Recensione del libro di Elio Guarisco: Quando il Garuda volò a Occidente

 Nato a Como nel 1954, Elio Guarisco da giovanissimo lascia l’Italia per dedicarsi agli studi del Buddismo recandosi in India. Ritornato in Europa, dal 1976 al 1986 soggiorna nella Svizzera francese dove apprende la lingua tibetana, sia classica che parlata, e la filosofia buddista da Geshe Rabten. Inizia così la sua attività di traduttore, che continua tuttora.
Alcuni anni fa ha scritto questa autobiografia che personalmente ho letto come un romanzo; lo stile infatti è narrativo, e pur essendo scritta in prima persona, in essa l’autore dà l’impressione di raccontare la storia di qualcuno che non è lui. E’ una strana impressione questa, in genere anche negli scrittori migliori ( ad esempio dal mio punto di vista Jack Kerouac ), l’uso della prima persona è alquanto insidioso dato che si presta così facilmente all’auto compiacimento, all’auto assoluzione, e all’auto glorificazione. Niente di tutto questo nel libro di Guarisco. L’impressione di raccontare non la sua storia ma quella di un altro è data dal fatto che lui stesso non dà particolarmente importanza alle vicende che racconta, come se fossero cose normali, vita di tutti i giorni. In genere invece chi scrive un’autobiografia è convinto che la sua vita sia tanto eccezionale da meritare di essere scritta.
Lasciare tutto a 16, 18, 20 anni per andare all’avventura in India era usuale negli anni ’70; andarci con l’autostop, su una jeep dell’esercito americano, su un pulmino volkswagen o in auto scassate era effettivamente il modo abituale di andarci. Soprattutto non bisognava avere molti soldi e neanche molta fretta. Non c’erano stages, master da frequentare in Occidente; i giovani cercavano altro, se stessi principalmente. L’Hippy trail prevedeva di attraversare paesi che oggi, per via delle guerre internazionali e civili non è più possibile attraversare.
E così nel libro Guarisco ci racconta di come egli si spostasse tranquillamente per l’India al seguito il maestro di meditazione Goenka che aveva incontrato prima a Sarnath ( dove Buddha aveva pronunciato il suo primo sermone ai suoi primi cinque allievi), e in seguito a Body Gaya ( luogo in cui Buddha raggiunse l’illuminazione).
A proposito di questi e altri luoghi sacri Guarisco fa alcune riflessioni interessanti che personalmente condivido e che frequento spesso nel dialogo interiore con me se stessa: “ Allora ignoravo l’esistenza di questi luoghi e cercavo il luogo sacro dentro di me, ma ora che li conosco e che sono conscio della loro importanza sento allontanarsi il vero luogo sacro. A quel tempo ero solo con la mia ricerca interiore, mentre oggi le false responsabilità altruistiche, gli impegni organizzativi e il senso di identificazione intaccano la freschezza della mia ricerca. Vorrei trovarmi ancora tremendamente solo” (pag. 21).
Tornato a Milano dopo poco Guarisco si reca in Svizzera invitato da un amico e qui l’incontro con il maestro Gheshe Rabten dà una svolta fondamentale alla sua vita. Ne diventa discepolo, e rimane con lui per molti anni.
Il libro prosegue con il racconto della biografia di Gheshe Rabten che si conclude con la riproduzione dei versi scritti da questo maestro dopo un lungo ritiro sulla montagna che sovrasta Dharamsala in India dove vive il Dalai Lama. Quest’ultimo li ritenne così importanti da convincere Gheshe Rabten a recarsi in Europa ad insegnare il Buddismo Tibetano. Scrive Guarisco: “ Ghesche nel ’76 lasciò definitivamente l’India e benché non desiderasse venire in Europa e preferisse restare in montagna a continuare l’intensa attività contemplativa, si stabilì in Svizzera su richiesta del Dalai Lama che lo riteneva utile agli occidentali” (pag. 49).
I versi di Gheshe Rabten sono il risultato della sua meditazione e contemplazione della vacuità. Furono in seguito pubblicati in Svizzera con il titolo: The song of the Profound View; ne riporto alcuni che hanno molto a che vedere con ognuno di noi e la nostra presunta conoscenza della Verità delle cose.

Chi non capisce come sorgono le emozioni
E’ come una grotta vuota.
Se non si è abili nell’usare i mezzi per riconoscere
l’aggrapparsi al sé,
Le magnifiche e profonde verità che proclamiamo
Sono soltanto un’eco.” (pag. 49)

Elio rimase due anni con Gheshe Rabten nel monastero di Rikon in Svizzera; qui insieme ad alcuni altri ragazzi occidentali, divenne monaco e cominciò a studiare la filosofia del buddismo tibetano la lingua tibetana per poter leggere i testi in lingua originale e per poter tradurre gli insegnamenti del maestro rivolti ai monaci occidentali e ai laici di passaggio. A proposito del suo stato d’animo in quei primi anni in Svizzera Guarisco scrive: “ A Rikon sembrava di vivere in un sogno: non eravamo in Occidente o in Svizzera, eravamo in Oriente. Per noi l’unica cosa importante era imparare il Dharma e quindi ci sentivamo estranei e disinteressati al mondo circostante. Volevamo comprendere le verità più profonde ai piedi di un grande maestro dalla personalità carismatica….sembrava che in quel periodo avessimo dimenticato la nostra identità culturale per assumerne un’altra” (pag. 64). E’ un passo molto importante della vicenda umana di Guarisco, simile a quella di altri ragazzi occidentali che in quegli anni fecero le sue stesse scelte radicali. In pochi anni però questa scelta si trasformerà nel suo contrario. Più avanti nel libro infatti afferma: “ Il nostro entusiasmo verso l’insegnamento si trasformò in un vivace antagonismo alla cultura tibetana colpevole di presentare il Buddismo in una veste e in in linguaggio medievali….Così cominciammo a circolare libri di Paul Tillich, Martin Heiddeger, Husserl, Nietzsche….La cultura tibetana è una cultura medievale che l’invasione cinese ha catapultato nell’epoca moderna. Per insegnare il Buddhismo tibetano in Occidente occorre una conoscenza della cultura occidentale che un tibetano cresciuto in Tibet non potrà mai avere…Nella sostanza l’insegnamento può rimanere invariato, ma nella forma deve adattarsi al contesto sociale in cui viene trasmesso” ( pp 128-129). Queste e altre simili riflessioni lo portarono alla fine degli anni ’70 a lasciare la vita monacale e la Svizzera per fare ritorno a Milano. Di lì a poco Guarisco si avvicina al Buddhismo Dzogcen diNamkahi Norbu di cui è tuttora il traduttore, anche se questo maestro ha vissuto fin dalla gioventù in Italia ed è uno dei pochi maestri tibetani a parlare molto bene l’italiano.

 Elio Guarisco, Quando il Garuda volò a Occidente – L’esperienza di un discepolo buddhista con un lama tibetano, Shang Shung Edizioni, 1994

 Il sito della Shang Shung Edizioni http://www.shangshungpublications.org/

Il sito della comunità Dzogcen in Italia: http://www.dzogchen.it/

Intervista a http://www.rinpoche.com/teachings/ktginterview-1.pdf

SIXTO RODRIGUEZ, Crucify Your Mind

Testo:
CROCIFIGGI LA TUA MENTE
Was it a huntsman or a player
That made you pay the cost
That now assumes relaxed positions
And prostitutes your loss?
Were you tortured by your own thirst
In those pleasures that you seek
That made you Tom the curious
That make you James the weak?And you claim you got something going
Something you call unique
But I’ve seen your self-pity showing
And the tears rolled down your cheeks.

Soon you know I’ll leave you
And I’ll never look behind
‘Cos I was born for the purpose
That crucifies your mind.
So con, convince your mirror
As you’ve always done before
Giving substance to shadows
Giving substance ever more.

And you assume you got something to offer
Secrets shiny and new
But how much of you is repetition
That you didn’t whisper to him too

Traduzione:
È stato un cacciatore o un giocatore
Che ti ha fatto pagare il prezzo
E che adesso assume posizioni distese
E prostituisce la tua perdita?
Sei stato torturato dalla tua stessa sete
Per quei piaceri che cerchi
Che ti hanno reso Tom il curioso
Che ti rendono James il debole?
E tu sostieni di avere qualcosa che bolle in pentola
Qualcosa che chiami ‘unica’
Ma ho visto la tua autocommiserazione dare mostra di sé
E le lacrime sono scorse giù per le tue guancePresto sai che ti lascerò
E non mi volterò mai indietro
Perché sono nato per lo scopo
Che crocifigge la tua mente.
Perciò convinci il tuo specchio
Come hai sempre fatto fino ad ora
Dando sostanza alle ombre
Dando sostanza ancora di più.

E presumi di avere qualcosa da offrire
Segreti nuovi e splendenti
Ma quanta parte di te è ripetizione
Che non hai sussurrato anche a lui

 

qui il bell’articolo di Claudio Giunta su Sixsto Rodriguez sul Sole 24

Il mondo prima di internet era una grande sfera di tenebra. Ecco la prova. La lotta contro l’apartheid in Sudafrica ebbe anche le sue voci pop, e una delle più ascoltate, amate, venerate negli anni Settanta-Ottanta, soprattutto fra i giovani bianchi progressisti, fu quella di un cantante americano di nome Sixto Rodriguez, figlio di immigrati messicani stabilitisi a Detroit negli anni Venti. I suoi due album Cold Fact (1970) e Coming from Reality (1971) non ebbero nessuna fortuna negli Stati Uniti ma, arrivati non si sa come in Sudafrica, vendettero centinaia di migliaia di copie, facendolo diventare famoso come i Beatles e i Rolling Stones: coi quali del resto aveva ben poco da spartire, essendo un cantautore impegnato da paragonare semmai a Dylan o a Neil Young. Per avere la misura di questo successo, ecco il commento a un video di Rodriguez postato su YouTube da pieter13294: «Vivo in Sud Africa e ho conosciuto la musica di Rodriguez grazie a mio padre e ai suoi fratelli. Io e tutti i miei amici, anche se abbiamo tra venti e trent’anni, ascoltiamo ancora Rodriguez Claudio Giunta – Il Sole 24 Ore – leggi su http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-10-21/demolitore-ribalta-084237.shtml?uuid=AbfGzHvG

 

Recensione di Massimo Priviero, Rolling Live

Rolling Live è un doppio album dal vivo + DVD del concerto tenuto da Massimo Priviero il 28 Marzo del 2009 al Rolling Stone di Milano. Si tratta del primo album dal vivo della carriera di Massimo. Nel cofanetto sono presenti i suoi brani più famosi più tre inediti: Lettera al figlio, Vivere, Splende il sole.
Il concerto si avvale di ottimi musicisti come Alex Cambise, Onofrio Laviola, Sergio Leonarduzzi, Mauro Piu, Giovanni Massari. Nell’esecuzione di alcuni brani sono presenti i contributi di Michele Gazich con il suo violino, di Giancarlo Galli al bouzuki e Keith Easdale alle uillean pipes.


Mentre scrivo sto ascoltando “Nessuna resa mai” che è contenuta nel secondo CD. Ogni tanto guardo fuori dalla finestra. Ci sono te grandi olmi oltre le case vicine alla mia, sembrano un unico immenso albero. C’è vento e così abbasso l’audio per ascoltare l’albero nel vento. Ascolto il fruscio delle foglie nel vento. E’ un suono forte ed è così bello che ti arriva dritto al cuore. Così è anche la musica di Massimo. Forte e ti arriva dritto al cuore.

Di tutti i brani contenuti nei due CD e nel DVD il mio preferito è l’inedito “Vivere”. Ma in realtà mi piacciono tutte le vecchie e nuove canzoni di questo concerto. Ma Vivere per me ha qualcosa di speciale e di familiare in questa fase della mia vita: Vivere, che sia l’altare o la polvere/Un tempo è volato, un tempo è venuto/Di pioggia o sole, un tempo verrà/Un uomo viene al mondo e cerca quello che non ha/Un uomo nasce, sogna, crede e vive vive vive/ Questo è quel che sa/Vivere, cerca la forza dove c’è, che non sai mai/Che non sai mai, che non sai mai dov’è/Vivere, cerca la luce dentro te…Mi hanno colpito le parole “Vivere, cerca la luce dentro te”. Nella meditazione buddista tibetana la luce dentro te è la cosiddetta chiara luce, quello stato di buddità che si raggiunge quando si riescono ad eliminare anche solo momentaneamente le emozioni negative che ci affliggono e che impediscono la visione della chiara luce appunto.Naturalmente anche i testi delle canzoni più belle senza la musica e il loro interprete non hanno la stessa forza e non emozionano. Infatti quello che coinvolge ed emoziona è l’interpretazione che ne fa Massimo Priviero.

Si capisce nell’ascoltare il brano quanto esso appartenga intimamente alla vita di Massimo, al suo vivere, alla sua ricerca della forza dove c’è che non sa mai dov’è ma che poi trova nella luce dentro sé. E questa è una scoperta esistenziale non da poco, che solo chi ha vissuto, e sbagliato e sofferto arriva a fare. Non è che a noi occidentali venga istintivo cercare la fine della sofferenza dentro noi stessi. A noi viene di fare il contrario, lo sappiamo tutti. Cerchiamo nella materialità la felicità. E così soffriamo sempre di più.
Il DVD di Rolling Live ci mostra un Massimo Priviero nel suo elemento più naturale: il palco. Altro che stormire di foglie…Cos’è valanga, fiume, cascata? Fresca e spontanea acqua che scroscia e arriva a formare quel lago verde che è il cuore del pubblico. I musicisti gli vanno dietro. Che altro potrebbero fare? Scansare la valanga o farsene travolgere? E noi che facciamo? Ci facciamo travolgere è ovvio.Stamattina ero seria e triste e pensavo è tanto che non mi sentivo così, e pensavo sarà che ho dormito poco e ho pensato chissà quando mi passa…e già cominciavo a scrivere di questa specie di dolore che a volte mi acchiappa così all’improvviso. E poi accendo il computer e metto su il DVD di Massimo e bé insomma capita no con la musica? Non sono più triste! A me lui fa questo effetto. Ma mi sa che fa così anche a tanti altri.
Alcuni versi qua e là dai brani: “ Siamo solo soldati che marciano stanchi/…siamo vivi siamo in piedi/…non fermarti mai/…siamo nati per volare per cadere prima o poi/” ( Bell’Italia). “Siamo Cristi traditi/…siamo ponti nel vuoto/…siamo spari nel cielo/…siamo lacrime spente/…siamo occhi malati/…Siamo ali di ferro/ siamo sassi nel tempio/ ( Spari nel cielo ).” Cresci in fretta e cerchi amore in modo strano senza volerlo mai/…ragazza sei sola/ ( Bambina di strada). Stupenda la versione di Priviero di Ciao amore ciao di Luigi Tenco nella versione originale, diversa da quella che in genere si conosce: “ Li vidi passare vicino al mio campo/ ero un ragazzo stavo lì a giocare/erano giovani e forti/ andavano al fronte col sole negli occhi/e cantavano così ciao amore ciao…”.
Vorrei citare la canzone di Massimo “Grande mare” che nel concerto si avvale dei musicisti Giancarlo Galli ( “uomo di terra, lo chiama Massimo) al bouzuki, e Keith Elasdale ( uomo d’isola) alle uillean pipes. Presentando sul palco questi due musicisti dice Massimo. “ Vogliamo portare questa canzone, che in realtà è un ballata…vediamo di portare il mare in Scozia”. E infatti “Grande mare”, grazie soprattutto alle cornamuse di Keith Easdale, diventa una ballata scozzese che in maniera surreale, come fa l’arte sempre, parla di mare: “ L’estate è finita/ i ragazzi tornano a casa/Rimini è chiusa per nebbia nel 2003/ penso a Marta, al bambino, ai miei guai/ al lavoro con mille se/ quanto fa di cappuccio e brioches che vado via…/e guardo il mio mare che sale , sale dentro di me…
E’ un gemito nella voce di Massimo questo testo, lui la canta accompagnandosi con la chitarra acustica, ma anche con il corpo, le spalle si alzano, le ginocchia appena piegate. E quello che racconta si capisce come sia vita, un pezzo di vita che è stata davvero vissuta. Poi arriva sul palco Michele Gazich per accompagnare Massimo in “Fragole a Milano”. “L’idea delle fragole a Milano”, dice Massimo, “ mi è venuta dalla canzone dei Beatles Strawberry fields forever, io andavo in cerca della ragazza che amavo e in tram scrivevo questa canzone”. Che dice: conto i tram i baristi le case/…niente fragole a Milano/….io respiro io vivo per te/solo per te, per te/…per te scalerò il cielo…Fa impressione guardando l’esecuzione di questo brano, soprattutto per l’affiatamento che c’è tra Michele Gazich e Massimo Priviero, in ginocchio tutti e due a suonare e cantare e poi Gazich che si rialza e mentre suona il violino balla, una meraviglia.
Infine vorrei accennare alla mitica San Valentino che ha anche lei un magnifico testo: siamo solo due cuori in una notte sporca/siamo solo due anime in cerca di un riparo qualunque/…siamo solo due pazzi caduti dal cielo/ ancora in cerca di fiato per provare a salire in volo…
Il DVD contiene anche “Appunti di viaggio”, autobiografia di Massimo Priviero in stile letterario, un racconto.

Lista brani:

Questa la tracklist dei 2 CD “Lettera al Figlio” (inedito), “Bellitalia”, “Dolce Resistenza”, “Spari nel Cielo”,”Diluvio”, “Bambina di Strada”,”Ciao Amore Ciao”, “Angel”, “Mr. Tambourine Man”, “Grande Mare”,”Fragole a Milano”, “NIkolajevka” ” “La Strada del Davai”, “San Valentino”, “Nessuna Resa Mai”, “We Shall Overcome”, “Pane, Giustizia e Libertà”, “Il testamento del Capitano”” “Vivere” (inedito), “Splenda il Sole” (inedito).

Il dvd, invece, ripropone i seguenti brani:”Bellitalia”, “Dolce Resistenza”, “Spari nel cielo”, “Diluvio”, “Bambina di strada”, “Ciao amore Ciao”, “Angel”, “Mr. Tambourine Man”, “Grande Mare”, “Fragole a Milano”, “La Strada del Davai”, “Nikolajevka”, “San Valentino”, “Nessuna Resa Mai”, “We Shall Overcome”

http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Priviero

sito di Massimo Priviero: http://www.artist-board.com/massimopriviero/

Il demo del DVD: http://www.youtube.com/watch?v=_3jOpnBLLOo

http://www.ilgiornale.it/news/ecco-massimo-priviero-don-chisciotte-rock-italiano.html

in lankelot: http://www.lankelot.eu/musica/priviero-massimo-gazich-michele-folkrock.html

Il 20 Ottobre presento a Bologna il mio romanzo Il bardo psichedelico di Neal

 

 

http://www.galleriatedofra.it/

 

E

www.vololiberoedizioni.it

 

PRESENTANO

IL BARDO PSICHEDELICO DI NEAL

Romanzo immaginario su un istante

di Dianella Bardelli.

 

http://www.vololiberoedizioni.it/v2/?sect=libri&itemId=933

 

 

 

 

Un excursus sulla letteratura beat americana in un romanzo che ha per protagonista Neal Cassady, una delle figure centrali del movimento.

Reading con l’autrice la bolognese

 

DIANELLA BARDELLI

Con l’amichevole presenza e complicità del giornalista e scrittore

GIANNI DE MARTINO

 

La presentazione avverrà nell’ambito di

NUTRIMENTI TERRESTI

Esposizione personale della pittrice

WANDA BENATTI

 

SABATO 20 OTTOBRE

Ore 18,00

TEDOFRA ARTGALLERY

Via delle Belle Arti 50

BOLOGNA

INFORMAZIONI tel. 3347266681   [email protected]

 

 

L’autrice trae spunto per il suo romanzo dalle ultime ore di Neal Cassady. Immagina il suo ultimo viaggio tra visioni, pensieri e ricordi. Neal si ritrova nello stadio intermedio tra la morte e la rinascita: il suo Bardo. Il deserto del Messico si colora, si trasfigura e si anima di incontri… Jack Kerouac e Allen Ginsberg, arrivano nel deserto di Neal a bordo dell’autobus psichedelico di Ken Kesey, invitano Neal a salire e a ripartire con loro ma lui rifiuta. Un romanzo psichedelico. denso ,poetico e musicale., con illustrazioni di Matteo Guarnaccia. Neal Cassady, grazie a Jack Kerouac ed al suo libro On the Road (Sulla strada), è stato uno dei simboli della Beat generation. Infatti sotto il nome di fantasia di Dean Moriarty si celava proprio Neal che ispirò a Kerouac anche un altro lavoro, Visioni di Cody.

 

L’autrice è disponibile per interviste ed incontri.

Se interessati contattare lo scrivente ufficio stampa

 

Dianella Bardelli: Nata a Livorno nel 1947, ma da sempre a Bologna per molti anni ha insegnato Lettere presso l’Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani della città emiliana. Accanto alla sua attività di scrittrice guida corsi di Scrittura Creativa secondo il Metodo della poesia e prosa spontanea; ha una vera passione per la letteratura della beat generation e considera suoi maestri: Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Ha pubblicato: Vado a caccia di sguardi (2008 Raffaelli) Vicini ma da lontano (2009 Giraldi), I pesci altruisti (2011 Giraldi).

 

Gianni De Martino: Nel 1967 è vissuto a Milano tra i fondatori della mitica rivista “Mondo Beat“, di cui è stato caporedattore. Dopo aver viaggiato per alcuni anni tra il Marocco e l’ India, ora vive e lavora a Milano come giornalista, consulente editoriale e saggista. Direttore di “Mandala. Quaderni d’oriente e d’occidente” e collaboratore delle riviste “Pianeta fresco“, “Alfabeta“, “L’erba voglio“, “Il piccolo Hans”, “Panta”, “Altrove“, “Il Mattino” ed altri quotidiani e riviste, ha curato, tra l’altro, il Saggio sulla transe di Georges Lapassade ( Feltrinelli, 1980; Apogeo, 1997); La cultura dell’harem di Malek Chebel ( Bollati Boringhieri, 2000); L’interprete delle passioni di Ibn ‘Arabi ( in collaborazione con Roberto Rossi Testi, Apogeo, 2008). E’ autore di numerosi libri. I più recenti sono: I Capelloni (Castelvecchi, 1997), Odori (Apogeo, 1998, 2006), Hotel Oasis(Mondadori 1988; Zoe 2001), Arabi e noi (in collaborazione con Vincenzo Patanè, DeriveApprodi, 2002); Viaggi e profumi (in collaborazione con Luigi Cristiano, Apogeo, 2007); Capelloni & Ninfette ( Costa & Nolan, 2008).
http://www.giannidemartino.it/?page_id=672

 


 

 

Ufficio Stampa Vololibero Edizioni

www.vololiberoedizioni.it

Luca Trambusti

 

Cell 335 28 10 65   Uff 02 89 45 98 92

E-Mail: [email protected]

www.lucatrambusti.it 

Un corso di scrittura creativa a Bologna

Corso di scrittura creativa spontanea 
      Professori: Bardelli Dianella 
inizio 12/10/2012
Venerdì 15.00 – 17.00
incontri 10
Contributo di €. 90,00
Sede Univ. Primo Levi
via Azzo Gardino, 20/B Bologna 
 
     Un corso di scrittura creativa secondo il metodo della prosa spontanea. In classe si realizzeranno improvvisazioni di scrittura a tempo sui più vari temi, emozioni, fatti ed esperienze; si darà voce anche ad esercizi legati ai cinque sensi. I testi saranno scritti direttamente in classe e anche l’insegnante vi si cimenterà. Chi vorrà potrà, alla fine di ogni esercizio, leggere agli altri il proprio testo. Anche l’insegnante, se richiesta, leggerà i propri testi. Gli esercizi non verteranno su argomenti e situazioni astratte, ma nasceranno dalle nostre esperienze mentali e fisiche. Come premessa porremo la nostra attenzione al Qui e Ora, cioè al momento presente, quello che stiamo vivendo quando ci accingiamo a scrivere: un modo semplice e naturale di ricondurci a noi stessi e alla nostra immaginazione, unica ed inesauribile fonte di ispirazione del linguaggio poetico e letterario. Faremo del corso quindi un’esperienza di vita e scrittura: ascolteremo brani musicali su cui far fluire la nostra scrittura; leggeremo poesie su cui improvviseremo un nostro testo; guarderemo fotografie e immagineremo paesaggi; faremo appello quindi a quella energia creativa che spesso non sappiamo di possedere, ma che comunque c’è dentro di noi e aspetta solo di essere risvegliata. 

   per iscriversi: 

Via Azzo Gardino, 20/b
40122 – Bologna

 

Tel. 051 249868
Fax. 051 4844958

 

Con preghiera di diffusione

 

Chi è Dianella Bardelli: http://www.linkedin.com/pub/dianella-bardelli/45/71b/584