“Voglio vedere dio in faccia” di Gianni De Martino

Ho conosciuto Gianni alcuni anni fa quando venne a Bologna ad aiutarmi a presentare il mio romanzo “Il bardo psichedelico di Neal” che era da poco uscito.

Gianni De Martino è un esperto del mondo beat e hippy, movimenti che ha vissuto e contribuito a diffondere in libri, articoli, convegni. “Voglio vedere dio in faccia” è un compendio di molte cose scritte da De Martino negli ultimi trent’anni. Gli argomenti spaziano dal beat italiano, ai viaggi “acidi”, dal buddismo all’Islam, fino alla rivoluzione tecnologica in ambito digitale.

Il titolo del volume mi intriga molto perché è una frase di Kerouac, scrittore che amo molto. Ossessione quella di voler vedere il volto di dio, che ossessionò Kerouac per tutta la sua vita.
Del resto la religione e la spiritualità in genere hanno affascinato De Martino dopo la fine dell’esperienza italiana. Molti allora in fuga dall’immobilismo della società italiana, prendono la strada dell’estremo oriente, De Martino quella del Marocco. In proposito nel libro vengono riportati suoi articoli apparsi su questo bisogno di spiritualità dei giovani degli anni ’60. Bisogno non disgiunto dall’uso di droghe, argomento che viene affrontato in un’intervista fatta da De Martino ad Albert Hofmann, lo scopritore dell’LSD. Nell’intervista Hofmann afferma la relazione inscindibile tra materia e spirito e la funzione rivelatrice che può avere l’assunzione dell’acido lisergico in persone che hanno comunque una stabilità emotiva matura. Altrimenti l’assunzione della sostanza può essere molto pericolosa. In un altro articolo intitolato non a caso Radioso acido, De Martino con un linguaggio poetico, letterario parla di un’esperienza con l’LSD. Esperienza in cui gli oggetti sono soffusi d luce e appaiono come visti per la prima volta. Da questo tema si passa in vari articoli a parlare di buddismo, altro modo afferma De Martino per espandere la coscienza senza l’uso di sostanze.

Altri testi si ricollegano a quel bisogno di spiritualità che è la cifra delle esperienze di vita di De Martino negli ultimi decenni. Ad esempio quelli legati al tema dei riti collettivi di possessione. Riguardano il Marocco, dove De Martino ha soggiornato a lungo e anche il Salento. Dove il tarantismo negli ultimi anni si è fatto conoscere nella sua veste laica legata alla musica e alla danza.
In altri testi di questa variegata antologia si affronta il tema dell’omosessualità così come l’hanno intesa e interpretata gli scrittori beat e minimalisti americani o anche Foucault.

Conclusioni

Questa antologia di scritti è una delle più esaurienti fonti di quello che si intendeva dagli anni ’60 ai ’90 per cultura e informazione. Era quella che veniva prodotta e scritta da giovani curiosi andando dove le cose accadevano. Non erano mandati in Africa o Asia da una qualche radio o televisione, da un qualche giornale. Chi voleva conoscere qualcosa che accadeva in un posto lontano da dove era lui raggranellava un pò di soldi e ci andava. Ci andavano di propria iniziativa. Conoscere, capire, evolversi non erano attitudini di un mestiere, erano esigenze, bisogni personali. Poi si tornava e si proponevano le cose che si erano scritte alle riviste. Era un mestiere quello del viaggiatore-scrittore, ma non lo si sceglieva per i soldi, ma per il bisogno di una conoscenza diretta e profonda delle cose in sè. De Martino era ed è interessato alla spiritualità, ai riti, a quello che di misterioso sta dietro l’atto dello scrivere. Di tutte queste cose si parla in questa antologia. E’ un materiale prezioso per chi voglia sapere chi erano quei giovani che se ne andavano per il mondo con l’unico scopo di capirlo e in tal modo capire se stessi.

Su “On writing” di Stephen King

E’ un libro importante e solo apparentemente sulla scrittura in senso stretto. Io l’ho letto come un libro sullo scrivere a partire da quel che si vive. Come se questo fosse uno dei sotterranei e nascosti scopi delle esperienze vissute: scriverle, appunto. Per Stephen King non sono i grandi fatti, i grandi eventi a creare storie belle da leggere. Lo sono invece i piccoli dettagli che stanno dentro a quelle che noi pensiamo siano i fatti grandi e importanti della nostra vita
Nella prima parte del libro l’autore racconta vari episodi a partire dalla propria infanzia, adolescenza e età adulta. Poi il matrimonio, i figli e questa voglia di scrivere, di fare il mestiere dello  scrittore che piano piano con un po’ di fortuna e molta abnegazione riesce a realizzare. Fino al successo e ai soldi, che liberano Stephen King dalle ristrettezze economiche in cui era vissuto fino a quel momento.
Da pagina 93 l’autore parla solo di scrittura, che cos’è?, si chiede. La risposta è telepatia. La scrittura è telepatia. Continua…