Recensione di Una foglia contro i fulmini di Tonino Guerra

Guerra Tonino, Una foglia contro i fulmini
“ Solo quando mi sono affacciato a guardare/ scopro con meraviglia il pavimento formato da un/ tappeto verde d’erba luisa”

Va preso come un libro di meditazione. Anche di preghiera. Va tenuto con cura e devozione. Come fanno i monaci tibetani che avvolgono i loro libri in belle stoffe colorate. Sono storie profonde quelle raccontate in poesia da Tonino Guerra in questo libro. Anche se per il mio gusto anarchico e birichino sono scritte anche troppo bene. Sono storie magiche, introspettive, sono come una fiaba dei Fratelli Grimm in lingua poetica. Il sottotitolo dice: Poema in prosa. In realtà è proprio poesia. Il verso è lungo ma solo un professore di scuola media dalla visuale ristretta potrebbe definire questi testi prosa. C’è molta Verità. Ma l’estrema Bellezza del verso, all’inizio ha distratto un po’ la mia attenzione. Per questo il libro non va solo letto. Va riletto. Tenuto sul comodino. Sul tavolo di lavoro. Sempre a portata di mano, insomma. Ad ogni rilettura di un verso, di un’intera poesia risuonerà in noi con significati sempre diversi, come capita solo con i più grandi tra gli scrittori. La Verità può essere anche espressa in forma più esplicita di così. Più scomposta, diseguale, ci può essere l’acqua cristallina ma anche un po’ di fogna. Qui anche il dolore, e ce n’è tanto, è trasparente, ma anche velato, attutito da questa Assoluta Capacità del Poeta di Creare la Bellezza. Ho un gusto tutto mio per la scrittura. Non amo il “bel testo”. Anzi mi dà proprio noia. Qui in questi poemetti non c’è il “bel testo”, c’è, come ho detto, la Bellezza. Ogni emozione o Verità Trascendentale, e di questo si tratta in queste poesie di Guerra, ha dentro di sé già svelata la sua scrittura. L’ho imparato da Whitman, anche lui profeta di Verità e supremo amante della natura come Guerra. Questi meravigliosi poemetti di Guerra hanno in sé a volte, ma solo a volte, una forma talmente sorvegliata da dare l’impressione di qualcosa di imbrigliato, trattenuto. Invece si tratta di pudore. Pudore per gli altrui sentimenti, soprattutto. Questi versi ti fanno entrare in quel mondo parallelo che nessuno conosce più perché nessuno ha più il coraggio di addentrasi nella parte selvatica e magica di noi stessi, che si rispecchia così chiaramente nella foglia,nel bosco, nel filo d’erba, se diventano, come in Guerra, forme meditative. In questi poemetti lo senti anche tu, se vuoi, l’odore di limone dell’erba luisa dentro la chiesetta. E vedi anche tu la Signora, Remone, e la vecchia che è la custode della chiesetta consacrata dalla presenza del pavimento d’erba luisa. Personaggi questi che appartengono ad un mondo che esiste in mezzo a noi, e che cerca e trova il suo vero sé solo tra gli alberi di un bosco, o contemplando come fa Guerra, case diroccate. Questo dell’amore viscerale per le case abbandonate è l’aspetto in cui in questi poemetti Guerra si lascia più andare. Non ha quel pudore verso i sentimenti altrui che lo fa propendere per quel verso trattenuto di cui parlavo prima. Non si tratta della Signora che vuole diventare una moglie devota o di Remone che cura i suoi venti gatti ed è un po’ matto. L’amore per ciò che è rotto, diroccato, lasciato lì chissà da quanto tempo, ha a che vedere con se stesso e Guerra ne può che parlare con linguaggio più diretto. “ La meraviglia e l’emozione mi arrivano di colpo se mi trovo davanti a costruzioni in rovina….i monumenti in rovina oltre all’ammirazione vogliono commozione e affetto per la loro agonia umana” (pag. 10). Condivido questo amore. La campagna dove vivo ne custodisce alcune di queste case diroccate. Non sono state ancora spazzate via da nuove costruzioni. C’è qui in paese chi sa le loro storie e le racconta a volte in lunghe passeggiate contemplative. Ma Guerra non ha bisogno che qualcuno gliela racconti la storia di quella casa diroccata che ama contemplare a lungo. Lui “la vede”, non l’immagina, la vede proprio. Ma in chi ama le rovine non c’è solo questo. C’è anche il gusto, il piacere, la ricerca di un sentimento che si ama coltivare, non verso qualcuno o qualcosa di specifico, ma così in generale e di per sé: la nostalgia.

Tonino Guerra ( Santarcangelo di Romagna 1920- Santarcangelo di Romagna 2012)
Tonino Guerra, Una foglia contro i fulmini, Maggioli Editore, 2006
Illustrato con acquarelli di Tonino Guerra

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