. Bisogna vederli, per vederli bisogna prenderne coscienza, solo allora ci rendiamo conto della loro più o meno utilità. Si dice nel testo:Rendiamo grazie a tutte le Acque del mondo perché calmano la nostra sete e ci danno la forza….”. oppure rivolgendosi alle Piante si dice: Esse sostengono e lavorano per produrre tante meraviglie. Esse sostengono una moltitudine di forme di vita…”; e ancora rivolto agli Animali il testo dice: “ Come persone hanno molte cose da insegnarci”…Insomma tutte le forme viventi vengono ringraziate e omaggiate. Come nel Cantico di San Francesco il Sole viene chiamato fratello: “ Ora salutiamo e ringraziamo nostro Fratello maggiore, il Sole…”. Lo stesso viene fatto per la Luna e le Stelle. La terra viene chiamata in entrambi i testi “Madre Terra”, fa impressione notare a questo proposito la somiglianza dei due testi, per questo li riproduco per intero: Il testo indiano dice: “ Noi tutti ringraziamo nostra Madre, la Terra, perché ci dà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. Lei ci sostiene nel nostro cammino sulla terra. Ci rallegra che ella continui a curarsi di noi come ha fatto fin dall’inizio dei tempi. A nostra Madre inviamo i nostri saluti e ringraziamenti”.
Ecco quello di San Francesco: “
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,la quale ne sustenta et governa,et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”. Del resto mi pare sia vero quello che si afferma a questo proposito nell’introduzione a Parole di ringraziamento. “ Noi crediamo che tutti i popoli a un certo punto della loro storia hanno avuto parole simili per riconoscere il lavoro del Creatore”.
Il testo è corredato dalle illustrazione di John Fadden, Clan della Tartaruga, Mohawk.
Un’ultima considerazione. Non è una pubblicazione a scopo di lucro, tutti i ricavi infatti vanno a finanziare nuove versioni in altre lingue, questa italiana è la decima in ordine di tempo. Il testo può essere richiesto al prezzo di 5 € presso Lato Selvatico, 0376/611265 (ore pasti) – [email protected] .

 Versione italiana: Giuseppe Moretti, Etain Addey, Sandra Busattahttp://nativeselfsufficiency.com/
http://www.sixnationsindianmuseum.com/

http://www.thetrackingproject.org/about.htm

il libretto in altre lingue:
http://www.thetrackingproject.org/products.htm

http://www.sixnationsindianmuseum.com/

www.treeofpeacesociety.info

http://www.sentierobioregionale.org/

 

 

 

Recensione di: Lama Yesce, Buddhismo in occidente

 Lama Yesce è stato uno dei primi maestri del buddismo tibetano ad entrare in contatto con gli occidentali. Questo accadde a partire dalla metà degli anni 60. Durante l’hippy trail migliaia di ragazzi occidentali si riversarono in oriente e l’ultima loro tappa prima di fare marcia indietro era Kathmandu. Su una collina della valle di Kathmandu che si chiama Kopan un’attrice americana andò a vivere nell’ex casa dell’astrologo del re insieme a Lama Yesce e al suo discepolo Lama Zopa; li aveva conosciuti in India in un campo profughi di tibetani fuggiti dal Tibet dopo l’occupazione cinese.  Dopo poco Kopan divenne meta di alcuni amici dell’attrice e di altri hippies che a Kathmandu cominciarono a sentire parlare di due Lama che davano insegnamenti in inglese agli occidentali. Cominciarono ad essere organizzati corsi veri e proprio di buddismo tibetano e verso la metà degli anni ’70 alcuni allievi di Lama Yesce e Lama Zopa diedero vita in occidente a numerosi centri e monasteri. Oggi quello di Kopan è un grande monastero che organizza corsi e soggiorni con tutti i comforts cui sono abituati gli occidentali al giorno d’oggi. “Allora” chi frequentava Kopan erano hippies giovanissimi che della frugalità facevano uno stile di vita.
Buddhismo in occidente” contiene gli insegnamenti di Lama Yesce da lui tenuti in varie località sia in oriente che in occidente tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Gli stessi temi ricorrono nel libro con vari stili e argomentazioni; essi non sono altro che le trascrizioni di registrazioni dell’epoca. Alcuni titoli: La pratica spirituale; Introduzione alla meditazione; Il rifugio; Buddhismo; L’insegnamento di Buddha Sakyamuni; Rinuncia; La mente umana; Karma e Vacuità. Come si vede sono gli argomenti principali dell’insegnamento del buddismo tibetano.
Partirei con il riassumere l’argomento del Rifugio. “Prendere rifugio” significa diventare allievo di un maestro, e prendere alcuni impegni relativi al proprio comportamento. Il discorso di Lama Yesce su questo argomento presente nel libro è del 1978 e fu tenuto in un centro di Zurigo. I tre oggetti del rifugio sono buddha, dharma, sangha, ovvero prendiamo rifugio nel Buddha in quanto essere illuminato, nel Dharma, come l’insieme dei suoi insegnamenti, nel Sangha, cioè negli amici spirituali. Lama Yesce distingue due aspetti del rifugio, esteriore e interiore. “ Rifugio esteriore significa cercare una guida dato che siamo incapaci di raggiungere la liberazione senza l’aiuto di un maestro” ( pag. 46). Ma il vero rifugio è quella interiore. “Il vero dharma o vera religione è un’esperienza personale che ciascuno di noi deve far sorgere all’interno della propria mente….In questo modo prendiamo veramente rifugio, permettendo solo al dharma interiore di regolare la nostra esistenza” (pag. 47). Dire che essere buddhisti è un’esperienza interiore è stato importante negli anni in cui questo discorso è stato pronunciato e lo è anche adesso. Il buddismo tibetano è molto “teatrale”, pieno di riti, cerimonie, suoni e canti. Molti sono attratti da questi segni esteriori, ribadire che il vero buddismo è quello interiore è quindi di fondamentale importanza.
Allo stesso 1978 in cui Lama Yesce pronunciò questo discorso risale anche quello relativo al tema della Rinuncia. Secondo Lama Yesce rinuncia non significa rinunciare ai piaceri della vita ma all’attaccamento ad essi. “Quando diciamo che la liberazione dipende da una mente che non ha attaccamenti non vogliamo dire che dovete buttare a mare tutti i vostri beni subito dopo questo discorso…Pensare che il samsara, l’esistenza ciclica, sia composto da oggetti esterni è completamente sbagliato. Il ciclo dell’insoddisfazione è dentro di noi” (pag. 72). Liberarsi dall’attaccamento è difficile. Per farlo Lama Yesce consiglia alcune pratiche: prendere a cuore gli altri invece di se stessi; essere imparziali verso tutti gli esseri, e praticare la meditazione in cui prendiamo su noi stessi la sofferenza degli altri. Ecco allora Lama Yesce affrontare in altri discorsi contenuti in questo libro il tema più importante del buddismo tibetano: Bodhicitta, o Grande Compassione. C’è un mantra tibetano che in italiano recita: corpo, parola, mente, Compassione e Saggezza indissolubili ( Om Mani Pedme Hum).
La saggezza è riconoscere la natura della realtà dei fenomeni, cioè la vacuità, che è un concetto altamente filosofico, ma senza la semplice e comprensibile Compassione ( ma karuna) la filosofia non basta. Bodhicitta corrisponde ad un obiettivo ancora più elevato: l’intenzione di conseguire l’Illuminazione per la salvezza di tutti gli esseri senzienti. Questo è l’obiettivo del Bodhisattva. La compassione in tutte queste sue declinazioni è la caratteristica più saliente del buddismo tibetano, e di tutte le scuole buddhiste che seguono il Buddismo Mahayana. In un discorso, dal suggestivo titolo “Creare spazio”, tenuto a Kopan nel 1975 Lama Yesce usa un bellissimo linguaggio poetico per spiegare la Bodhicitta. Vorrei citarlo per intero ma è troppo lungo. Sperando di non annoiarvi ne citerò una buona parte, perché è nei discorsi più vecchi, e soprattutto questo che si è svolto a Kopan, quando ancora Kopan era una piccola frugale isola felice, che sta il nocciolo della “missione” di Lama Yesce, mostrare il sentiero, la bellezza e utilità del Dharma a giovani e giovanissimi hippies senza regole se non il piacere del momento dato soprattutto dalle droghe.

Bodhicitta è la verità essenziale, universale.
Questo purissimo pensiero è desiderio e volontà di portare tutti gli esseri senzienti alla realizzazione del loro potenziale più elevato, l’illuminazione.
Il bodhisattva vede la natura cristallina che esiste in ciascuno di noi, e riconoscendo la bellezza delle potenzialità umane, ci mostra sempre rispetto.
Per la mente priva di rispetto gli esseri umani sono come l’erba, qualcosa di cui fare uso.
Ah, lui non significa niente per me. Gli esseri umani sono una nullità per me.
Noi tutti cerchiamo di approfittare degli altri, cercando solo il nostro tornaconto. Il mondo intero è fondato sull’attaccamento. Le grandi nazioni dominano le piccole, i bambini grandi rubano le caramelle ai più piccoli, i mariti non rispettano le loro mogli. Cerco di fare amicizia con qualcuno perché costui poi potrà essermi d’aiuto. Il desiderio di fare amicizia solo per aiutare gli altri è estremamente raro, però ha un grandissimo valore. Buddha ha spiegato che persino un momentaneo pensiero di questa mente che aspira all’illuminazione per amore degli altri può distruggere il karma negativo di centomila esistenze.
Bodhicitta è la potente soluzione, l’energia atomica che distrugge il dominio dell’attaccamento.
Bodhicitta è la nuvola che porta una pioggia di energia positiva per nutrire tutto ciò che ha bisogno di crescere.
Bodhicitta non è una dottrina. E’ uno stato mentale” (pag.105-107).
Altri temi vengono affrontati nel libro, come ho detto all’inizio, ma per essi, come ad esempio il tema del karma e della vacuità rimando alle altre recensioni di libri di questa grande e creativo maestro tibetano.