mattino d’ottobre

dalla nebbia segreta
l’eco di spari
s’apre un varco
nell’ aria mattutina-
gracchia più forte il corvo,
avverte tortore e colombe,
vite sommerse
d’alberi e cespugli,
la terra stessa
appena lavorata-
uno stormo immenso
come un tornado nero
s’aggira alto nel cielo
narrando geroglifici,
disegnando spirali,
corridoi azzurri,
nuotando in montagne d’aria-
infinito é l’argine
ma lontano

definisci il territorio sicuro e servitene come di un’ ancora

un’isola, naturalmente-
intorno una spiaggia
nuda-
mosso dal vento
un unico immenso cespuglio
verde, basso, spinoso-
non é sospesa l’isola
é fissata nel mare
che é un mare finto
di vetro
d’alabastro verde
opaco-
in mezzo bolle trasparenti
come canocchiali
puntati
sul centro d’una terra
rossa, vischiosa
come un cuore umano

 

autunno

la fine ha il  dolce sapore
dell’ultimo frutto dell’orto,
della terra più fina,
dell’ombre leggere
che affrettano il tramonto
e non rinfrescano più-
tutto é velato
d’un tulle raffinato
come una cipria
d’essenza di frutta cotta
zucca arrostita
e mele rugginose e dolci-
non so perchè chiamiamo
morte
quello che passa e diventa