Jack Kerouac, Il mare è mio fratello

Rimasto finora inedito “Il mare è mio fratello” è il primo romanzo scritto da Jack Kerouac nel 1943 a soli vent’anni. La cosa che mi ha fatto più impressione leggendolo è che contiene già tutti i temi dei romanzi che Jack scrisse dopo la “conversione alla religione della prosa spontanea”: l’amicizia tra due uomini, la strada, il viaggio e l’autostop, l’impossibilità di un rapporto stabile con una donna, l’ubriacarsi fino a perdere i sensi, lo spendere velocemente i soldi e rimanere senza un centesimo per poter ogni volta ricominciare tutto d’accapo. Ma dei grandi romanzi successivi manca la cosa principale, manca Neal Cassady, musa, maestro di vita e di scrittura, anche se l’unica cosa eccezionale che ha scritto è una lettera inviata a Kerouac di 40 pagine, prestata ad Allen Ginsberg, che a sua volta la prestò a Gerd Stern che viveva su una barca e che la perse facendola cadere in mare. Fu questa lettera – fiume, scritta da Neal di getto, in un fluire ininterrotto di parole, immagini, pensieri, senza soluzione di continuità, che diede l’ispirazione a Jack per scrivere “in un altro modo” non solo rispetto a questo primo romanzo ma anche a quello successivo “La città e la metropoli”, che rappresentò l’inizio della sua carriera di scrittore. Ecco cosa manca ne “Il mare è mio fratello” ( titolo tra l’altro meraviglioso), quell’incontro che apre le tue personali porte della percezione. Neal Cassady è colui che ha reso possibile la scrittura di Jack Kerouac come la conosciamo. Prima di tutto a causa di quella lettera, in secondo luogo per Neal Cassady così come lui era; per Kerouac innamorato dell’America oltre misura ( si potrebbe dire che nei suoi romanzi non parla d’altro) Neal era il prototipo del ragazzo americano di quella classe lavoratrice a cui Kerouac apparteneva, anche se in un gradino più in su rispetto a Neal: vero ragazzo di strada e di vita.
Ai normodotati della scrittura forse piacerò di più questo “Il mare è mio fratello” piuttosto che il non bello ma geniale I sotterranei. Perché ha la punteggiatura al posto giusto. Ha i dialoghi così come devono essere scritti. E’ normale insomma. Ma non è geniale. Perché quel fa di uno scrittore un genio è la voce di dentro così come risuona in lui e che egli sa tradurre in una scrittura che prima non c’era.
Eppure questa prima prova narrativa di Jack contiene perle notevoli soprattutto nelle descrizioni di persone e luoghi, capacità questa che egli ebbe sempre in somma misura e che qui, da ventenne senza esperienza, impressiona per la profondità, la disinvoltura e e il mestiere. Un esempio fra tanti: “ Bill sedette sulla valigia e sorrise. Più avanti lungo la strada si scorgeva una pallida luce dentro la finestra di una fattoria. L’aria, satura del calore accumulato durante il giorno, dell’intenso profumo di fogliame riscaldato, dei miasmi di una palude vicina, dell’odore della fattoria e del macadam che si raffreddava sulla strada, li avvolgeva, un drappo caldo, dolce e voluttuoso nel crepuscolo estivo” ( pag. 52)
Nell’introduzione di Dawn M. Ward che precede il romanzo, veniamo a sapere che il personaggio di Bill Everhart è ispirato al grande amico della prima gioventù di Kerouac nella città natale di Lowell, Sebastian Sampas ( morto a seguito delle ferite riportate nella battaglia di Anzio del 1944). Ma in realtà sia questo personaggio che quello di Wesley Martin contengono caratteristiche anche dello stesso Kerouac sia al tempo dei suoi vent’anni che anche in seguito. Il Jack Kerouac diviso tra la propensione allo studio, alla vita intellettuale, a quella casalinga e familiare che ne “Il mare è mio fratello” caratterizzano il personaggio di Bill Everhart, è l’altra che vive di avventure, giorno per giorno, senza programmi, senza famiglia, senza donna, senza casa, rappresentata nel romanzo da Wesley Martin. Una doppia personalità che Jack si porterò dietro per anni, soprattutto dopo gli incontri fatali con Neal Cassady, Allen Ginsberg, Bill Burroughs. Loro furono l’avventura, il nuovo, lo sperimentarsi continuo.
Ma Jack era anche profondamente ancorato a sua madre e alla sua casa ordinata e pulita. Alla fine della sua breve vita, stremato dall’improvviso successo di Sulla strada, Jack scelse la “normalità” del rapporto esclusivo con sua madre. Morirà in casa sua a soli 46 anni senza aver più scritto nulla da tempo, ormai per lui c’era solo la bottiglia e guardare la TV tutta la notte.
Ma torniamo a questo primo romanzo. La vicenda ruota intorno al rapporto tra
Wesley e Everhart; si incontrano per caso in un bar di New York e decidono di imbarcarsi insieme su un mercantile. A questo scopo raggiungono in autostop Boston, dove in compagnia di altri futuri marinai attendono la partenza del “Westminster”. Alla navigazione su questa nave è dedicata l’ultima parte del romanzo, sicuramente il cuore pulsante della storia, che dà il senso e la ragione d’essere al titolo. La fuga dalle convenzioni si sposta dalla strada al mare. “quanto a Wesley andare per mare gli bastava, era tutto, al diavolo le sollevazioni, l’alcol, il matrimonio e il mondo da un capo all’altro. Non gliene importava un fico secco – il mare gli bastava, era tutto” pag 82). Ma anche per il personaggio di Everhart, che non era mai neanche salito su una nave, il mare diventa la soluzione da una vita di convenienze e finzioni. “ Si sentì invadere da un’onda di pace…il primo giorno in mare si era rivelato tranquillo e rilassante. Era questa la vita che Wesley si era scelto?…questa routine di lavoro, pasti, tempo libero e sonno, questo soave dramma della semplicità?” ( pag. 128) E’ un mondo chiuso, un mondo di soli uomini quello che caratterizza questo romanzo. Uomini legati da una reciproca ammirazione, non semplicemente da stima o simpatia; sono uomini che si piacciono. Il cui aspetto fisico ha un ruolo importante nella scelta di frequentarsi. Ma non è assolutamente una storia omosessuale né esplicita né latente. Semplicemente le donne ne sono escluse: sono un impedimento alla propria libertà di movimento. E’ un po’ come accadrà di lì a pochi anni tra le figure diventate mitiche del mondo letterario della beat generation. Non ci sono donne. Le donne fanno da contorno. Eppure c’erano fior di scrittrici. Ma i “giganti” fecero loro ombra. La nave mercantile su cui i protagonisti de “Il mare è mio fratello”viaggiano ha lo scopo di portare rifornimenti all’esercito americano ed è scortata da un cacciatorpediniere; è una vita che Kerouac conosceva di persona, infatti nel 1942 lavorò per un periodo su una nave come quella descritta in questo romanzo, e diretta come quest’ultima in Groenlandia. Ma la sua esperienza reale non fu così idilliaca come quella dei suoi personaggi ne “Il mare è mio fratello”. Nella sua biografia di Kerouac Tom Clark si sofferma sul modo in cui lo scrittore parlava e scriveva a proposito di questa esperienza. Da una parte la raccontava come l’esperienza eroica della sua vita, ma poi nel suo romanzo Vanità di Dulouz “ammette che si sentì infelice per la maggior parte del viaggio – uno schiavo su una nave prigione”. (pag 49).
Questa edizione degli Oscar Mondadori dek 2012 non contiene solo questo romanzo giovanile di Kerouac, ma altre sue prove di scrittura precedenti al 1943; inoltre è presente un nutrito epistolario tra Kerouac e l’amico Sebastian Sampas.

Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

Ho chiacchierato con Corrado Ori Tanzi sul mio romanzo Il bardo psichedelico di Neal Cassady

Ho chiacchierato con Corrado Ori Tanzi sul mio romanzo Il bardo psichedelico di Neal Cassady, qui nel suo blog

Neal Cassady ovvero la versione di Dianella

La grande intuizione di Kerouac

La grande intuizione di Kerouac: le esperienze vissute diventano storie da scrivere,
anzi, non diventano, sono. Sono solo quello, storie da scrivere.
Scrivere è l’unico senso del vivere.

Cosa afferma Kerouac sulla marjiuana in Visione di Cody

” La guerra sarà impossibile quando la marjiuana sarà diventata legale”
(Visione di Cody, pag. 404 dell’edizione Arcana)

Mi piacciono le persone che vivono molte contraddizioni

Mi piacciono le persone che vivono molte contraddizioni, che sono tante cose e cercano di tenerle insieme tutte e naturalmente non ci riescono, ma come mi  disse tempo fa ( non tanto poi tempo fa ) una persona, l’importante è provarci non riuscirci. Ecco mi piacciono quegli autentici lì, che devono tenere insieme tante facce di sé, tanti aspetti e ambizioni e materialità, sesso e spiritualità. Mi piacciono quelli che ci provano a fare questo e provandoci ci riescono momento  per momento nel senso che ci riescono momentaneamente ma domani non si sa, che un certo giorno prendendo il sole d’aprile nel giardino di casa hanno un attimo, un minuto, un quarto d’ora di equilibrio, pacificazione, gioia. Ecco chi mi piace. Ma non ne conosco. Li conosco solo nei loro libri, nei libri di certi come Kerouac e Ginsberg che loro sì che ci hanno provato. Perché è importante provarci. Non riuscirci. Che poi vuol dire semplicemente che in niente si riesce una volta per tutte, ma sempre sempre bisogna ricominciare ogni giorno a provarci

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.

L’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente

Nella letteratura italiana  c’è l’impero della tradizione. Molti pensano che nella poesia non si siano fatti passi avanti dopo Dante e Petrarca. Secondo loro il poeta è colui che lima i suoi versi, cioè li abbellisce. Questo avviene perché in Italia non si sa improvvisare. Si pensa che in poesia improvvisare non si possa fare. Magari in teatro sì, in poesia no. Quelli che pensano così non sanno che l’improvvisazione poetica è uno stile, fa parte di un canone un bel pò successivo a Dante e Petrarca. Fu inaugurato da Jack Kerouac e Allen Ginsberg negli USA a partire dalla metà degli anni ’40. Jack per primo capì che l’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente. E’ il ritmo della mente. Sì, perché l’unione di cuore e pensiero ( la cosiddetta ispirazione ) produce in poesia ( ma anche in prosa ) un ritmo determinato, un andamento molto determinato ma spontaneo, che in qualto tale non si può correggere. Oppure lo si può fare in minima misura e non per abbellire, confezionare meglio il prodotto.