Improvvisazione su una parola presa a caso da un romanzo che sto leggendo. La parola è ERA

Era una bella giornata di sole leggermente velato. All’ora di pranzo era piovuto e tuonato e il cane, come al solito, era terrorizzato. Ansimava e andava di qua e di là cercando di intrufolarsi alche nel salotto dove sapeva che gli era vietato entrare. Veniva sgridato e allora desisteva dall’entrarvi. Poi smise di piovere. Tornò il sole leggermente velato. Era di nuovo caldo ma un po’ meno rispetto alle giornate precedenti.
Il caldo è sinonimo di noia. Non so perché con esattezza. Forse perché non si può fare niente, né camminare né fare muoversi per altri motivi. Anche a leggere si fa fatica. Ma ora era un po’ rinfrescato. Ma la noia era rimasta attaccata alla pelle come il sudore che continuava a impasticciare la faccia e le braccia.
Il libro che stava leggendo anche lui era noioso. Eppure non lo abbandonò come faceva sempre con quelli che fin dalle prime pagine non le piacevano. L’avrebbe continuato a leggere come se volesse trovarci qualcosa di buono prima o poi.

Fenoglio diceva che scrivere è una fatica nera

Mi ricordo quello che diceva Fenoglio, più o meno che faceva una fatica nera a scrivere il suo Partigiano. Una fatica nera può anche voler dire scrivere senza piacere, senza il piacere di farlo, ma facendo appunto una fatica nera.
Io devo portare avanti un mio romanzo breve. Sono a un buon punto e so già il finale che non è attinente a quello che nella storia voleva fare la protagonista e di cui parla sempre nella seconda parte del romanzo. Quello che ho pensato è un finale di normalizzazione, la protagonista lascia perdere l’improbabile sogno e decide di non assecondarlo più.