Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

L’archivio delle storie

Per tre quarti della mia vita ho sempre pensato di aver solo perso tempo.
In storie malandate, a lavorare, in casa a leggere o a far niente
in giro senza un vero scopo.
Invece.
Raccoglievo materiale per adesso. Adesso che scrivo. 

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.

L’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente

Nella letteratura italiana  c’è l’impero della tradizione. Molti pensano che nella poesia non si siano fatti passi avanti dopo Dante e Petrarca. Secondo loro il poeta è colui che lima i suoi versi, cioè li abbellisce. Questo avviene perché in Italia non si sa improvvisare. Si pensa che in poesia improvvisare non si possa fare. Magari in teatro sì, in poesia no. Quelli che pensano così non sanno che l’improvvisazione poetica è uno stile, fa parte di un canone un bel pò successivo a Dante e Petrarca. Fu inaugurato da Jack Kerouac e Allen Ginsberg negli USA a partire dalla metà degli anni ’40. Jack per primo capì che l’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente. E’ il ritmo della mente. Sì, perché l’unione di cuore e pensiero ( la cosiddetta ispirazione ) produce in poesia ( ma anche in prosa ) un ritmo determinato, un andamento molto determinato ma spontaneo, che in qualto tale non si può correggere. Oppure lo si può fare in minima misura e non per abbellire, confezionare meglio il prodotto.

Ludwig Börne e come farsi venire idee per scrivere

“Per tre giorni consecutivi sforzati di scrivere qualunque cosa ti passi per la testa rimanendo sempre spontaneo e sincero. Scrivi ciò che pensi di te stesso, delle tue mogli, di Goethe, della grande guerra turca, del Giudizio universale, dei tuoi superiori, e rimarrai stupito scoprendo quante nuove idee si saranno palesate. Ecco, queste sono le basi dell’arte di diventare uno scrittore originale in tre giorni”.
( Ludwig Börne )

Su “Gli ultimi giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza

Il bianco e nero

dell’oltre disperazione

perché c’è un oltre

un oltre per tutto –

l’arte e la dipendenza –

cercavo su questo argomento

per scrivere una storia

su questo argomento

e cioè

come mai una persona intelligente

si fa di eroina

e soprattutto

perché un artista

si fa di eroina

e soprattutto che perdita è

per l’umanità –

cercavo risposte

per questa storia

che voglio scrivere

cioè di uno che per anni

fa una sua difficile ricerca spirituale

con disciplina e sacrificio

e poi butta tutto via

si fa di eroina e muore –

cercavo risposte al mio

perché succede?

“per una sorta di caso”,

direbbe Pazienza

e penso sia così

questa è una buona motivazione

tutto in fondo, dai

succede “per una sorta di caso”-

il caso è l’intreccio di quel che siamo stati

di quel che siamo

una specie di destino, insomma-

e in questa mia ricerca ho incontrato

Pompeo di Pazienza

mi ha colpito Pompeo

tanto

e ho provato compassione

ovvero quell’empatia triste

di quando all’Hospice

dove vado il mercoledì

per il thè del mercoledì

sono in una stanza

dove un essere umano

sta male e respira male

e sembra

uno di quei quadri

del Cristo morto

che si facevano nei tempi antichi –

ho provato compassione

perché “lui” siamo noi

e allora guardando e leggendo Pompeo di Pazienza

ho provato compassione

soprattutto per me –

Pompeo non è un fumetto

non leggo fumetti

ma questo non volevo finisse

volevo che andasse avanti

per migliaia di pagine

come per Dostoevskij

come per i grandi disperati

scrittori del passato

che avevano grandi terribili

ossessioni

e da queste grandi terribili

ossessioni

creavano capolavori –

erano vittime sacrificali

si davano in pasto

nei loro libri

come Dostoevskij

come Kerouac

come Ginsberg

come Pazienza di Pompeo –

Pompeo non è un fumetto

Pompeo è darsi

in pasto alla pagina

“visceri sul tavolo”

senza più compiacimenti

senza più arte, stile

tratto e segno

Pompeo è dove comincia l’arte

non dove finisce –

quando uno ha l’arte

di Pazienza e Dostoevskij e Kerouac

può succedere

di volerla buttare via

ovvero può succedere

di volersi buttare via

come se la propria arte

fosse un fardello che non ci aiuta

come se la propria vita

fosse un fardello che non ci aiuta

ma fosse al contrario una zavorra

che ci lega

che ci trattiene

di qua da qualcosa –

è terribile e bellissimo

Pompeo di Pazienza

e avrei voluto

non finisse mai –

c’è un destino per gli umani

che si compie sempre –

il pennarello nero

che non disegna

ma segna squarci

il nero del pennarello

che non disegna –

che bella l’ultima scena

lui con la catena al collo

sul burrone nero

la morte nera

la morte nera

che gli fa paura

ma poi si butta

“come se fosse spintonato”

chi Pompeo – Andrea

ti ha dato quella spinta?

quell’ultima spinta? –

il fatto è che

la vita

è una condanna a morte

siamo tutti prigionieri

del braccio della morte

che è la nostra vita

L’oggetto della scrittura è lo scrivere

L’oggetto della scrittura è lo scrivere –
la trama dello scrivere è lo scrivere
non il pensare
progettare
cercare
ma l’atto fisico dello scrivere –
nel senso della mano
che in questo momento
impugna una penna bic –
sì, perché io uso scrivere
prima a mano
con le vecchie amiche bic
proprio come 50,60 anni fa –
lo scrivere è un atto psico-fisico
non c’è un prima

una mente che pensa e progetta
cerca le parole
e dopo una mano che scrive
quello che la mente ha già pensato –
la scrittura avviene in maniera istantanea
spontanea e mentre scrive
attua il suo stile
perché la mente
che scrive è lo stile –
una volta che il testo è scritto
avrà un suo stile
avrà un suo ritmo
è il ritmo
del verso-mente
è il ritmo-stile

Da qui

Da questo divano
letto
poltrona
cucina
lavandino
coperte
da me
dal mio corpo-spirito
si diramano fili così sottili
che spesso si spezzano
e non si ricompongono più –
partono da me
che sto qui
a scrivere
sedere
giocare col cane
pulire la cucina
la camera
Il bagno –
partono da me
da dove sto seduta
sdraiata
in piedi
raggiungono quelle due, tre
meno di tre?
meno di due?
persone
che stanno più in là
che stanno in città
dove capita a volte
anche per caso
che ci si incontri –
sono fili lunghi
dritti, rossi
raggiungono queste tre
due
meno di tre
meno di due
persone
che forse una volta ogni tanto
può capitare che mi pensino
ma io non lo sento mai