Lei non si stanca mai

Lei non si stanca mai. Dalle 5 alle 8 nell’orto. Poi pulizia della casa. E poi ” ho tanta roba da stirare”. Lei ha 80 anni e un po’ di fatica a camminare c’è. Eppure fa tante cose faticose e sembra non sentire neanche il caldo. Ah dimenticavo, di notte dorme pochissimo. Cura così la sua mente? Con il lavoro manuale? O forse non ha una mente che deve essere curata.

Le donne di ” Siamo stati felici” di Irene Némirovsky

Le donne di ” Siamo stati felici” di Irene Némirovsky sono tutte vecchie, disilluse, nostalgiche di un loro passato glorioso. Lo sono anche se sono giovani. Sono vecchie perché i loro mariti non le amano e le tradiscono apertamente. Loro, le giovani – vecchie signore subiscono i tradimenti, li conoscono, ma non mollano i loro mariti.
Poi ci sono i bar. Non quelli del mattino, frequentati da chi va al lavoro. Quelli frequentati dalla schiuma dell’umanità parigina. Stanno in questi bar tutta la notte, hanno i loro angoli abituali, bevono continuamente. C’è anche una vecchia signora che sta in uno di questo bar tutta la notte a ruminare dentro di sé sul proprio glorioso passato. E’ sola e povera. Nessuno in quel bar le fa compagnia e lei ci soffre. Una notte entra una giovane ragazza ben vestita e molto bella. La vecchia signora sogna che diventino amiche. Ma naturalmente non accade. 

Su “On writing” di Stephen King

E’ un libro importante e solo apparentemente sulla scrittura in senso stretto. Io l’ho letto come un libro sullo scrivere a partire da quel che si vive. Come se questo fosse uno dei sotterranei e nascosti scopi delle esperienze vissute: scriverle, appunto. Per Stephen King non sono i grandi fatti, i grandi eventi a creare storie belle da leggere. Lo sono invece i piccoli dettagli che stanno dentro a quelle che noi pensiamo siano i fatti grandi e importanti della nostra vita
Nella prima parte del libro l’autore racconta vari episodi a partire dalla propria infanzia, adolescenza e età adulta. Poi il matrimonio, i figli e questa voglia di scrivere, di fare il mestiere dello  scrittore che piano piano con un po’ di fortuna e molta abnegazione riesce a realizzare. Fino al successo e ai soldi, che liberano Stephen King dalle ristrettezze economiche in cui era vissuto fino a quel momento.
Da pagina 93 l’autore parla solo di scrittura, che cos’è?, si chiede. La risposta è telepatia. La scrittura è telepatia. Continua…

 

 

 

 

 

Una foglia contro i fulmini di Tonino Guerra

Va preso come un libro di meditazione. Anche di preghiera. Va tenuto con cura e devozione. Come fanno i monaci tibetani che avvolgono i loro libri in belle stoffe colorate. Sono storie profonde quelle raccontate in poesia da Tonino Guerra in questo libro. Anche se per il mio gusto anarchico e birichino sono scritte anche troppo bene. Sono storie magiche, introspettive, sono come una fiaba dei Fratelli Grimm in lingua poetica. Il sottotitolo dice: Poema in prosa. In realtà è proprio poesia. Il verso è lungo ma solo un professore di scuola media dalla visuale ristretta potrebbe definire questi testi prosa. C’è molta Verità. Ma l’estrema Bellezza del verso, all’inizio ha distratto un po’ la mia attenzione. Per questo il libro non va solo letto. Va riletto. Tenuto sul comodino. Sul tavolo di lavoro. Sempre a portata di mano, insomma. Ad ogni rilettura di un verso, di un’intera poesia risuonerà in noi con significati sempre diversi, come capita solo con i più grandi tra gli scrittori. La Verità può essere anche espressa in forma più esplicita di così. Più scomposta, diseguale, ci può essere l’acqua cristallina ma anche un po’ di fogna. Qui anche il dolore, e ce n’è tanto, è trasparente, ma anche velato, attutito da questa Assoluta Capacità del Poeta di Creare la Bellezza. Ho un gusto tutto mio per la scrittura. Non amo il “bel testo”. Anzi mi dà proprio noia. Qui in questi poemetti non c’è il “bel testo”, c’è, come ho detto, la Bellezza. Ogni emozione o Verità Trascendentale, e di questo si tratta in queste poesie di Guerra, ha dentro di sé già svelata la sua scrittura. L’ho imparato da Whitman, anche lui profeta di Verità e supremo amante della natura come Guerra. Questi meravigliosi poemetti di Guerra hanno in sé a volte, ma solo a volte, una forma talmente sorvegliata da dare l’impressione di qualcosa di imbrigliato, trattenuto. Invece si tratta di pudore. Pudore per gli altrui sentimenti, soprattutto. Questi versi ti fanno entrare in quel mondo parallelo che nessuno conosce più perché nessuno ha più il coraggio di addentrarsi nella parte selvatica e magica di noi stessi, che si rispecchia così chiaramente nella foglia nel bosco, nel filo d’erba, se diventano, come in Guerra, forme meditative. In questi poemetti lo senti anche tu, se vuoi, l’odore di limone dell’erba luisa dentro la chiesetta. E vedi anche tu la Signora, Remone, e la vecchia che è la custode della chiesetta consacrata dalla presenza del pavimento d’erba luisa. Personaggi questi che appartengono ad un mondo che esiste in mezzo a noi, e che cerca e trova il suo vero sé solo tra gli alberi di un bosco, o contemplando come fa Guerra, case diroccate. Questo dell’amore viscerale per le case abbandonate è l’aspetto in cui in questi poemetti Guerra si lascia più andare. Non ha quel pudore verso i sentimenti altrui che lo fa propendere per quel verso trattenuto di cui parlavo prima. Non si tratta della Signora che vuole diventare una moglie devota o di Remone che cura i suoi venti gatti ed è un po’ matto. L’amore per ciò che è rotto, diroccato, lasciato lì chissà da quanto tempo, ha a che vedere con se stesso e Guerra ne può che parlare con linguaggio più diretto. “ La meraviglia e l’emozione mi arrivano di colpo se mi trovo davanti a costruzioni in rovina….i monumenti in rovina oltre all’ammirazione vogliono commozione e affetto per la loro agonia umana” (pag. 10). Condivido questo amore. La campagna dove vivo ne custodisce alcune di queste case diroccate. Non sono state ancora spazzate via da nuove costruzioni. C’è qui in paese chi sa le loro storie e le racconta a volte in lunghe passeggiate contemplative. Ma Guerra non ha bisogno che qualcuno gliela racconti la storia di quella casa diroccata che ama contemplare a lungo. Lui “la vede”, non l’immagina, la vede proprio. Ma in chi ama le rovine non c’è solo questo. C’è anche il gusto, il piacere, la ricerca di un sentimento che si ama coltivare, non verso qualcuno o qualcosa di specifico, ma così in generale e di per sé: la nostalgia.

Tonino Guerra ( Santarcangelo di Romagna 1920- Santarcangelo di Romagna 2012)
Tonino Guerra, Una foglia contro i fulmini, Maggioli Editore, 2006
Illustrato con acquarelli di Tonino Guerra

http://www.toninoguerra.org

Immaginando Kerouac di Sofia Nanu

E’ una biografia romanzata scritta in prima persona; chi racconta è lo stesso Jack Kerouac che ripercorre la sua vita con l’atteggiamento malinconico e scoraggiato che lo caratterizzava nella sua vita quotidiana. Nel libro il tono dello  scrittore sembra ben diverso da quello epico e entusiasta di Sulla strada e di molti suoi romanzi. La sua vita reale sembra essere  una sequela di esperienze avvilenti, tristi, senza fascino. Ecco allora spiegato il motivo della sua notevole produzione letteraria: nella scrittura Kerouac trovava quella realizzazione che non trovava nella vita reale. Per lui era più reale una pagina appena scritta di una intera giornata passata su un mercantile a lavorare come aiuto cuoco.