Alberi e vento

Gli alberi sono troppo grandi oscillano rumoreggiano c’è vento senza freddo
il suono è quello del mare quando è mosso
mi sento lì come quella volta che per il vento siamo stati indietro
sulla spiaggia più vicino alla pineta
Guardavo il mare che era striato di tanti colori dal verde all’azzurro al blu
Stavo scrivendo “Vicini ma da lontano” e sul sentiero sabbioso della pineta
passò un uomo nudo e così ce lo misi nel romanzo che stavo scrivendo

Raccolto, racconto di G.C.

Raccolgo della frutta dagli alberi che ne sono carichi. Mele mature, piene di sapore tiepido eppure  croccanti, la buccia resistente e saporita. Le pere sono ancora primaticce, granulose e asprigne, mi siedo ai piedi di un tronco, nell’ombra incerta e mutevole di un albero potato a spalliera. La resina sul legno sembra mastice.
Il campo è di Giampaolo, su quella terra viveva la casa dei suoi nonni, a pochi passi dalla riva sinistra dell’Idice, alla Riccardina di Budrio.

Raccolgo i pensieri.

Tempo fa tagliarono alcuni alberi

Tempo fa tagliarono alcuni alberi vecchi e malati. Ma lasciarono il tronco. Era largo, pieno di buchi e segni dell’età. Era bello guardare quel cerchio pieno della loro antica vita. Era la loro storia. Ora hanno sradicato quei tronchi per metterci giovani alberelli. Così quei vecchi alberi è come non fossero mai esistiti. Han fatto così anche con un meraviglioso albero cavo. Ci vedevi dentro fiabe, folletti, abitanti sconosciuti. Ora l’hanno tolto e anche lui è come non fosse mai esistito.

L’albero sventrato

Totem della salvezza
sapienza aperta
a mostrare
l’essenza spirituale
che cercavo
che cerchiamo
e non troviamo mai-
poi accade
di vederla così
che da sola si apre
cedendo alla terra
la superficialità del mondo
e il suo essere morto –
ho capito, le dico
ma è un’angoscia il sapere
perché è più scuro che chiaro
e poi ci chiama a sè
perché solo morendo
nell’apertura massima…
forse una possibilità

La cuccia

C’è una cuccia
dentro il grand’albero cavo –
una tana
di sicuro abitata
quando nevica e fa freddo
da cani randagi
folletti
anime perse
galli cedroni
vecchie storie
e fantasmi del passato –
L’albero cavo
è corroso
grosso
vecchio
ma è vivo
e butta foglie –
cade a pezzi
si sgretola
diventa segatura
ma butta
come ogni aprile  foglie

Suoni

Distratta, incantata
da suoni stordenti di foglie –
rumore secco frusciante
luccicante impetuoso
laggiù dove tutto esiste
o non esiste –
senza studio, libri
parole di saggi buddisti –
laggiù lontano
diversi da me
frusciano alberi
troppo alti
e un frescore d’aria mi tocca
ma oggi non mi raggiunge

Nel  luogo del selvatico

Ho il mio passo
che avverte che ci sono-
la mia gola ha parole non versi
per segnare il tempo-
la mia voce selvatica
è il silenzio e assomiglia
al grido del gabbiano
……………………………..
Sul pioppo bianco
ferite o illusioni,
una divinità piccola
inginocchiata
devota a se stessa-
anni passati
vicino a questa chiusa,
fonte battesimale
di mille formiche
e cuculi,
insetti e pesci-
vicino al tronco bianco
c’è uno spazio
di immobilità e calma
che domani non ritroverò più-
una formica
lo attraversa di corsa-
deve portare una messaggio-
sono io la formica,
ricordi?
……………………………..
un racconto:
cinque tartarughine
a gran fatica ruppero il guscio
uscirono dalla terra-
sole corsero verso l’acqua-
dentro ognuna di loro la Vita
disse: corri, corri
solo i più veloci ce la fanno-
ma forse un airone
dalle ali bianche
come quelle degli angeli
arrivò lentamente-
tre minuti di vita:
una vita intera
………………………………..
dice la volpe: se gli mangi la testa
sei sicura che è morta
e non ti può più scappare