Salpammo da Acciaroli, racconto di G. C.

Salpammo da Acciaroli alle 4 del mattino. Percorremmo il lungo molo con il motore al minimo, quasi timorosi di turbare il silenzio e la notte. Non avevamo mai navigato di notte, noi tre assieme. Ci scambiavamo poche parole a bassa voce, raggiunto il mare aperto, scuro il cielo, scuro il mare. I nostri sguardi vagavano in alto in attesa dell' alba che ci avesse rilevato il tempo che ci aspettava e che ci avrebbe accompagnato alla nostra meta, l'isola di Salina. Presto un sole prepotente fugò le poche nuvole alte, di calore , quindi ci apparvero l'orizzonte, il cielo, il mare, la luce infiniti ed iniziò un sogno.
La mancanza assoluta di vento aveva appiattito la superficie del mare che non aveva onde, ma una superficie continua liscia incredibile, il motore rotolava a mezza forza, attutito, le vele inutili ,ammainate. Eravamo affascinati da questo infinito di una bellezza assoluta, dal calore che un po’ stordiva e che portava le menti a guardare in se stessi. Poche le parole tra di noi, qualche confidenza pacata, un ricordo che emergeva, raccontato raramente. Spesso il cambio,uno di noi in coperta, di vedetta, gli altri
sottocoperta al riparo dalla luce, sole, calore.Impossibile rendere la magia di quel viaggio dove il silenzio era rispetto per gli altrui pensieri.
Alle 17,40 attraccammo a Salina.

Prima che tutto sia luce

E’ fuoco all’orizzonte –
tra gli alberi sembra una stanza
in cui si è appena accesa la luce
per il risveglio,
per il pasto mattutino –
dall’alto invece
è rosso
sormontato da nubi
grigie e grosse –
l’aria che arruffa
rami, capelli e foglie
è calda
come d’estate

Inizio dell’alba

L’inizio è solo
un fremito di gola
sei sottili singulti
dal cielo e dal canneto
e poi cinque rintocchi di campane
poi ancora il fremito
dolce e sottile –
lontano lontano
un gallo col suo grido
acuto e forte –
il piccolo vibrato di gola
prosegue sempre uguale
aspetto il cinguettio che non arriva –
intanto schiarisce il cielo
e con lui il quaderno –
il vento di fronde
copre il ritmico singulto,
mi giunge un’aria fresca
non più quella umida
della notte nera –
l’uccellino col suo sottile fremito
mi arriva giovane e franco
come l’aria che non si guarda
ma scivola libera
sulla mia pelle –
i galli son più d’uno ora
fan pensare a scuderie di cavalli
al cuoio delle finiture
al legno, alla paglia e al suo odore –
si fa ora più nitido il singulto
anche la luce
e il suono gentile del vento
mi fan più compagnia d’una parola –
eccolo in cinguettio
il primo
di questa mattina d’estate,
prolungato non s’interrompe
fila sicuro
poi si ferma, riprende,
è un suo discorso
sempre più ritmato e chiaro
per qualcuno là fuori che l’intende  –
l’aria si fa più fresca sulla pella
e anche la luce,
poi dal canneto
il risveglio si fa più forte –
il singulto ora
è come uno sbatter forte d’ali –
tritura l’aria
il suono intenso del vento con le fronde
spariscono le nubi
il cielo è terso-
tutto è senza significato
e senza poesia
come una prateria
d’erba verde e secca-
forte fremono le foglie
se guardo intenso
come di pioggia –
 le nubi spariscono dal cielo

Alba

Aria azzurra e velata –
in basso si addensa in strati di nebbia,
in giungle di umida vita
avvolti in un loro lontano passato –
più in alto una striscia di cielo
s’accende di luce
d’un rosa chiaro e sfuocato –
poi tutto finisce
nella nuda evidenza del giorno