James Anthony Koller Jr. 30 May 1936 – 10 December 2014

James Anthony Koller Jr.
30 May 1936 – 10 December 2014
 LAST WILL & TESTAMENT
I want only blue sky over me.
I want the clouds, so many
of them, variations, passing,
changing as they pass.
I want the blackest nights
filled with turning stars.
I want birds to find me,
want the hot breath of animals.
The wind too shall pass,
on its way to places
I have been.

Sul poeta americano James Koller

James KollerIl poeta americano James Koller durante la sosta in un hotel mentre si recava con un suo figlio  dal Maine in Arizona ha avuto un grave ictus e sta molto male
I figli hanno creato questo blog: http://crowstalktohim.blogspot.it/ per aggiornare chi fosse interessato sullo stato di salute di James; chi vuole può mandare alla mail del blog pensieri, poesie, foto

James Koller, il poeta del mondo naturale

James Koller

Ci sono persone che condensano in se stesse epoche intere; con i loro scritti e le loro apparizioni pubbliche testimoniano e tramandano eventi diventati tradizioni, poesie diventate poetiche, storie diventate letteratura.Una di queste persone è James Koller, ( Oak Park ( Illinois) 1936 ), poeta, esponente del Bioregionalismo , fotografo, editore.Da giovane partecipò alla Beat Generation e in seguito ai movimenti nati nella San Francisco degli anni ’60. Diventato amico di Franco Beltrametti con lui girò gli Stati Uniti e l’Europa. Nel 1964 fonda la rivista Coyote’s Journal e la casa editrice Coyote Books, attualmente attive. Oggi vive nel Maine e spesso viene in Italia per dei Readings. E’ spostato e ha sei figli. Jame Koller è un uomo alto e allampanato, dalle spalle un po’ curve, una lunga coda di cavallo portata con affascinante disinvoltura, scarpe grosse antiche e una faccia piena di nostalgia degli anni finiti. Jim è un poeta. Per il mondo è anche altre cose ( marito, padre, fondatore del movimento bioregionale e di riviste…). Ma per me è soprattutto un poeta. Anzi Jim è la poesia. La sua faccia, il suo parlare, il suo camminare, il suo guardarti, la sua malinconia sono poesia vivente. Jim non è diverso dalla sua scrittura, ecco il segreto del vero poeta. Le sue poesie parlano di coyotes, lupi, cervi, vecchi capi indiani, donne dalle ampie gonne, amori troppo presto finiti.Jim quando viene in Italia a leggere le sue poesie e a salutare vecchi e nuovi amici si ferma nelle case, nelle osterie, nelle librerie, si alza e legge. Non mostra alcuna emozione particolare nel farlo. Jim è molto cool a vederlo. Non solo quando legge le sue poesie, ma anche quando parla, quando sta in mezzo alle ragazze piene di curiosità per questo vecchio ragazzo beat, che chissà quante storie ha da raccontare. Molte delle poesie di Jim sono tradotte e pubblicate in “Terrapoesia”, collana poetica della rivista Lato Selvatico. Le poesie di Koller si inseriscono nella tradizione naturalistica della poesia americana (di cui un altro importante rappresentante è Gary Snyder) che pone al centro della propria ispirazione dettagli, aspetti piccoli e grandi della vita animale e naturale, così come si presentano “ nel mondo reale”. Un mondo reale, concreto, di vita e di morte, ma spiritualizzato. In una intervista di qualche anno fa Koller ha infatti affermato “Credo che tutto ciò che esiste abbia uno spirito e che questi spiriti rimangano anche mentre noi cambiamo le nostre forme”. E’ un mondo reso sacro dall’attenzione quello di James, pratica mentale che ferma il tempo: “ Prendo tempo/ prendo tempo/esamino tutto/ la siepe, l’orlo del bosco/esamino tutto/ attentamente”. La possibilità di recuperare la nostra natura originaria James Koller l’affida quindi al suo sguardo poetico su falchi, cervi, boschi, fiumi, monti, volpi.. Nella raccolta “Canto del Falco della coda rossa e altre poesie” scrive:
Parla a tutti quelli che ne hanno bisogno/quelli venuti prima di te/quelli ancora con te adesso/quelli che passano, porta il messaggio/parla alle aquile, parla ai corvi/parla al vento, parla al fulmine/parla ai monti, parla agli alberi/parla ai fiumi, parla alla pioggia/sotto & sopra & attorno/Questo è dove tutto comincia…”
Ancora più legati alla tradizione popolare americana sono i testi raccolti in “Lo spettacolo delle ossa” ( The bone show).
Solo un esempio:
Coyote:

Ritorno sempre -/rinasco, rinasco./Come il Cielo Azzurro./So quello che mi precede/quello che segue e quello che verrà./So tutto, chiedetemi./Tutto succederà./Tutto al momento giusto./Tutto come è previsto./Guardate come faccio io….”
Ma ci sono poesie anche di argomento personale, legate alla passione amorosa. Nella raccolta “Cenere e Brace”troviamo il tema dell’abbandono:
Quando ho visto l’abito bianco appeso/ho visto lei in quell’abito, l’ho visto aderire/alla sua vita lunga e snella, allargandosi sui fianchi./L’ho portato a casa e glielo ho dato./Non ha voluto provarselo mentre la guardavo./E’ rimasto sulla macchina da cucire per giorni,/per settimane piegato nella cesta dei rammendi./Quando mi ha detto di prendere il largo/ha buttato l’abito in un sacco marrone/per beneficenza”
Il motivo amoroso lo troviamo anche qui:
…Lei si è mossa sul letto/nella luce lunare./Le curve del suo corpo/erano lì, luce e ombra/sul lenzuolo scuro./Ho tracciato l’ombra/con la punta delle mie dita./Lei descriveva le onde/che tornano indietro/più larghe e rimangono/anche quando sono andate…”
James Koller, dopo l’esaurirsi dell’energia creativa della beat generation, è approdato al movimento bioregionale, diffusosi a partire dagli anni ’70 negli Stati Uniti, e presente anche in Italia intorno alla rivista Lato Selvatico e al suo animatore Giuseppe Moretti.
In un’intervista Koller alla domanda Che cos’è il movimento bioregionale, risponde:
Un’isola ha un perimetro chiaramente definito. Ciò che accade sull’isola, a proposito della struttura dell’ambiente e in termini di economia e dinamica della popolazione, fa parte di modelli biogeografici. I famosi ecosistemi,i cui perimetri sono meno chiaramente definiti su un più vasto gruppo di terreni contigui, sono analogamente regioni con modelli biogeografici. Si deve pensare a tali regioni come a delle bioregioni. Il movimento bioregionale iniziò negli U.S.A negli anni ’70 quando i componenti di gruppi ecologicamente consapevoli, specialmente coloro che sentivano di essere parte di una “società alternativa”, si risistemarono nelle abitazioni o nelle aree nuove, cercando di ridefinire e di capire ex novo il concetto di “regione” in termini di ecologia e del “vivere in maniera giusta” in quelle aree prescelte. Uno studio della progressione culturale umana e delle usanze in questi luoghi aiutò a chiarire i modelli biogeografici e quei cambiamenti positivi o negativi che si erano effettuati o che erano stati resi possibili con ogni nuovo tentativo”.
Non so nulla della vita americana di Jim, non so come sia la sua casa, la sua cucina, il suo armadio. Ma so com’è il bosco dove lui cammina, i falchi che ha visto mille volte, la donna che ha molto amato e che non lo capiva. Me li posso immaginare perché lui nelle sue poesie ne parla. Rispecchiano quel mondo e per chi non ne sa nulla possono anche spiazzare. Questo perché da noi non siamo abituati alla spontaneità in poesia, al fatto che essa rappresenti ed esalti momenti di vita di una grande intensità pur nella loro semplicità e quotidianità. Da noi resiste ancora l’idea che più la poesia è oscura e meglio è.L’ultima volta che Jim è venuto in Italia è stato l’anno scorso per il suo solito tour di readings. E’ venuto anche a leggere le sue poesie alla Locanda Pincelli di Selva Malvezzi vicino a Bologna. Abbiamo stampato dei volantini per pubblicizzare l’evento. E’ venuta gente da Bologna, ma più che altro c’era la gente del paese, quella che i venerdì si raduna in questo locale per ascoltare musica rock dal vivo, mangiare buon cibo della cucina bolognese e bere buoni vini. Jim è stato la star della serata. La star venuta dall’America. Quell’America da molti di noi sognata, immaginata mille volte sui libri di Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti e gli altri meravigliosi frutti di quella generazione.

 

 

 

 

 

 

Jim in Italia

jimJames Koller è un uomo alto e allampanato, dalle spalle un po’ curve, una lunga coda di cavallo portata con affascinante disinvoltura, scarpe grosse antiche e una faccia piena di nostalgia degli anni finiti. Jim è un poeta. Per il mondo è anche altre cose ( marito, padre, fondatore del movimento bioregionale e di riviste…). Ma per me è un poeta. Anzi Jim è la poesia. La sua faccia, il suo parlare, il suo camminare, il suo guardarti, la sua malinconia sono poesia vivente. Jim non è diverso dalla sua scrittura, ecco il segreto del vero poeta. Le sue poesie parlano di coyotes, lupi, cervi, vecchi capi indiani, donne dalle ampie gonne, amori troppo presto finiti. Jim ogni due o tre anni viene in Italia a leggere le sue poesie e a salutare vecchi e nuovi amici. Si ferma nelle case, nelle osterie, nelle librerie, si alza e legge. Non mostra alcuna emozione particolare nel farlo. Jim è molto cool a vederlo. Non solo quando legge le sue poesie, ma anche quando parla, quando sta in mezzo alle ragazze piene di curiosità per questo vecchio ragazzo beat, che chissà quante storie ha da raccontare. A Jim piace la grappa italiana. E così quando qualche anno fa è venuto a casa nostra per una serata di sue letture poetiche, e gli abbiamo chiesto: vuoi qualcosa da bere? Lui ha risposto “grappa”. Ci è sembrata una cosa simpatica che la prima cosa che Jim ci ha detto sia stata “grappa”. Lui è così naturale, spontaneo, anche nella sua malinconia. Come l’epoca americana di cui è uno degli ultimi rappresentanti viventi. Tra me e Jim la comunicazione non è così fluida come vorrei per via del mio inglese malandato, ma c’è sempre Giuseppe Moretti a darci una mano per questo. E’ la sua fortuna il mio sgangherato inglese, sennò lo tempesterei di domande sulla beat generation, e vorrei sapere dettagli e aneddoti su Ginsberg, Kerouac, Lenore Kandel, poetessa hippy da me molto amata. Il Italia ilo vero mondo beat, quello hippy, quello dei Diggers di San Francisco, quello del bioregionalismo, del ritorno al villaggio, non sono molto conosciuti. Se ne ha un’idea vaga e stereotipata. Le poesie di Jim rispecchiano quel mondo e per chi non ne sa nulla possono anche spiazzare. Questo perché da noi non siamo abituati alla spontaneità in poesia, al fatto che essa rappresenti ed esalti momenti di vita di una grande intensità pur nella loro semplicità e quotidianità. Da noi resiste ancora l’idea che più la poesia è oscura e meglio è. Non so nulla della vita americana di Jim, non so come sia la sua casa, la sua cucina, il suo armadio. Ma so com’è il bosco dove lui cammina, i falchi che ha visto mille volte, la donna che ha molto amato e che non lo capiva. Me li posso immaginare perché lui nelle sue poesie ne parla. Sono brevi fermo immagini dello scorrere della vita, soprattutto di quella animale. L’ultima volta che Jim è venuto in Italia è stato l’anno scorso per il suo solito tour di readings. E’ venuto anche a leggere le sue poesie alla Locanda Pincelli di Selva Malvezzi.Abbiamo stampato dei volantini per pubblicizzare l’evento. E’ venuta gente da Bologna, ma più che altro c’era la gente del paese quella che i venerdì si raduna in questo locale per ascoltare musica rock dal vivo, mangiare buon cibo della cucina bolognese e bere buoni vini. Jim è stato la star della serata. La star venuta dall’America. Quell’America da molti di noi sognata, immaginata mille volte sui libri di Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti e gli altri meravigliosi frutti di quella generazione.

Recensione di Koller James, Snows gone by ( Nevi di un tempo)

Da anni non mi chiedo più perché mi piacciono certe cose e altre no; per me questo significa ascoltare il cuore che è la sede di tutto quello che conta e che personalmente mi preme. Anche per l’arte è così e a maggior ragione per la poesia che mira dritta dritta al cuore e quando non lo fa sbaglia.
Adoro la poesia di James Koller, penso che abbia nel percepire e nello scrivere un dono, quello magico di entrare nel profondo di quel che vive e palpita, donne, uomini, animali e piante.
All’inizio di questa raccolta di poesie James scrive:

 

“Quando metto insieme un libro di poesie nuove, le attraverso per decidere se la loro direzione è consistente. Quelle che non sono allineate le lascio fuori. Le poesie raccolte in ” Nevi andate” sono state scritte in un arco di tempo di trentotto anni, dal 1964 al 2002. Le poesie più vecchie hanno in comune il fatto di non essere state inserite nei primi libri . A quel tempo pensavo che fossero inconsistenti, rispetto a quanto accadeva nella mia vita o nel mio lavoro in quel momento. Mi rendo conto che le poesie raccolte qui danno probabilmente, meglio di qualsiasi altro mio libro, un’idea del mio lavoro nel suo complesso – presentano una vita & un lavoro che sono stati quello che sono stati, senza bisogno di consistenza”.

 

Di questa introduzione mi ha colpito soprattutto questa frase: “presentano una vita & un lavoro che sono stati quello che sono stati, senza bisogno di consistenza”. Che bello! Che capacità di entrare dentro se stessi, capirsi e accettarsi. In questo senso la poesia di James è sempre rispecchiamento di vita interiore, ma nelle cose. Unione di spirito e materia quindi, di interno ed esterno.
Ecco alcuni esempi tra i tantissimi presenti in questa corposa raccolta. Ve li presento nella traduzione di Rita Degli Esposti, che è la traduttrice di Koller per le sue pubblicazioni in italiano.

 

Due volpi abbaiano & giocano

 

con tanto trasporto, che ci svegliano tutti.

 

Sono in amore, dice lei.

 

Sdraiati sotto le coperte,

 

le ascoltiamo, come ascoltavamo

 

attraverso muri sottili di alberghi da pochi soldi;

 

siamo lì con loro

 

alla luce della luna, nella neve

 

e ci tocchiamo. 12 gennaio 2002

 

Alle tre del mattino

 

mi sono svegliato, mi sono vestito

 

nella stanza buia,

 

sono uscito dalla porta

 

nella luce fortissima della luna.

 

Ero certo che lei fosse con me,

 

i capelli scuri arruffati, una selvaggia,

 

Eravamo due lupi

 

passavamo silenziosi sulla mesa. 20 marzo 2000

 

E questa unione di mente e realtà esterna la trovo perfettamente realizzata anche in queste tre brevi poesie, e in questo caso come in molti altri nel campo potico, la brevità è un merito:

 

Chi dorme in questi boschi?

 

Quali spiriti nutrono la vita?

 

I corvi parlano con lui. 7 marzo 2000

 

Luna brillante su neve fresca.

 

Lei ha sognato cervi. All’alba

 

ha trovato le orme dei loro zoccoli.16 marzo 1999 per Maggie

 

Da un albero al margine del bosco,

 

un falco guarda l’erba muoversi in basso.

 

Mi vede. Bonjour.

 

Ma ho trovato meravigliosa anche una poesia che è ben più lunga, ma così densa, corposa e commovente. Non è facile trovare la chiave poetica attraverso la quale la natura, anzi un dettaglio colto nella natura, meglio se selvatica, diventi davvero lo specchio dell’anima, dei suoi stati mentali, più che delle sue emozioni; stati mentali che nelle poesie di James sono sempre stati mentali meditativi, frutto di lunga attenzione, di ore a guardare e sentire e sentire dentro di sé quel che accade. Come abbiamo imparato da Ginsberg, infatti “inutile scrivere se lo spirito non guida”.

 

Sotto cieli nuvolosi, né ghiaccio

 

negli stagni, né brina

 

sui prati, foglie secche

 

frusciano sorde contro questi steli di granoturco.

 

Mi piacciono i toni del marrone.

 

Le siepi dall’argento al grigio,

 

& burroni, fenditure & dirupi sono

 

gialli fuori stagione, perfino verdi.

 

Fa differenza

 

che il falco

 

capisca causa & effetto?

 

Non per i conigli o i topi,

 

o gli uccellini.

 

Quanti falchi

 

corrispondono a una vita?

 

Il sole si fa largo

 

per squarciare le nuvole,

 

spande la sua luce gialla

 

dentro gli alberi spogli, dentro

 

l’oscurità che rotola verso ovest

 

sui campi vuoti –

 

Non vedo nessuno. C’è solo

 

quest’unico falco.

 

Posso contare gli anni che ho passato

 

guardando i falchi cacciare

 

Au revoir. 3 dicembre 1999 per mio padre ( 28 settembre 06 – 25 marzo 94)

 

E poi ci sono le poesie in ricordo degli amici, come Franco Beltrametti, una per tutte:

 

CARO FRANCO:

 

Ti ricordi Amsterdam? Camminando

 

guardammo in alto,.

 

c’erano due giocolieri

 

che si passavano una palla, da tetto a tetto.

 

Dov’è tutto questo, adesso? 15 settembre 1995 per Franco Beltrametti, 1937 – 1995

 

Il “Dov’è tutto questo adesso”, credo so riferisca non solo al tempo passato con il più caro amico della vita di James, ma anche a quel tempo in cui capitava che ci si passasse la palla da un tetto all’altro e non in un circo o in uno spettacolo televisivo, ma per strada e questo non ad un festival di buskers, ma nella vita di tutti i giorni.

 

E poi ci sono le poesie d’amore, come questa del 1988:

 

Le mie braccia intorno a lei, la tenevo stretta a me

 

& il suo corpo si inarcò, lontano da me

 

& la baciai, le baciai le

 

labbra, & lingua a lingua

 

le baciai la curva posteriore del collo

 

le mordicchiai le orecchie

 

attraverso la cascata scura

 

dei suoi capelli folti.

 

Dovrebbe esserci sempre tempo

 

per questo, disse.

 

Il cielo era blu & limpido

 

& l’aria era fresca

 

& la prima foglia rossa

 

stava lì nel profondo verde.

 

Mi rende triste, disse –

 

& vidi lacrime nei suoi occhi

 

le prime lacrime

 

mai viste in quei teneri occhi castani

 

& furono una sorpresa

 

come le foglie rosse.

 

Dovrebbe esserci sempre tempo,

 

ma non c’è. Aprile 1988

 

Anche questa poesia di argomento amoroso mi è piaciuta molto, è del 1985:

 

Lei disse che le piaceva guardare la mia mente al lavoro.

 

Anche a me piaceva la sua mente – le increspature & le onde.

 

Ti faccio vedere la mia se mi fai vedere la tua. Maggio 1985

 

Queste poesie di James sono un diario a ritroso lungo 38 anni, sembra di vedere qualcuno che su un cavallo immaginario attraversa il tempo guardando le nuvole passare in un cielo eternamente azzurro. A volte il cavallo va lento perché chi lo guida è pensoso, riflette sul suo passato, a volte va veloce, ha fretta, come in questa poesia degli anni ’70 che in me suona come una poesia spontanea e improvvisata, appunto di corsa sulla scia di un’improvvisa e fulminea ispirazione:

 

Arrivare sul fiume arrivare dentro

 

con la marea che arriva piano

 

acqua che lambisce il fango, così

 

dolce, sembra di sentire un cane giallo

 

che beve acqua, piano, gli uccelli

 

si svegliano, piano, stendono

 

le ali, piano, pesce, scivola

 

svelto & facile fuori & dentro

 

nell’acqua

 

Dormirò a bordo

 

ascolterò il fiume

 

che mi culla e mi addormenta. Lucciole.

 

O piano & facile, cullami

 

piano & facile, cullami

 

e addormentami addormentami. Lucciole. 5 luglio 1978

 

E questa non è pazzesca?:

 

AUTOBIOGRAFIA A 42 ANNI

 

La stanza è molto piccola.

 

C’è pochissimo spazio.

 

Sarebbe meglio un camion. 31 maggio 78

 

 E poi ancora l’amore, come sempre in James raccontato nei gesti, e sembra di vedere un film:

 

Nei miei sogni i suoi denti storti

 

si notano appena. Con una luce negli occhi

 

si toglie i capelli dalla faccia

 

si spalma la farina sulle guance rosse.

 

Le guardo le braccia, la vita –

 

mentre impasta, scivola dentro la farina.

 

Manda un acre odore di lievito –

 

ha il sapore del burro fuso.18 gennaio 1978

 

Infine vorrei citare una poesia del 1977, sembra scritta 38 anni dopo, c’è lo stesso spirito, lo stesso modo di osservare il mondo, di capirlo e di amarlo:

 

Sopra di me sento scricchiolare foglie secche.

 

Mi fermo. Non è ancora l’alba.

 

La strada dove cammino è coperta di neve.

 

Non ci sono foglie sugli alberi scuri.

 

Qualcosa si sveglia, si spaventa, batte le ali &

 

Caw Caw Caw

 

diventa un corvo. 19 febbraio 1977

 

Una selezione di poesie di questa raccolta si trova in un piccolo libro edito dalla rivista Lato selvatico ( http://www.sentierobioregionale.org/letture.html ); sono in inglese e in italiano (nella traduzione di Rita Degli Esposti); questo piccolo volume può essere richiesto scrivendo a [email protected], tel 0376/611265

 

James Koller, poeta americano, Oak Park ( Illinois) 1936
James Koller, Snows gone by, La Alameda Press, 9636 Guadalupe Trail NW, Albuquerque, New Messico 87114, 2004, 136 pagine, 16 dollari
http://www.laalamedapress.com/books/snowsgoneby.html
http://www.coyotesjournal.com/