Mercoledì 8 novembre 2017 – ore 20,30 Biblioteca Comunale “Severino Ferrari” Le ragazze di Emma Cline

Biblioteca Comunale “Severino Ferrari”

L’ARCA della LETTURA

Ti piacerebbe far parte
del gruppo di lettura
della tua biblioteca?

Leggiamo tutti lo stesso libro,
poi ci ritroviamo insieme per scambiare le nostre opinioni, i nostri commenti,
le riflessioni e le emozioni che il libro ha stimolato.

Chiedi informazioni alle bibliotecarie

Mercoledì 8 novembre – ore 20,30
presso la biblioteca di Molinella, Piazza A. Martoni, 19/1
051 6906860

Libro prescelto:

LE RAGAZZE
di Emma Cline

conduce l’incontro
Dianella Bardelli

Gli incontri successivi avverranno a cadenza mensile

Mi è capitato qualcosa di poetico che ha a che fare con Bob Dylan

Mentre sono in auto ascolto Not dark yet – l‘ascolto sempre in auto quando alla radio non dicono cose che mi interessano – mi viene in mente che Dylan, ovvero le sue canzoni, la sua voce mentre canta, anche quando la registrazione non è dal vivo – non ne fanno solo un poeta, ma una specie di sacerdote della poesia ( lui fa bene a dire che i suoi testi hanno senso solo in quanto sono cantati )  che ispira in chi ascolta qualcosa di dolce e malinconico, qualcosa che ha a che vedere con questo strano caldo autunno, le foglie che cadono, i campi arati, noi ancora in maglietta – e così oggi mi sono fermata in uno spiazzo sassoso mentre in auto andavo dalla mia amica a comprare le pere che lei coltiva e ascoltavo Not dark yet – e allora qualcosa di poetico è nato in me, una specie di emozione poetica – quando mi capita dovunque sono devo tirare fuori il mio quadernetto e devo scrivere – questa canzone ha questa cadenza, questo pestato ritmico che ti entra dentro e ti fa sentire in un modo poetico -così ho fermato l’auto in questo spiazzo sassoso e ho buttato giù le parole che Not dark yet mi suggeriva, mi dettava – e avevano le mie parole a che fa con il Tempo, il tempo che passa, che è, era, sarà:
ho professato per anni il Qui e Ora –
ora non più –
c’ è un passato che è sempre presente
Dylan in “Dont look back”
i miei che sono morti
io da giovane
i miei amici da giovani
io e L. quando ci siamo incontrati
e i miei amori di un tempo
io in una foto da bambina
un 19 Agosto a Riccione
vestita da guerriero pellerossa
che suono il tamburo
e come ci credevo!
tutti lì
tutti lì nel mio cuore

Theodore Sturgeon, un po’ del tuo sangue

Mi piacerebbe davvero sapere dove Sturgeon andava a pescare le sue storie. Solo nei recessi della sua mente? O prendeva spunto da dettagli di storie che sentiva raccontare? O da storie che leggeva di altri scrittori? Viene da chiederselo perché per lo più le sue sono trame davvero originali e così diverse le une dalle altre. Dopo aver letto Godbody, l’ultimo romanzo che Sturgeon abbia scritto, mi sono rivolta ad altri suoi libri che avevo in casa da tempo e che non avevo mai letto. Uno di questi è lo straordinario “Un po’ del tuo sangue”. Nella prima parte ti fai prendere dalle tristi vicende della vita di colui che viene chiamato George ( solo in seguito scopriremo che non è il suo vero nome). E’ il figlio di una coppia formata da un omaccione sempre ubriaco e violento e da sua moglie, piccola e cagionevole di salute, su cui si scatena la violenza del marito quando torna a casa ubriaco fradicio, ovvero quasi tutte le sere. I tre fanno una vita solitaria e triste. L’unico diversivo per George è vagare per i boschi e cacciare piccoli animali per i quali fin da piccolo sa costruire abili trappole. Su istigazione del padre impara a rubare nei magazzini alimentari. Ma scoperto viene mandato per due anni in un carcere minorile. Prima si macchia anche di un omicidio. Stare in carcere a George piace, così come gli piacerà stare nell’esercito, quando fugge dalla sua ragazza Anna che è rimasta incinta. Il carcere e l’esercito piacciono a George perchè in entrambi ci sono delle regole da rispettare, e lui sembra amare i luoghi in cui tutto è prestabilito da altri. Ma succede un imprevisto che fa sì che George venga incarcerato. Fin qui quella di Sturgeon è una storia ben scritta e avvincente per via di questo strano George, ragazzo taciturno ma con una filosofia di vita tutta sua, cioè osservare le regole e obbedire agli ordini. Solo dopo il suo arresto scopriamo che la sua vera storia non è quella che ho sintetizzato fin qui, e solo nell’ultima riga del romanzo scopriamo perché è stato arrestato. E’ nel rapporto con lo psichiatra che lo ha preso in cura che si riesce a dipanare il segreto di George. Il titolo del romanzo è la spiegazione di tutto, ma tu lettore non te lo saresti mai immaginato. Perché è un titolo volutamente fuorviante e nel nostro immaginario evoca “solo” delitti e omicidi. Perché ho trovato straordinario questo romanzo? Prima di tutto per come Sturgeon ha saputo create un intreccio complesso e poi nel modo in cui ci racconta il rapporto tra George e lo psichiatra come se si trattasse di una trama gialla. Suspense, colpi di scena, orrore e compassione si alternano nell’animo del lettore trascinato nella lettura in un’altalena di impressioni e aspettative che terminano con lo svelamento del segreto di George che si trova nelle ultime parole scritte dall’autore. Poche, che sembrano una poesia.