Raymond Carver, un grande maestro

Nel mio Pantheon dei narratori americani non c’è solo il sublime Kerouac, ma anche il geniale Carver. Mi domando leggendo i suoi racconti: come si può far diventare magnifiche delle storie banali di persone qualunque? Perché questo è sempre l’oggetto delle sue storie, gente qualunque. Che vegeta in case qualunque senza mai cercare la bellezza, senza mai neanche  immaginare che esista. Il senza significato, il senza energia sembra essere quello che Carver vuole descrivere. Saperlo fare è già geniale. E’ l’anonima vita di coppia che gli interessa. E’ come se dall’alto  lui vedesse i milioni di  villette a schiera americane della classe medio bassa e a caso ne scegliesse una. Fattosi invisibile  entra nella casa scelta ( a caso ) per nutrire la sua scrittura di  quel che vede e sente. Perché scelta a caso? Perché comunque ogni coppia ha qualcosa di speciale, un difetto, una preoccupazione, una disgrazia tutta sua, che ne fa materia per un racconto. Da questo punto di vista Carver è un grande maestro. E’ come dicesse a noi che scriviamo (nel senso che ci proviamo) non cercate storie strane, scrivere il quotidiano di una coppia, di una famiglia qualsiasi, magari senza arte né parte, che sono le più simpatiche e interessanti, e poi via, buttatevi a raccontare qualcosa, una loro ora, un loro pomeriggio, una loro notte.