Una ragazza

In un film che ho visto in TV c’era un’attrice di una bellezza disarmante, conscia e nello stesso tempo incurante del fascino che emanava. Mi ha ricordato una ragazza, doveva essere un sabato pomeriggio a scuola, doveva essere il periodo in cui frequentavo il serale e si andava a scuola anche il sabato pomeriggio. C’è la luce che entra dalle vetrate, non il buio e il neon che mi metteva tanta tristezza. C’era questa ragazza, era nuova, era la prima volta che entrava in classe, la prima e l’ultima perché poi non è più tornata. Anche lei aveva quella bellezza luminosa, quel fascino di capelli un po’ scomposti, lunghi, appena ondulati e gli occhi, pelle del viso, delle braccia così seducenti. In me fecero questo effetto appena la vidi seduta a uno dei banchi quando entrai in classe. Provai un’immediata attrazione verso di lei, un desiderio dolce di conoscerla, parlarle, sapere di lei, farmi raccontare la sua storia. Durante l’intervallo lei venne da me per farmi vedere il testo che aveva scritto, era impacciata come una che sa di non saper fare una cosa. Mi piacque quella sua fragilità, mi affascinava, era un tutt’uno con il suo aspetto fisico. Chissà se era un’arma, una strategia che lei metteva in atto per sedurre. A me sedusse, ma dopo quel sabato pomeriggio non la vidi più. Mi pentii di non aver fatto in modo di conoscerla, le avrei potuto parlare, invece non le diedi neanche retta quando mi fece vedere il il suo testo. Avrei potuto chiederle da dove veniva, dove abitava, perché aveva scelto quel tipo di scuola. Ma non lo feci.

La cappella di Rothko

Cappella nera non c’è compiacimento non c’è vista udito odorato, non c’è bellezza consolazione buoni sentimenti c’è un’immagine nera o vuota che è la stessa cosa, nera o vuota nera e vuota. Trinità come una divinità davvero una divinità reale una divinità di natale da amare proprio ora proprio ora. Trinità finalmente rimasta sola invisibile come è sempre quando non è natale. Una panca per il viandante solo, sconsolato, disperato ma che ancora cerca spera anela vuole. Di fronte quello che vede sempre niente di ammirevole consolante niente di visibile reale immaginato. Niente sembianza che nasconda solo questo nero blu luminoso da guardare per vedere per vedersi non sono porte non danno accesso non portano da qualche parte non celano il divino non sono il tabernacolo ma sono tre. il pavimento rosa è una nuvola su cui galleggiamo tutti pericolosamente ma anche tranquillamente un’ombra sola il resto è luce