alba

è un bosco che suona
quel che chiama al mattino-
come un serpente piccolo a sonagli
sul ramo più spoglio qualcuno canta poi tace-
l’aria porta quel profumo che non è solo di terra
è terra viva che respira e striscia
che ha vegliato, aspettato, sperato
senz’ ombre che passino furtive.
Laggiù è il macero nascosto-
l’acqua l’immagino silente-
son spettatore di qualcosa
che non capisco ma amo

Il cespuglio

com’era il cespuglio? Argentato-veloce argentato-
argento vivo-calamitato-brunito-lucido-in movimento-non l’avresti detto bagnato di pioggia-l’avresti detto un’alga in fondo al mare nero che si dondola e danza tra i flutti della notte-oppure un nastro arrotolato, in balia del vento-un nastro di pellicola fotografica buttato in aria nel vento nero della notte oppure ben piantato a qualcosa che l’ àncora d una parte e lo lascia libero fluttuare dall’altra-
mi incanto ancora a guardarlo, come guardassi un simpatico marziano lucido argentato che stia lì semplicemente a vivere- senza contatti-senza saluti-sta lì finchè l’argento nons’asciughi, diventi opaco- invecchi-si macchi o faccia ruggine che è il contrario dell’argento vivo colorato.
Non si piegano le foglie del cespuglio-marziano-son di metallo, son di fluttuante mercurio.
Il mercurio-cespuglio-
il marziano cespuglio-
l’argento cespuglio-
spero dunque d’aver dato alla fine un’idea precisa-imprecisa ma non approssimativa di un semplice cespuglio spendente dipioggia.

la veglia
è blu l’alba
ma subito schiarisce-
pallido azzurro che vorrei fermare-
pochi contorni- sbiaditi-sfumati-
dove il grand’albero è un fiore giallo
e l’aria fredda porta il gemito d’un gallo-
tutto schiarisce
ma risplende d’azzurro-
di marzapane i muri delle case-
gli alberi son di farina dolce-
il cielo è un candito
indaco è il suo colore-
immersi nella poesia
si veglia meglio

non cerco le storie

non cerco le storie e neanche loro cercano me-cerco i segni, proprio i segni grafici, le lettere con cui si scrivono le parole.Perchè come si fa a scrivere oggi una storia, come si fa, dico, a scrivere una storia che abbia un minimo di continuità e uno o più spazi in cui accadere? Non vi siete mica accorti che succede una cosa qui e una là? Ci si incontra qui e poi più ma forse di nuovo- ci si mandano messaggi e baci, ma vere storie umane o anche animali- ma anche vegetali- quelle non ci sono più.
Così scrivo lettere-segni-parole finchè il polso non si è stancato.
Ecco ora smetto perchè si è stancato.

cosa si perde

cos’ho perso
dopo l’ultimo sguardo distolto?
cos’ho perso?
Un cielo azzurro,
ma non splendente
come nel pomeriggio-
quell’azzurro
era come quello dell’alba-
per intenderci.
ora è grigio
e intorno l’aria è già nera-
nei contorni
della casa rossa di fronte-
nera negli alberi-
nera laggiù nel fienile
dopo la casa
e prima dei campi.
il fienile: ha quella bocca grande
nera che ti domandi
cosa nasconde?
ragni?, topi; tane?
o gente solitaria
che va lì a pensare?

falchi

 

Falchi della pianura –

della pianura secca invernale grigia-

 stoppie- un mar di stoppie

 poca terra arata lavorata migliorata

 dalle macchine dalla fatica dalle braccia-

falchi della pianura

dormono sopra fili sospesi, il capo di lato abbandonato

oppure hanno  grand’ali nere –

volano sopra la terra

come avvoltoi in cerca di cibo:

vermi, piccoli animali che la terra sputa-

non dico che vorrei essere  proprio un falco-

ma almeno per un’ora sì

L’IO

sono il portavoce di uno Spirito che non mi appartiene- appena adesso
ho parlato di vita-ecco- sono il portavoce di uno Spirito che non mi appartiene-
lo Spirito non sono "io"- io sono le corde vocali-un pezzo di cervello.
Se la guardi così è tutta da ridere perchè non c’è nessuno che nasce e muore
ma c’è lo Spirito, che come un’ape insaziabile va di fiore in fiore- e così si nasce
e si muore- non c’è F. che è morto, perchè la vita fa così, va di fiore in fiore.
Non è un vero, totale conforto, ma almeno è un inizio.