Cinque e un quarto del mattino

frescura dalla porta finestra
a letto su un fianco
l’oscurante a metà-
la cornice è un rettangolo di cielo
dorato, caldo
splende ancora un po’ opaco-
un artificio
momentaneo e perso-
l’oro-bronzo
incorona il grand’ albero
tondo, largo, immobile-
gli occhi socchiusi ammirano
in attesa del nuovo sonno

La notte in città in tre piazze

Prima piazza

Una bottiglia
un nero
uno che parla una lingua sconosciuta
e poi che palle
una giornalista
che dice cose
tipo “bipartisan”
“la cooperativa”…
che palle-
c’è gente anziana
annoiata che l’ascolta
davanti a birre non bevute-
poi uno con un cappello tutto riccio
che sono i suoi capelli
con la ragazza che gli cammina dietro-
e i drogati non li vogliono
i politici, i giornalisti
li cacciano-
e poi c’è uno che si sente onorato
di cantare qui
e perché?
o n o r a t o
e la ragazza da farci due chiacchiere-
ma a M. piacciono le donne nude
anzi dice quelle che si vede e non si vede-

Seconda piazza

molti stanno quasi attaccati alla chiesa
ma lo sanno che è una chiesa?
Quasi attaccati al portone
ma lo sanno che è un portone?-
quello accanto a me fa i rutti
perché
per far colpo-
fanno discorsi di soldi, magliette
ottime, dice, vabbè-
oltre guardo per trovare un qualche interesse
le braccia della gente-
quell’uomo che col Suv attraversa l’acciottolato
e si ferma davanti a un portone
e scende e apre il portone
e si ferma a parlare con qualcuno
dove è stato?
A cena in collina?
O è un chirurgo che torna dal lavoro?
e non vuole andare a dormire
e continua a chiacchierare-
ma poi entra-
andrà in casa-
si spoglierà
maledirà forse
 tutta questa gente nella piazza-
e noi siamo due turisti muti
che comunicano con Marte
con la loro biro e il loro quadernino-

Terza piazza

Sul selciato caldo di Piazza Maggiore
non mi ci era mai seduta-
è proprio caldo
come il fuoco a starci vicino
nelle sere d’inverno-
“ se non entra nel giro si appassiona”
dice il film in piazza Maggiore-
e com’è giovane Alan Delon-
nel film è l’alba
bisogna essere di paese
per godersi la città


Al concerto

Ieri sera al concerto
jazz-blues-rock-country-
un po’ di tutto insomma-
lei, la cantante
americana
californiana
minuta
forza della natura-
Janis Joplin, mi dice L.-
già
ma vuoi mettere Janis…
non si può fare il confronto
tra l’originale e il bravo imitatore-
all’imitatore vien da dire bravo
ma il giorno dopo non ci pensi più-
l’originale va diritto al cuore-
e lì si ferma
rimani arpionato per sempre

Per Lenore Kandel ( “ people and words, dreams and visions” )

Un pensiero
un sogno
una dedica
una commozione ammirata-

amica mai avuta
fantasticata
vista nelle descrizioni altrui
nelle sue parole scritte
allusive o esplicite
sempre poetiche-

nascosta
in piccole stanze odorose
stella
di una strada sola
unica e ribelle-

poesia vera
autentica
a volte perfino accademica-
padrona di temi, modi, visioni
parole
che arrivano insieme al suo sorriso,
che, dicono,
cominciasse dagli occhi-
sempre anche dopo
anche tanto tempo dopo-
il sorriso aperto
fiducioso
e illuminato
di una bambina