Un pranzo in settembre, racconto di Irène Némirovsky

Rivedere un vecchio amante di quando eri giovane tu e giovane lui. Ti pervade l’antico amore  dietro il suo viso gonfio, imbruttito, vecchio.
Qualcosa di selvaggio e malinconico ti assale mentre una sera di settembre te ne ricorda un’altra antica di maggio.
Vi siete ora ritrovati per caso e state assaporando squisiti cibi in un elegante ristorante alle porte di Parigi. Ma la serata procede inesorabilmente, vi dovrete poi salutare e non rivedervi mai più forse. Piatti elaborati si susseguono ma tu non riesci a gustarli come vorresti. Ti assilla l’idea di quell’uomo che in un certo senso ami ancora e ne soffri. Proprio ora, proprio lì davanti a lui. Lui allunga una mano verso la tua, ma è solo per sfiorare l’anello che porti al dito. E tu ci rimani male. Avresti voluto la carezza che spetta all’anello.
Comincia a fare freddo e fra un po’ dovrete andare via. Lui ti riaccompagnerà a casa e poi se ne andrà.
Tutto in questa storia è raccontato dal punto di vista di quello che è lei sia fisicamente che dal punto di vista dei suoi pensieri, sensazioni e sentimenti davanti a quell’uomo un tempo amato e da cui le antiche emozioni sono ritornate tutte in una volta proprio ora, proprio lì, eppure fra poco si dovranno salutare. A casa l’aspetta la cameriera per ordinare gli armadi. La scrittrice non poteva trovare contrasto più efficace per rendere lo smarrimento della protagonista. Lei diventi tu che leggi il racconto della raffinata cena dei due ex amanti. E come a lei ti viene una gran tristezza.