Improvvisazione stando seduta su una sdraio in giardino

Senz’arte miagola-abbaia neanche tanto lontano –
mosche piccole mi tormentano le gambe, le caccio ritornano –
mi piace il verde mischiato al color paglia del prato appena rasato –
non voglio rientrare in casa, mi annoio, meno qui in giardino –
vorrei vivere qualcuno dei sogni che sogno – la gente che incontro
che cerco che mi abbandona e poi ritorna come se niente fosse –
quanta libertà nei sogni è una specie di seconda giovinezza –
è vita di notte mentale eppure sembra “vera” e lo è-
i sentimenti i desideri la malinconia e la gioia la sento davvero
e al risveglio continuo a provarli rimangono con me per un po’ di tempo
che dura favorevole nella tavola che apparecchio
nel cibo sempre uguale che preparo –
penso spesso alla moglie di R. che una volta mi disse che loro non cucinavano mai
ma compravano tutto in rosticceria –
deve essere bello ma per me sarebbe bello solo per un po’

Improvvisazione sul tema: l’altrui elogio

L’altrui compenso – elogio – affetto –
dicono che gli attori recitino per l’applauso –
posso dire anche gli scrittori –
per un like, un libro in più venduto, un lieto fine a un firma copie –
ma scrivono anche per l’elogio di se stessi a se stessi
quando riescono a scrivere sia con la testa vuota che piena –
testa vuota sta per sonno – stanchezza mala voglia –
piena non  sta per ispirazione ma test piena di idee e ripetizioni –
pensiero che sta lì su se stesso e ancora ancora sa solo ripetersi
riprovarci – non a capire ma a non capire – voglia sopita –
intanto qui accanto asfalto caldo – gente che lavora – fa buche e poi le riempie –
parlano un dialetto veneto forse – perché no? – parlano un dialetto comunque e io non li capisco –
usano una macchina col motore che va va…fa buche?
non so ma poi si spegne-
e il cagnetto lì vicino smette di abbaiare –
ma solo una vocina ogni tanto –
il mio accanto a me si spulcia cioè si mordicchia il dorso freneticamente –
lo fa solo d’estate –
dicono che d’estate il pelo lungo è meglio per un cane –
ha meno caldo dicono –
mi si chiudono gli occhi – vorrei dormire
e forse lo faccio.

Salvati oppure naviga sulla tua auto verde

Salvati – salvati oppure naviga sulla tua auto verde per strade sterrate rosse di collera – sollevati dalla polvere prova uno sbracato sorriso da fonte anonima – santi protettori su un banchetto ti aspettano festanti cadenzati da musica zigana – sembrano giovani texani che raccolgono foglie per farne cuscini e coperte per le fredde serate con i loro cavalli – hai ancora tante pazzie da compiere – ma invece le vuoi perdere nei più sordidi luoghi – che sei vecchio non è neanche vero – prendi le tue pazzie e mettile in enormi lavatrici e poi involati con il pessimismo degli ultimi pensieri – fai suonare le tue conchiglie fatte di miliardi di piccoli esseri aperti di cuore ma senza mente e coscienza – fantasticando su loro niente cambierà in te – l’hai sempre fatto sembrava vita ma era solo fantasia.

La grande intuizione di Kerouac

La grande intuizione di Kerouac: le esperienze vissute diventano storie da scrivere,
anzi, non diventano, sono. Sono solo quello, storie da scrivere.
Scrivere è l’unico senso del vivere.

Mi piacciono le persone che vivono molte contraddizioni

Mi piacciono le persone che vivono molte contraddizioni, che sono tante cose e cercano di tenerle insieme tutte e naturalmente non ci riescono, ma come mi  disse tempo fa ( non tanto poi tempo fa ) una persona, l’importante è provarci non riuscirci. Ecco mi piacciono quegli autentici lì, che devono tenere insieme tante facce di sé, tanti aspetti e ambizioni e materialità, sesso e spiritualità. Mi piacciono quelli che ci provano a fare questo e provandoci ci riescono momento  per momento nel senso che ci riescono momentaneamente ma domani non si sa, che un certo giorno prendendo il sole d’aprile nel giardino di casa hanno un attimo, un minuto, un quarto d’ora di equilibrio, pacificazione, gioia. Ecco chi mi piace. Ma non ne conosco. Li conosco solo nei loro libri, nei libri di certi come Kerouac e Ginsberg che loro sì che ci hanno provato. Perché è importante provarci. Non riuscirci. Che poi vuol dire semplicemente che in niente si riesce una volta per tutte, ma sempre sempre bisogna ricominciare ogni giorno a provarci

Ludwig Börne e come farsi venire idee per scrivere

“Per tre giorni consecutivi sforzati di scrivere qualunque cosa ti passi per la testa rimanendo sempre spontaneo e sincero. Scrivi ciò che pensi di te stesso, delle tue mogli, di Goethe, della grande guerra turca, del Giudizio universale, dei tuoi superiori, e rimarrai stupito scoprendo quante nuove idee si saranno palesate. Ecco, queste sono le basi dell’arte di diventare uno scrittore originale in tre giorni”.
( Ludwig Börne )

La mente bicamerale e l’improvvisazione di scrittura

Nell’improvvisazione di scrittura si sentono distintamente “voci”.
Sono frasi, singole parole, suggerite all’io cosciente
da “qualcun altro” né fuori né dentro di noi. Da un qualcun altro, non
da me che le penso, le decido, le scelgo. Questo è un fatto accertato
personalmente. Forse è per questo che amo tanto l’improvvisazione di scrittura.
E forse è per questo che “gli scrittori veri” non la amano. Loro non credono
ad altro che alla tecnica conosciuta. Credono solo allo studio intellettuale
e alla scrittura programmata. Diffidano di un inconscio che parla loro. Lo
temono, come qualcosa che non controllano.
Forse la mente
bicamerale sopravvive non solo negli psicotici, come dice
Julian Jaynes nel suo libro “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della
coscienza”, ma anche in chi senza saperlo la coltiva addestrandosi continuamente
nella improvvisazione di scrittura, che è appunto porsi in ascolto di invisibili
voci e scriverle.
Nel buddismo tibetano si pensa che esistano due menti. La mente dell’intelletto
e quella detta del cuore. Sede del divino. E se coltivi questa fiducia nella sua esistenza,
puoi interpellare la mente ( voce ) del cuore, sapendo ( sperando ) non solo nella risposta,
ma anche nella risposta giusta per te. La mente del cuore non è quella del dover essere;
non è un super io moralista. No. E’ al contrario quello che James Hillman, nel suo libro
“Il codice dell’anima” chiama “daimon”, che lui definisce come la tua “vocazione”, la tua “anima”, il tuo “angelo custode”. Tutto alla fine torna. Si riconcilia. Si ricompone. Se ci credi.

 

Per scrivere di un posto

Per scrivere di un posto, di una persona di più persone di vari posti di tanti posti non devo vederli davvero, non devo andare in quei luoghi da quelle persone e vederli davvero, se li vedessi davvero non potrei scriverne, l’immaginazione non si metterebbe in moto, per questo non sono di quelli che fanno sopralluoghi. Ma questo mio modo mi mette addosso ogni volta una insicurezza incredibile e vorrei che qualcuno mi raccontasse tutto di quel posto di quella persona…

L’improvvisazione, quella “vera”

Nella vera improvvisazione di scrittura non si corregge
non si migliora, si lascia così com’è –
il concetto di estetica poetica è diverso rispetto al canone
tradizionale (ritmo-equilibrio-belle parole…)-
l’imperfezione, la sconnessione è la sua anima parlante –
è così in Ginsberg -anche se lui ha detto di correggere
a volte -ma a leggerlo non sembra così –
la vera improvvisazione di scrittura non dovrebbe seguire
un solo filologico, ma una moltitudine, anzi un’ accozzaglia
di pensieri-parole-mente – perché è così la mente-cuore
questa intendo -la mente del cuore