Qualche riflessione sul libro di Patti Smith, Just Kids

E’ un’autobiografia e un atto d’amore. Inteso come amicizia. Non si fanno troppe distinzioni tra amore e amicizia in questo libro. Forse perché sono trattati entrambi come una cosa grande, una cosa per sempre, come solo alcune persone ricche di saggezza possono riuscire a vivere. Patti Smith è una di queste persone. L’atto d’amore è verso Robert Mapplethorpe, l’amico conosciuto una notte in un parco di New York, mentre una giovanissima Patti, vagava per la città senza casa, senza soldi, senza cibo, ma con in testa l’idea e la vocazione di una vita da artista. Insieme la costruirono. Insieme sperimentarono il loro irrefrenabile ma ancor vago talento artistico, nuotando nel grande mare della poesia, della pittura, e infine l’uno della fotografia, l’altra della musica. Ma fu un lungo viaggio d’esplorazione, con passaggi e tappe e molta lentezza. Ci sono molti incontri durante questa esplorazione, ognuno di essi rappresenta un tassello importante, una svolta, un superare l’ostacolo, la difficoltà. C’è molta povertà economica, ma anche molta ricchezza, topaie e grandi lofts vuoti con qua e là oggetti rari e bellissimi. Ci sono molti fogli su cui scrivere e dipingere che si lasciano per terra e si dimenticano. Sopravvivere è difficile, avere i soldi per un panino all’inizio della loro convivenza è un’impresa. Ma il bello è che ci sono i locali dove tutti si ritrovano, gli artisti conosciuti e sconosciuti. Poi dopo anni di vita all’insegna della precarietà ( cercata, voluta, vissuta con allegria) ecco che spunta una polaroid e di malavoglia Robert Mapplethorpe comincia a fotografare, ma poco, non ha soldi per fare troppe foto, deve limitarsi; così continua con i suoi collages; e poi anche Patti per caso incontra dei musicisti e le viene un’idea: perché non trasformare le poesie in canzoni? E così ecco nascere la Patti Smith che conosciamo, quella che diventa famosa con Horses; e contemporaneamente anche il Mapplethorpe diventa un famoso fotografo. Tutto però sembra accadere con calma e per caso, incontri nei locali, alle feste, e soprattutto al famoso Chelsea Hotel. “ Dove ci avrebbe condotto tutto questo?”, si chiede ad un certo punto Patti. “ Giovani risposte si lasciarono trovare”. Ecco, questa è la filosofia del libro, che le risposte si lasciano trovare, quando le domande sono giuste, aggiungo io. “ Tutto questo conduceva a noi. Diventammo noi stessi”. La scrittura di Patti Smith è semplice, elementare quasi, eppure non sembra di leggere ma di vedere un film.