Recensione: Maubert Franck, Conversazione con Francis Bacon

 Inseguo la pittura perché so che non è possibile raggiungerla” (Francis Bacon)

 Questo libretto di appena 79 pagine consiste in una serie di interviste fatte negli anni ’80 a Francis Bacon da parte del critico d’arte Franck Maubert. Nell’introduzione Maubert racconta la sua scoperta di Bacon quando vide apparire un suo quadro nei titoli di coda di Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci. Ne rimase folgorato e da quel momento, afferma Maubert “ Ai miei occhi ormai Francis Bacon incarnava la pittura. Era evidente. Da quei momenti della mia giovinezza, la sua pittura non mi ha più lasciato. I suoi quadri su aggrappano a voi, vivono in voi, con voi” (pag. 4). Le interviste avvengono nella casa studio di Bacon a Londra. Quel che colpisce è la descrizione del celebre disordine dello studio e la frugalità del resto dell’appartamento rimasto intatto da quando l’artista ci andò a vivere negli anni ’60. Alcune fotografie in bianco e nero testimoniano sia la frugalità che il caos (parola che Bacon dice di amare molto). Questo piccolo libro è davvero interessante. In esso Bacon parla con sorprendente umiltà e verità di se stesso, ovvero del proprio lavoro di pittore. In lui infatti le due cose coincidono. “ E’ su stesso che bisogna lavorare”, afferma (pag. 15). E più avanti Maubert gli dice “ si potrebbe dire che la sua pittura è autobiografica”. “C’è stato un momento”, dice Bacon, “ in cui ho pensato di raccontare tutta la mia vita a partire dalla nascita, come un reportage. Poi ho abbandonato l’idea…Forse in fin dei conti faccio un’analisi permanente su me stesso” (pag. 24). Mi hanno sorpreso le parole di Bacon in cui egli sembra non avere nessuna sicurezza rispetto alla sua arte. Nessuna meta davvero raggiunta. Dice ad esempio “ Non so mai come fare un quadro. Il quadro viene lavorando, oppure non viene affatto. Sa, se dipingo è un po’ per caso. Ho imparato da solo e non ho mai pensato che qualcuno si sarebbe mai interessato alla mia pittura…Per dieci anni ho distrutto tutto quello che facevo e a volte penso che avrei dovuto continuare a distruggere tutto!” ( pag. 26). E poi ancora altre straordinariamente semplici verità su cosa sia l’arte: “ Forse continuo perché la mia ossessione mi sfugge. La creazione è una necessità assoluta che fa dimenticare tutto il resto”. All’inizio fu un quadro di Poussin ( La strage degli innocenti) a fargli venire voglia di dipingere, ma l’elemento scatenante fu Picasso, per il quale Bacon nutriva un’ammirazione sconfinata. Ma poi quello che lo spinse davvero a cominciare a dipingere fu una macelleria. “ Mi è scattato qualcosa davanti al banco della macelleria dei magazzini Harod’s”, afferma Bacon, e aggiunge “ non so perché ci tocchino certe cose…Noi siamo carne, no?…Quando vado dal macellaio trovo sempre incredibile il fatto di non essere lì, al posto dei pezzi di carne” (pag. 22). Ad un certo punto Maubert gli chiede“Cos’è che rende tale un artista?” La risposta è semplice e utile, è una risposta che almeno a me ha chiarito ulteriormente certe mie idee e intuizioni in proposito. Risponde infatti Bacon: “ Prima di tutto bisogna, io penso, essere totalmente d’accordo con il proprio soggetto. Bisogna che il soggetto vi assorba completamente. Se non avete un soggetto che vi abita e vi corrode interiormente, finite per diventare dei decoratori” ( pag. 38). Queste e altre simili parole contenute nel libro mi rafforzano nella idea che non abbia ragion d’essere la professione del critico, come cioè colui a cui è delegato il compito di contestualizzare, interpretare e quindi andare al di là di un’ opera d’arte che egli non ha la minima idea di come si crei materialmente. L’arte, a mio parere, si spiega da sé. Per questo amo la critica-narrazione, cioè quel tipo di approccio soggettivo, personale, intimo ad un autore, che nasce dal cuore e in cui non c’è nessuna presunzione di essere oggettivi, di dire come le cose stanno, di dire l’ultima parola su un artista o un argomento. Anche nel campo della critica amo chi si mette personalmente in discussione. In questo libretto Maubert ha questo atteggiamento, che poi, nel suo caso è un atteggiamento pieno di rispetto e ammirazione verso un artista che egli ama moltissimo. Lo stesso Bacon ad un certo punto dell’intervista a questo proposito dice: “ E poi non vale la pena di parlare di pittura perché alla fine non si riesce a dire niente. Mi ritrovo sempre un po’ smarrito quando si parla di pittura” (pag. 55). Evidentemente parlare di pittura non è come parlare del proprio lavoro di pittore. Infine vorrei riportare quello che Bacon dice a Maubert a proposito della serie dei Papi. L’idea di un papa in movimento la prese da una riproduzione in bianco e nero di Velasquez. “ Sono ossessionato da Velasquez, afferma…”Velasquez è il punto di partenza; poi mi sono lasciato guidare dal caso. Quando ho dipinto il mio primo papa non l’ho fatto come volevo…All’epoca volevo dipingere solo la bocca. Solo la bocca del papa che grida” (pag. 33). Evidentemente per Bacon la parola caso, non ha una connotazione negativa, anzi è il terreno stesso in cui avviene la creazione artistica; è un’energia quindi, un’energia che ci conduce a una qualche verità su noi stessi. Perché, dice Bacon, “ Dipingere significa cercare la verità. Io dipingo solo per me stesso” ( pag. 55).