L’albero sventrato

Totem della salvezza
sapienza aperta
a mostrare
l’essenza spirituale
che cercavo
che cerchiamo
e non troviamo mai-
poi accade
di vederla così
che da sola si apre
cedendo alla terra
la superficialità del mondo
e il suo essere morto –
ho capito, le dico
ma è un’angoscia il sapere
perché è più scuro che chiaro
e poi ci chiama a sè
perché solo morendo
nell’apertura massima…
forse una possibilità

La visione verde

L’uomo nella sua visione verde

C’è musica
e cibo
un vero bouffet,
c’è una festa oggi
qui all’Hospice –
nella sua stanza l’uomo la ignora,
è tutto preso dalla sua visione verde –
” ci provo”, dice –
c’è il verde nella tela
e penso sia il verde
di questa primavera
piena di pioggia a sole –
non vuole i pasticcini
non vuole il thè
vuole la sua visione verde,
così la fa

La cuccia

C’è una cuccia
dentro il grand’albero cavo –
una tana
di sicuro abitata
quando nevica e fa freddo
da cani randagi
folletti
anime perse
galli cedroni
vecchie storie
e fantasmi del passato –
L’albero cavo
è corroso
grosso
vecchio
ma è vivo
e butta foglie –
cade a pezzi
si sgretola
diventa segatura
ma butta
come ogni aprile  foglie

Mia recensione di Sklovskij Viktor, L’energia dell’errore

Questo libro è stato per la mia evoluzione mentale e professionale molto importante. La parola “energia” catalizzò subito il mio interesse, associata poi a quella di “errore” fece esplodere qualcosa che era ancora chiuso dentro di me. Ne uscì un che di bello e creativo; quelle due parole insieme mi trasmisero fiducia, fiducia nel fatto che quella dell’errore fosse un’energia positiva, contrapposta a quella sterile e piatta della perfezione. La scrittura, dopo aver letto tanti anni fa questo libro, divenne una possibilità che diedi a me stessa. E’ stato questo libro di Sklovskij il primo in base al quale ho cominciato a pensare alla scrittura come improvvisazione. Poi sono venuti Kerouac e Ginsberg e gli altri maestri del mio lignaggio letterario. In questo libro per energia dell’errore si intende il primo abbozzo di intreccio che lo scrittore ha in mente quando comincia a scrivere, intreccio che cambia continuamente; può cambiare del tutto, possono cambiare i luoghi, i personaggi, può cambiare di sana pianta quello che accade. Ma questi cambiamenti avvengono mentre si scrive. Alla faccia di quelli che si fanno la scaletta del romanzo e poi la seguono. “ Penso che un libro sugli errori, sul vivo scontro di diverse concezioni della vita, di diverse concezioni del dovere, abbia il diritto di esistere…Così errano le persone che in mare aperto scoprono per sbaglio, invece dell’india, le isole che hanno preso per l’India, – ma di nuovo si sono sbagliati, perché dietro l’isola c’era Il Nuovo mondo” (pagg 14-15).
Il concetto di energia dell’errore è di Tolstoj, e con esso si intende anche il modo in cui la scrittura si genera nella mente dello scrittore. Dice Tolstoj: “ Parrebbe tutto pronto per scrivere, adempiere al mio dovere terreno, ma manca solo la fede in se stessi, nell’importanza della causa, manca l’energia dell’errore” (pag. 14)
Questo libro mi piace perché non ha un andamento uniforme, non ha neanche una struttura, non è minimamente simile ad un saggio di quelli che Sklovskij, padre del formalismo russo aveva precedentemente scritto. E’ il suo ultimo libro (è uscito nel 1983, un anno prima della sua morte), ed egli ha voluto farsi il regalo di scriverlo come “viene viene”. Ci sono anche molte ripetizioni che appesantiscono le pagine e le rendono a volte noiose per il lettore. Ma rimane una miniera di informazioni e riflessioni non solo sulla letteratura russa, ma sulla letteratura in quanto tale, tanto da auto generarne nella nostra mente di altrettante importanti. Si parla quasi per tutto il tempo di Tolstoj, come scrittore e come persona, anche a Puskin sono dedicate molte pagine, pochissime a Dostoevskij, alcune a Cechov e Gogol. L’ossessione letteraria di Sklovskij era Tolstoj, di cui aveva scritto approfonditamente in altri libri; non si stanca di elogiarne gli intrecci, ad Anna karerina, ad esempio, è dedicato più di un capitolo. Il libro ci dice quanto poco Tolstoj amasse questo suo romanzo, nonostante fosse innamorato della sua protagonista. In alcune sue lettere riportate nel testo si leggono frasi come questa: “ Mi accingo ora alla noiosa volgare Anna Karenina, e prego Dio solo mi dia la forza di sbarazzarmene al più presto” (pag. 204). Eppure amava questo suo personaggio. “ Quando non Lev Nikolaevic Tolstoj, bensì una sua creazione, Levin, cominciò a scegliere una donna e prese Kitty, e in seguito vide Anna Karenina, quest’ultima gli parve splendida, e Kitty solo mediocre…quanto più procedeva nello scrivere, tanto più gli piaceva quella donna che non aveva scritto, né inventato, ma nella quale si era imbattuto sulle vie della storia” ( pag. 229 e 232).
Man mano che si va avanti questo libro diventa sempre più dispersivo, con l’apertura di mille parentesi, digressioni, pensieri che non c’entrano con il discorso che si stava portando avanti nella riga precedente. E così sembra sempre di più un brogliaccio, una malacopia, una serie di appunti presi per scrivere un saggio “come si deve”. E invece Sklovskij lo lascia così. Non evita però di usare anche qui la terminologia che gli è propria, quella della scuola formalista che ha contribuito a creare, fabula, intreccio, peripezia ricorrono spesso per parlare della scrittura di Tolstoj; gabbie letterarie che noi, fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle. Bisogna amare molto la letteratura russa per apprezzare e godere di questo libro. Per i puristi dell’accademia sarà invece un’accozzaglia informe di parole, perdonabili a un grande come Sklovskij, ma a nessun altro.

Viktor Sklovskij ( San Pietroburgo 1893 – Mosca 1984)

Viktor Sklovskij,, L’energia dell’errore, Editori Riuniti, 1984

Prima edizione russa 1981

Traduzione di Maria Di Salvo

http://it.wikipedia.org/wiki/Viktor_Borisovi%C4%8D_%C5%A0klovskij

http://www.treccani.it/enciclopedia/viktor-borisovic-sklovskij/

http://it.wikipedia.org/wiki/Formalismo_russo

http://it.wikipedia.org/wiki/Straniamento

http://www.serenavitale.it/viktor-sklovskij.htm

improvvisazione su una capanna per due barche vista dall’esterno nell’oasi della “Boscosa”

Nella capanna corpi
intravisti nell’ombra
tra lo spazio esile delle canne –
luce che filtra
i corpi sdraiati
invisibili
nel buio fitto che c’è in basso –
la porta sprangata
il silenzio
corpi sdraiati, nudi, magri, immobili –
hanno occhi chiari aperti
vivono, respirano
guardano avanti a sè l’acqua
odono versi delle anatre
degli insetti, dei fringuelli –
stanno immobili nella capanna
tra la vita e la morte
in quello spazio immenso
mentre un gran pesce
mostra la sua pinna in cerchi d’acqua –
Solo essere non è nè vita nè morte –
fuori dalla capanna
ombre come onde spinte dal vento –
dentro la capanna è tutto immobile
i corpi sono due, semplici, nudi, magri
stanno ma guardano fuori dalla capanna
ciò che vive e muta
ma loro due
semplici, nudi, magri
non escono –
c’è un dentro immobile, sicuro
senza fame, freddo, caldo
c’è un fuori più bello perché vario
che dice, si muove, esce dall’acqua
e ci rientra
ogni tanto si concede una tregua
ma non é quella definitiva
non é per sempre
è solo per ora.

presentazione del mio romanzo Il Bardo psichedelico di Neal e delle poesie di James Koller

il 18 Maggio alle ore 22 alla Locanda Pincelli di Selva Malvezzi ( Bologna) presenterò il mio romanzo Il Bardo psichedelico di Neal; sarà presente il poeta americano James Koller con le sue poesie; ci sarà musica dal vivo e alle 20 si potrà cenare al prezzo speciale di 25 euro

http://www.vololiberoedizioni.it/v2/?sect=news&postId=1609