Scrivere Zen di Natalie Goldberg

“Ecco cos’è creare la nostra pazzia. Il baratro tra l’amore sviscerato che nutriamo per il mondo quando ci sediamo a scriverne,e il disinteresse che proviamo verso esso nella nostra vita quotidiana. Hemingway scrive della sovrumana pazienza di Santiago il pescatore, ma non appena ha smesso di scrivere maltratta la moglie e beve fino ad abbruttirsi. Dobbiamo cominciare a riavvicinare questi due mondi. L’arte è un atto di non aggressione. Quest’arte noi dobbiamo viverla nella nostra esistenza quotidiana” ( N. G.)Scrivere Zen è il primo libro sulla scrittura creativa che ho avuto tra le mani molti anni fa. Ha un’impostazione simile a quella teorizzata da Jack Kerouac in Scrivere Bop, verso la quale ho un debito di ammirazione e riconoscenza. Kerouac non fu solo un maestro di se stesso e di Ginsberg, che imparò da lui a scrivere le poesie per cui è divenuto celebre, ma lo è stato per un sacco di altra gente, come me ad esempio. Natalie però rispetto a Kerouac ha una più solida e meglio meditata impostazione buddista.Scrivere Zen è un libro molto conosciuto, copiato, praticato. E’ un libro utile, uno dei pochi libri sulla scrittura creativa che servano a qualcosa. E’ anche molto vicino, come ho detto, alla scrittura spontanea che a me piace tanto e che non significa scrivere quel che capita, ma scrivere in presenza mentale, in consapevolezza di quel che accade dentro e fuori di me adesso.Scrivere zen è un libro semplice, un libro facile. Non dà regole su come si scrive,neanche troppi suggerimenti. Presenta invece delle situazioni su cui si può scrivere. Pur non essendo un eserciziario quindi cerca di mettere chi lo legge nelle condizioni di scrivere.Natalie Golberg è una scrittrice americana e un’insegnante di scrittura creativa. Infatti da anni guida un gran numero di corsi di scrittura un po’ dappertutto negli Stati Uniti. Dal libro sembra di capire che farlo le piaccia molto, perché come dice a pagina 14 “ Quando insegno ad un corso per principianti, sono contenta. Devo tornare indietro e rimettermi nella testa del principiante, tornare a pensare e sentire come quando ho cominciato scrivere. …In realtà ogni volta che ci mettiamo a scrivere, ci chiediamo come sia stato possibile riuscirci in precedenza. Ogni volta è un nuovo viaggio senza mappe”.E’ da questo libro che ho imparato gli esercizi a tempo. E anche ad improvvisare in maniera sistematica, cioè secondo un metodo. Come dice Natalie a pagina 18: tenere la mano in movimento; non cancellare; non preoccupatevi dell’ortografia, della punteggiatura e della grammatica; perdete il controllo; non pensate, non fatevi invischiare dalla logica; puntate alla giugulare. “ Se scrivendo viene fuori qualcosa che vi fa paura o vi fa sentire esposti, tuffatevici dentro. Probabilmente è carico di energia” (pag. 18).Natalie ha una grande fiducia nei confronti della libertà e creatività della mente umana. In questo senso scrittura e pratica meditativa si equivalgono, infatti nel libro viene data più importanza al processo della scrittura che al risultato. “Nello scrivere, quando si è veramente assorbiti, , non ci sono più colui che scrive, la carta, la penna, i pensieri. C’è solo la scrittura che crea se stessa; tutto il resto è scomparso” ( pag.22).E’ il qui e ora. E’ lui ad essere poetico, sempre. E’ l’attimo passeggero, impermanente. E che ha il sapore della vacuità. In questo senso “ Non esiste separazione tra la scrittura, la vita e la mente” (pag. 42). C’è anche qualche consiglio tecnico nel libro, sui dettagli, sul leggere molto, lo scrivere molto, sull’essere precisi, sul dimostrare invece di dichiarare. Insieme ad un certo numero di esercizi è la parte meno interessante del libro. L’aspetto più affascinante è l’idea espressa in molte parti, che essendo ogni momento, attimo, minuto della nostra vita sempre mutevole, c’è sempre qualcosa da dire, se ce ne convinciamo. Se cioè abbandoniamo l’idea di noi stessi come qualcosa un di fisso, permanente e immutabile e del mondo come qualcosa di altrettanto stabile e identico a se stesso. I piccoli e grandi mutamenti dentro e fuori di noi sono l’oggetto della scrittura. Se accettiamo questa impermanenza e mutabilità della nostra realtà psichica, nulla ci è impossibile nell’ambito dello scrivere. Se vuoi scrivere un romanzo, scrivilo, sostiene la Goldberg. Imparerai a farlo scrivendolo. Imparerai le tue regole, la tua sintassi, imparerai a rispecchiarti nella tua scrittura e la tua scrittura imparerà a rispecchiarsi in te, in questo gioco divertente dell’identificazione di soggetto e oggetto, di perdita di quella dualità ( io/tu; noi/loro; bello/ brutto…) che ci domina e ci rovina la vita. In questo senso allora la scrittura può diventare uno strumento di crescita, di evoluzione spirituale. Diventa anche uno strumento del coraggio di vivere ( che quasi nessuno di noi ha ) pienamente qualunque momento e situazione. Si veda a questo riguardo il capitolo: “Suscitare compassione”, che parla così concretamente del perdersi, del disperarsi, e della possibilità del ritrovarsi tramite la scrittura. Perché la scrittura, soprattutto quella d’improvvisazione ci mette immediatamente in contatto con quello che c’è ora, ristabilendo una relazione tra me e il mondo e non più tra me e la mia paranoia. “ Se per scrivere prendiamo le mosse dalla nostra sofferenza, alla fine nascerà in noi la compassione per le nostre vite cieche e meschine. Dall’abbattimento nascerà una nuova certezza per il cemento che calpestiamo, per l’erba secca che fruscia sotto la sferza del vento. Potremo toccare cose che una volte ritenevamo brutte, e vederne i particolari irripetibili, la vernice che si stacca a scaglie, il grigio delle ombre – semplicemente per quel che sono, né un bene né un male, ma parte della vita che ci circonda” ( pag.110).

Natalie Goldberg, Scrivere Zen, Ubaldini editore, 1987
http://en.wikipedia.org/wiki/Natalie_Goldberg
Sito ufficiale:
www.nataliegoldberg.com

recensione del libro di Natalie Goldberg: Scrivere zen

 Ecco cos’è creare la nostra pazzia. Il baratro tra l’amore sviscerato che nutriamo per il mondo quando ci sediamo a scriverne,e il disinteresse che proviamo verso esso nella nostra vita quotidiana. Hemingway scrive della sovrumana pazienza di Santiago il pescatore, ma non appena ha smesso di scrivere maltratta la moglie e beve fino ad abbruttirsi. Dobbiamo cominciare a riavvicinare questi due mondi. L’arte è un atto di non aggressione. Quest’arte noi dobbiamo viverla nella nostra esistenza quotidiana” ( N. G.)
Scrivere Zen è il primo libro sulla scrittura creativa che ho avuto tra le mani molti anni fa. Ha un’impostazione simile a quella teorizzata da Jack Kerouac in Scrivere Bop, verso la quale ho un debito di ammirazione e riconoscenza. Kerouac non fu solo un maestro di se stesso e di Ginsberg, che imparò da lui a scrivere le poesie per cui è divenuto celebre, ma lo è stato per un sacco di altra gente, come me ad esempio. Natalie però rispetto a Kerouac ha una più solida e meglio meditata impostazione buddista.

Scrivere Zen è un libro molto conosciuto, copiato, praticato. E’ un libro utile, uno dei pochi libri sulla scrittura creativa che servano a qualcosa. E’ anche molto vicino, come ho detto, alla scrittura spontanea che a me piace tanto e che non significa scrivere quel che capita, ma scrivere in presenza mentale, in consapevolezza di quel che accade dentro e fuori di me adesso.

Scrivere zen è un libro semplice, un libro facile. Non dà regole su come si scrive,neanche troppi suggerimenti. Presenta invece delle situazioni su cui si può scrivere. Pur non essendo un eserciziario quindi cerca di mettere chi lo legge nelle condizioni di scrivere.

Natalie Golberg è una scrittrice americana e un’insegnante di scrittura creativa. Infatti da anni guida un gran numero di corsi di scrittura un po’ dappertutto negli Stati Uniti. Dal libro sembra di capire che farlo le piaccia molto, perché come dice a pagina 14 “ Quando insegno ad un corso per principianti, sono contenta. Devo tornare indietro e rimettermi nella testa del principiante, tornare a pensare e sentire come quando ho cominciato scrivere. …In realtà ogni volta che ci mettiamo a scrivere, ci chiediamo come sia stato possibile riuscirci in precedenza. Ogni volta è un nuovo viaggio senza mappe”.

E’ da questo libro che ho imparato gli esercizi a tempo. E anche ad improvvisare in maniera sistematica, cioè secondo un metodo. Come dice Natalie a pagina 18: tenere la mano in movimento; non cancellare; non preoccupatevi dell’ortografia, della punteggiatura e della grammatica; perdete il controllo; non pensate, non fatevi invischiare dalla logica; puntate alla giugulare. “ Se scrivendo viene fuori qualcosa che vi fa paura o vi fa sentire esposti, tuffatevici dentro. Probabilmente è carico di energia” (pag. 18).

Natalie ha una grande fiducia nei confronti della libertà e creatività della mente umana. In questo senso scrittura e pratica meditativa si equivalgono, infatti nel libro viene data più importanza al processo della scrittura che al risultato. “Nello scrivere, quando si è veramente assorbiti, , non ci sono più colui che scrive, la carta, la penna, i pensieri. C’è solo la scrittura che crea se stessa; tutto il resto è scomparso” ( pag.22).

E’ il qui e ora. E’ lui ad essere poetico, sempre. E’ l’attimo passeggero, impermanente. E che ha il sapore della vacuità. In questo senso “ Non esiste separazione tra la scrittura, la vita e la mente” (pag. 42).

C’è anche qualche consiglio tecnico nel libro, sui dettagli, sul leggere molto, lo scrivere molto, sull’essere precisi, sul dimostrare invece di dichiarare. Insieme ad un certo numero di esercizi è la parte meno interessante del libro. L’aspetto più affascinante è l’idea espressa in molte parti, che essendo ogni momento, attimo, minuto della nostra vita sempre mutevole, c’è sempre qualcosa da dire, se ce ne convinciamo. Se cioè abbandoniamo l’idea di noi stessi come qualcosa un di fisso, permanente e immutabile e del mondo come qualcosa di altrettanto stabile e identico a se stesso. I piccoli e grandi mutamenti dentro e fuori di noi sono l’oggetto della scrittura. Se accettiamo questa impermanenza e mutabilità della nostra realtà psichica, nulla ci è impossibile nell’ambito dello scrivere. Se vuoi scrivere un romanzo, scrivilo, sostiene la Goldberg. Imparerai a farlo scrivendolo. Imparerai le tue regole, la tua sintassi, imparerai a rispecchiarti nella tua scrittura e la tua scrittura imparerà a rispecchiarsi in te, in questo gioco divertente dell’identificazione di soggetto e oggetto, di perdita di quella dualità ( io/tu; noi/loro; bello/ brutto…) che ci domina e ci rovina la vita. In questo senso allora la scrittura può diventare uno strumento di crescita, di evoluzione spirituale. Diventa anche uno strumento del coraggio di vivere ( che quasi nessuno di noi ha ) pienamente qualunque momento e situazione. Si veda a questo riguardo il capitolo: “Suscitare compassione”, che parla così concretamente del perdersi, del disperarsi, e della possibilità del ritrovarsi tramite la scrittura. Perché la scrittura, soprattutto quella d’improvvisazione ci mette immediatamente in contatto con quello che c’è ora, ristabilendo una relazione tra me e il mondo e non più tra me e la mia paranoia. “ Se per scrivere prendiamo le mosse dalla nostra sofferenza, alla fine nascerà in noi la compassione per le nostre vite cieche e meschine. Dall’abbattimento nascerà una nuova certezza per il cemento che calpestiamo, per l’erba secca che fruscia sotto la sferza del vento. Potremo toccare cose che una volte ritenevamo brutte, e vederne i particolari irripetibili, la vernice che si stacca a scaglie, il grigio delle ombre – semplicemente per quel che sono, né un bene né un male, ma parte della vita che ci circonda” ( pag.110).

Natalie Goldberg, Scrivere Zen, Ubaldini editore, 1987
http://en.wikipedia.org/wiki/Natalie_Goldberg
Sito ufficiale:
www.nataliegoldberg.com