il fiume

mi sembra d’esserci
su quella riva
davanti a quel fiume
il fiume di Raskolnikov-
il fiume eterno della vita-
il fluire eterno della vita
lo scorrere eterno
l’eterno primordio
il costante primordio-
quello al di là della storia-
la vita nomade
quella dell’uomo
prima della storia
prima della società-
quel fiume
quella canzone
la vita che risorge-
che lo risorge-
la sua
la nostra resurrezione

buddismo e scrittura

Il dharma, il buddismo, i maestri, per chi crede in loro, sono la forza propulsiva della creatività,
della motivazione, della decisione, del non temere o avere dubbi, dell’osare.
In questo il buddismo aiutò Kerouac nella sua creatività.
Bisogna scrivere non in una specie di trance, ma nel massimo grado di lucidità
mentale, ma come se la mano scrivesse da sola, non comandata, non controllata.
Senza controllo ma con mente lucida = concentrazione senza controllo.

rinascita

la rinascita è un riconoscimento, vedi in un gatto tuo padre,
nel passerotto affamato qualcuno che è stato infame,
nella rabbia feroce un’infelicità remota; insomma vedi
dalle conseguenze alle cause e tutto ti pare un immenso campo
d’anime in cui alcuni pochi saggi s’astengono dal dire, dal fare,
dall’afferrare-
mollare la presa e riposare.

ascoltando the Koln Concert

un mattino
ha messo
il cuore nel pianoforte-
l’ha dato al pianoforte-
gli ha detto
tientelo
facci quello che ti pare-
e il pianoforte ora piange- geme-
sanguina
un sangue chiaro
che non è sangue-
ma acqua limpida
scrosciante
acqua libera
una cascata-
lui invece ora suona dal deserto
senza spartito
senza pubblico
senza più
neanche il pianoforte

strade

 dalle finestre aperte
dalle tende arrotolate
esce musica strana
che sa di lontano
di stanze arrangiate
trascurate
vuote
senza cucine prefabbricate
mobili di pregio-
dove il soffitto
è troppo basso
il pavimento
è rosso sconnesso
lustrato
una volta a olio-
musica
dalla mussola
che il vento non solleva-
stanze
senza romanzi
qualche emozione
che viene dalla musica
che arriva nella strada
stretta-
tante finestre
pochi negozi
nessuno che cammini-
solo un barista sgualcito-
solo la musica
sottile, lontana
consistente e vera-
la strada è stretta
le finestre tante-
oltre
c’è l’altro mondo
poche finestre
lo spazio è per le strade
larghe come lavagne
come fiumi tropicali
come grigi ponti sospesi
come vino annacquato
come sperduto luogo
dove non arrivano
nè musica nè visi.
Beato te Kerouac
che nel tuo mondo antico
descrivi visi-
tanti, diversi
che raccontano
la loro grande storia-
io vedo solo
volti bianchi
che non parlano
che non sanno parlare-
solo soffrire.