Giovedì 22 giugno ricomincia l’ESTATE IN GIARDINO A SPAZIO GERRA con una serata – happening dedicata alla Summer of Love, per celebrarne il 50 anniversario.

ECHOES FROM THE SUMMER OF LOVE | happening night

Giovedì 22 giugno ricomincia l’ESTATE IN GIARDINO A SPAZIO GERRA con una serata – happening dedicata alla Summer of Love, per celebrarne il 50 anniversario.

Dance! “Hippie Hill” ~ Golden Gate Park, San Francisco
1969
ph. Robert Altman

GIOVEDI 22 GIUGNO – 21.30

ECHOES FROM THE SUMMER OF LOVE | Happening

– INGRESSO LIBERO –

Talk di approfondimento con Luciano Guidetti, curatore di Beat2Bit, e Dianella Bardelli, autrice del libro “Il bardo psichedelico di Neal”. Presenta: Mirko Colombo di K-Rock Radiostation

Interventi musicali dal vivo di Elia Baioni + Leonardo Bandini Montecchini

Psychedelic Shack con Alfredo Miti Maturani

Selezione Musicale: Mirko Colombo

Visual: Ombrablu

✿✿✿ in chiusura BATTAGLIA DI BOLLE DI SAPONE! ✿✿✿

La Serata è organizzata in collaborazione con Il pozzo ristorante enoteca

Per l’occasione sarà aperta anche la mostra “Community Era – Echoes from the Summer of Love”

-> L’evento è organizzato nell’ambito di Restate2017, in collaborazione conComune di Reggio nell’Emilia e Palazzo Magnani <-

Per informazioni: [email protected]
0522 585654

Il 22 Giugno alle ore 21,30 parteciperò all’interno dello Spazio Guerra di Reggio Emilia in Piazza XXV Aprile n. 2 ad una discussione sulla Beat generation

Il 22 Giugno alle ore 21,30 parteciperò all’interno dello Spazio Guerra di Reggio Emilia in Piazza XXV Aprile n. 2 ad una discussione sulla Beat generation; l’evento si situa all’interno della mostra sulla beat generation in corso fino al 22 Luglio: (http://www.spaziogerra.it/2017/04/03/community-era-echoes-from-the-summer-of-love/). Parlerò della figura di Neal Cassady a partire dal mio romanzo Il bardo psichedelico di Neal Altri partecipanti all’evento: Luciano Guidetti, curatore di Beat2Beat; Mirko Colombo di K – Rock Radiostation Interventi musicali dal vivo di Elia Baioni e Thomas Alghisi Selezione musicale di Mirko Colombo

Neal Cassady & Jack Kerouac Documentary


Sai cosa mi fa impazzire di loro? Che sono sempre  sempre loro stessi, niente maschere ruoli niente saperci fare niente intenzioni…solo essere se stessi, così magnificamente, e Jack che in TV dice che la guerra in Vietnam è un complotto del Vietnam del Sud e del Nord per avere le jeep e Neal che in una libreria lì con Allen per parlare ad un pubblico chiede ma quant’è il compenso? Così agitato lui, così amoroso Allen pendente dalle sue labbra, gambe, faccia, così adorante, ma lì davanti a tutti. Perché per loro davanti a tutti o in privato tra loro due o tre era la stessa cosa e questa è l’unica vera rivoluzione che abbia un senso fare.

Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

Cosa afferma Kerouac sulla marjiuana in Visione di Cody

” La guerra sarà impossibile quando la marjiuana sarà diventata legale”
(Visione di Cody, pag. 404 dell’edizione Arcana)

Amore e amicizia nella beat generation americana

Quella della beat generation americana fu una grande storia d’amore nata tra un gruppo di giovani uomini e poi allargata a centinaia e migliaia di persone che divennero i loro fans e proseliti. I più significativi esponenti di questo gruppo furono Jack Keroauc, Neal Cassady e Allen Ginsberg.
Questa circolazione d’amore passò poi attraverso la fase psichedelica e hippy per poi finire intorno al 1968 quando questo grande movimento amoroso, che prese varie denominazioni ( peace and love ad esempio) esaurì la propria carica creativa ( sia la beat generation che il movimento hippy-psichedelico americano non hanno nulla a che vedere con i movimenti giovanili del ’68 in Italia). Alcuni esponenti di quella generazione sono attivi ancora oggi e cercano di portare avanti quel valore dell’amore come collante ed essenza dei rapporti umani che erano stati all’origine di tutto. Ad esempio in Italia c’è la rivista Lato Selvatico e negli Usa vive e prospera ancora al Naropa Insititute di Boulder in Colorado la scuola di scrittura creativa voluta da Allen Ginsberg in onore di Jack Kerouac e che porta il suo nome. E ancora sono o sono stati attivi  vari poeti di quella generazione come James Koller e Gary Snyder.
Mi piace immaginare che in noi, come dice il buddismo tibetano, esistano due fonti di inesauribile energia, il cervello e il cuore. Ogni attività umana si può mettere in pratica usando l’una o l’altra fonte. Ma con esiti diversi. Anche in letteratura si può dare la preminenza all’una o all’altra. Sicuramente i ragazzi della beat generation americana usavano prevalentemente il cuore. In loro ad esempio amore e amicizia erano sinonimi. Tra loro non ci fu mai quel tipo di amicizia interessata rispetto all’ottenimento del successo che oggi è così diffusa, si difesero e si sostennero sempre, e questo fu un elemento importantissimo per le loro creazioni letterarie. Si leggevano l’un l’altro, chi aveva un contatto con un editore si faceva in quattro non solo per sé ma anche per gli altri. Si aiutavano con suggerimenti e consigli, ad esempio Allen Ginsberg imparò ad improvvisare le sue poesie da Kerouac che aveva inventato il suo celebre metodo dell’improvvisazione di scrittura spontanea. I ragazzi della beat generation americana diedero origine ad un nuovo filone spirituale nella letteratura che in qualche maniera, ma rinnovandolo, era già iniziato con Whitman. Scrivere cioè ha prevalentemente lo scopo di dare voce a quella spiritualità che c’è in ognuno di noi e nella quale gli esponenti della generazione beat credevano profondamente. La poesia e prosa spontanea da loro praticata è il metodo attraverso cui lo spirito interiore parla all’essere umano. Tra Kerouac, Cassady e Ginsberg successe questa cosa strana: era amore, era amicizia, era creatività, era spiritualità. Tutto mischiato insieme.
Neal Cassady protagonista del mio romanzo “Il Bardo psichedelico di Neal”, fu la fonte di ispirazione di due opere fondamentali di Jack Kerouac: “Sulla strada” e “Visione di Cody”. Nella prima si raccontano i viaggi americani di Jack e Neal alla fine degli anni ’40, il secondo è un omaggio alla loro amicizia e consiste, in parte, nella trascrizione di alcune loro conversazioni registrate. Per quanto riguarda Ginsberg Neal Cassady fu il primo e più grande amore della sua vita, amore a cui Ginsberg dedicò molte poesie.
Neal Cassady fu per Kerouac e Ginsberg un mito vivente; ai loro occhi egli era il ragazzo selvaggio americano per antonomasia, il giocane ribelle, bello, coraggioso, trasgressivo, anarchico, amato da stuoli di donne. Ma lui scrisse poco ( ci è rimasta una sua autobiografia incompiuta) e questo perché a suo dire era più bello vivere che scrivere: la scrittura era troppo impegnativa, richiedeva troppa dedizione e lo annoiava. Ma senza Neal a Kerouac e Ginsberg sarebbe mancata la musa principale delle loro opere e loro stessi non sarebbero quindi potuti essere i grandi scrittori che furono.

Mie riflessioni su “Stavolta veloce: Jack Kerouac e la composizione di Sulla Strada”, di Howard Cunnell

La mia passione per Jack Kerouac si è rafforzata ed è diventata ancor più consapevolezza della sua genialità, leggendo il saggio di Howard Cunnell, “Stavolta veloce: Jack Kerouac e la composizione di Sulla Strada” che appare come introduzione in Jack Kerouac/On the road – il rotolo del 1951. Il questo saggio Howard Cunnell dice una cosa importantissima: ” Assai più che una guida per hipsters Sulla strada è una ricerca spirituale”. Ecco la differenza tra chi Kerouac lo ha capito davvero e chi è rimasto sulla superficie della semplice retorica del viaggio. E Cunnell aggiunge: “Sono gli anni in cui Kerouac si trasforma da giovane romanziere promettente nel più grande scrittore sperimentale della sua generazione…On the road è il fiore di campo da cui crescerà il giardino magico di Visione di Cody”.
A volte mi domando perché Kerouac sia così poco compreso e quindi poco apprezzato in Italia. Forse perché da noi si confonde spiritualità con religione? Oppure si pensa che chi è alla ricerca spirituale del senso della vita debba essere per forza una persona moralmente “retta”, cioè conforme alla comune e convenzionale morale? Forse è questa la ragione. Eppure Kerouac lo era convenzionale, nel senso dell’avere dei valori morali,era attaccato alla famiglia, amava il suo paese, apparteneva ad una religione ( cattolica, con un intermezzo buddista ). Ma questi aspetti in Italia non vengono presi in esame a favore di quelli più apparentemente trasgressivi, e quindi più appetibili da parte del pubblico. Invece Cunnell in questo saggio ribadisce più volte quanto i viaggi raccontati in On the road, siano da una parte viaggi spirituali, e dall’altra il racconto di un’amicizia. Amicizia tra due uomini, Jack Kerouac stesso e Neal Cassady. Un’amicizia così forte da scriverci sopra due romanzi e ritornarne a parlare in altri non specificatamente dedicati a Neal.
In questo saggio di Howard Cunnell a questo proposito viene sottolineato il debito di Kerouac nei suoi confronti, perché Kerouac imparò a scrivere come solo lui seppe fare, proprio da Neal, nella sua famosa “Joan letter”, ritrovata recentemente in una scatola dimenticata di una casa editrice che non esiste più. E anche su questo ritrovamento sarebbe bello scrivere qualcosa, forse un racconto, forse una poesia o un vero e proprio poema. Una lettera questa senza la quale non ci sarebbe stata l’invenzione di uno stile e che stile. Una lettera che per caso ( così si era sempre saputo prima del suo ritrovamento) cadde nelle acque di Sausalito e che invece viene retrovata sessant’anni dopo in una vecchia scatola di documenti dimenticati e che sarà il costoso trofeo di un qualche collezionista.
Nel saggio di Cunnell a proposito della Joan letter e dell’entusiasmo che suscitò sia in Kerouac che in Ginsberg, viene citato un brano di una lettera scritta da Cassady a quest’ultimo nel 1951: ” Il folle polverone che voi due ragazzi avete sollevato sulla mia Grande Lettera mi manda in sollucchero, ma sappiamo tutti che io sono soltanto un soffio e un sogno”. Che meraviglioso, poetico e preciso modo di definire se stesso: io sono soltanto un soffio ( respiro) e un sogno (illusione).
“Voi due ragazzi”, Kerouac e Ginsberg + Cassady: una storia letteraria sì, ma anche una grande storia d’amore. Stavo per scrivere, autocensurandomi, di amicizia, ma fu proprio amore. Carnale o non carnale non ga nessuna importanza. E’ che loro tre si amavano, e si ammiravano e si stimavano. E quando il primo a morire fu Neal Cassady gli altri due ne rimasero scioccati e increduli. Come se avessero loro annunciato la morte di un mito. Perché i miti in quanto tali non nascono e non muoiono, ma vivono in eterno.
Il saggio di Cunnell si sofferma a lungo sullo stile della prosa spontanea che Kerouac trovò nella Joan letter e sull’uso che ne fece nelle sue opere. Quella lettera gli regalò una voce interiore che racconta spontaneamente la sua storia, le sue storie e quelle di Neal. Questo stile è tutt’uno con la velocità di scrittura di Kerouac alla macchina da scrivere. ( e anche qui mi viene in mente che deve esserci una differenza in ciò che si scrive a seconda se si fa utilizzando una macchina da scrivere o un computer, senza contare la differenza che c’è tra le due modalità e lo scrivere a mano, e anche qui se ne potrebbe fare un racconto, una poesia, un poema…). Anche se Kerouac era bravo a battere sui tasti, era così veloce nel farlo da compiere degli errori, ma questi spesso non venivano corretti ma trasformati in altre possibili soluzioni di scrittura. E nel fare questo “si divertiva un mondo”, dice Cunnell citando Philip Whalen. Sui tasti di quella macchina da scrivere nacque quello che nel saggio viene definito, citando Ginsberg, ” il discorso di cuore” di Kerouac. E aggiunge: ” Gli interrogativi che si pone sono hli stessi che ci tengono svegli la notte e scandiscono i nostri giorni. Che cos’è la vita? Cosa significa essere vivi mentre la morte, lo straniero velato, è alle nostre calcagne? Dio ci mostrerà mai il suo volto? Potrà la gioia togliere di mezzo le tenebre? Una ricerca interiore, crto. Ma le lezioni della strada, l’imprevedibile magia della terra americana descritta come un poema, servono ad illuminare e ampliare il viaggio spirituale. Kerouac scrive per essere compreso; la strada è la traiettoria della vita e la vita è una strada”.
L’ultima parte di questo saggio è dedicata alle varie stesure e revisioni di Sulla strada e alle sue fortune e sfortune editoriali. Il primo aspetto ha lo scopo di documentare quanto falsa sia la leggenda che vuole che Sulla strada sia stata scritta di getto in poche settimane, quando invece fu preceduta da anni di appunti, scritture di capitoli e di trame via via cambiate fino al “rotolo del 1951”, il secondo ci mostra quanto fosse difficile allora come oggi emergere nel mondo editoriale per uno scrittore sconosciuto e volutamente marginale e rivoluzionario nello stile come Kerouac.

Grazie Howard Cunnell per la meticolosità di questo saggio e per la passione che traspare da ogni riga e parola.

 

La lettera ritrovata – quella che Neal Cassady scrisse a Kerouac e che diede a Kerouac l’impulso a scrivere come poi avrebbe scritto tutti i suoi capolavori, e che si pensava fosse andata perduta –

Neal è l’inizio ( di tutto ) – e anche la fine ( di tutto ) – in mezzo la lettera di 16000 parole scritta a Jack Kerouac nel 1950 senza pensare, senza correggere, così di getto. “Quella lettera” senza la quale nè Kerouac nè Ginsberg sarebbero esistiti come scrittori, perché Jack non avrebbe imparato a scrivere da Neal e Ginsberg non lo avrebbe imparato da Kerouac. Eppure Neal non era uno scrittore e non lo ha mai voluto essere. Lui non aveva tempo da perdere seduto ad un tavolo a macinare parole, lui doveva vivere, in fretta, di corsa, di furia rabbiosa. Ora quella lettera è stata ritrovata. Si pensava perduta, in tutte le biografie di Kerouac e Ginsberg si diceva che era andata perduta e che era un vero peccato. Perché tutto è cominciato da lì, dalla lettera di Neal, l’inizio della beat generation fu quella lettera; perché la beat generation non fu un movimento di costume, fu una grande epopea letteraria, come dopo non se ne sono più viste.
Dicevo, si pensava fosse andata perduta, caduta nell’acqua, per sbaglio, per distrazione di Gert Stern che viveva su una chiatta a Sausalito. Lui l’aveva ricevuta in prestito da Allen Ginsberg che a sua volta l’aveva ricevuta in prestito da Jack Kerouac, a cui era stata scritta da Neal Cassady. Quello che si era sempre saputo, prima del suo ritrovamento, era che Gert Stern l’avesse appunto perduta per incuria o distrazione. Keroauc se ne rammaricò con Ginsberg. In fin dei conti quella lettera era sua e da lei gli era venuta l’intuizione di cambiare lo stile della propria prosa in quella che avrebbe inagurato con On the road. La lettera è sempre stata conoscita come ” The Joan Letter”. In questa lettera, si legge nella biografia di Allen Ginsberg scritta da Bill Morgan, viene raccontata la storia d’amore di Neal Cassady con una donna di nome Joan Anderson. Neal ci aveva messo diversi giorni a scriverla, tra il 17 e il 22 Dicembre del 1950. In realtà ora si scopre che Ginsberg aveva spedito la lettera alla casa editrice Golden Goose Press di San Francisco per farla pubblicare. Da un articolo scritto in questi giorni da Jerry Cimino su http://www.kerouac.com ( http://www.kerouac.com/blog/2014/11/neal-cassadys-joan-anderson-letter-found/
) veniamo a sapere che Gert Sterner gli ha personalmente detto anni fa di non aver perso quella lettera ma di averla restituita a Ginsberg; ” He vehemently denied he lost the Joan Anderson letter and said Ginsberg actually recanted that claim before he died in 1997. Gerd told me, “I gave that letter back to Ginsberg. I didn’t lose that letter – Allen did.”La lettera è stata ritrovata del tutto casualmente. Nel 1955 il proprietario della
Golden Goose Press Richard Wirtz Emerson chiuse la casa editrice; ma siccome divideva l’ufficio con un impresario musicale, quest’ultimo decise di mettere diversi documenti della Golden Goose Press in vari scatoloni, dove sono rimansti per 60 anni. Quando l’impresario è morto la figlia Jean Spinosa è andata a guardare cosa ci fosse dentro quegli scatoloni e ci ha trovato la famosa “The Joan Letter”. Il 17 Dicembre sarà messa all’asta dalla casa d’aste della California meridionale Profiles in History. Ovviamente noi lettori, noi appassionati di ogni singola parola, virgola e respiro di Jack Kerouac, speriamo di poterla almeno leggere. E ci uniamo a Gerry Cimino nel dire: “My most fervent hope is it will be purchased by someone who has a love of Neal & Jack and the other Beats and it will eventually be published in book form and also made available for viewing by the public. The world deserves to see this manuscript. It is historic in a general context, and in the world of the Beats it is beyond historic. It really is The Holy Grail of The Beat Generation in the sense of its significance – the fact it was lost for so many years and the legend and lore and myth that grew up around it in the 60 years it’s been missing only adds to the allure”.

 

Neal Cassady, suo malgrado più personaggio che persona

 Che la vita sia fatta di incontri avvenuti e mancati lo sappiamo tutti per esperienza personale. Neal Cassady, giovane ragazzo di strada nella Denver degli anni ’40, non ne mancò nessuno. Il primo avvenne con la strada, nacque infatti nel 1926 durante una sosta a Salt Lake City dei suoi genitori che stavano viaggiando su una scassata automobile in cerca di fortuna. L’ultimo avvenne anch’esso con la strada 42 anni dopo, una notte lungo una ferrovia messicana per un connubio mortale di troppa vita, troppa anfetamina, troppi barbiturici. In mezzo a questi due appuntamenti che ci fanno riflettere su cosa siano il caso e le coincidenze, vi furono altri incontri che fecero di Neal non più uno dei tanti bad boys dell’America anni ’40, ma un personaggio letterario, nato sulle pagine di due scrittori da lui molto amati e da cui fu molto amato: Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Neal Cassady è infatti il protagonista del fortunato e bellissimo romanzo di Jack Kerouac, Sulla strada, storia di scorribande in auto da una costa all’altra degli Stati Uniti, così come anche di Visione di Cody, nostalgica rievocazione della loro amicizia. Compare anche in molte poesie di Allen Ginsberg, di cui fu per un breve periodo, all’inizio della loro conoscenza, amante e poi grande amico. Da quel momento il personaggio letterario si sovrappose al Neal reale e il suo destino fu quello di impersonare per tutta la sua breve vita l’eroe beat: ardito, senza regole, amato da tutte le donne, che si fa di qualunque sostanza, che può guidare automobili per migliaia di chilometri senza fermarsi mai, che compare continuamente in racconti, chiacchiere, pettegolezzi, poesie, che viene richiesto ovunque.

Fai Neal, sembrava chiedere la gente, e lui lo faceva. Per vent’anni Neal fu il protagonista indiscusso prima della scena beat e poi di quella psichedelica, guidò infatti l’autobus del Merry Prankers di Kene Kesey ( autore del romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo da cui fu tratta il famoso omonimo film), e infine sfiorò quella hippy.

Come si sa la gente che partecipa ad un movimento alternativo, quando questo movimento si esaurisce “torna a casa”. Lo fecero in molti quando il movimento beat e quello psichedelico, e infine anche quello hippy, esaurirono la propria energia propulsiva; lo fece Jack Kerouac che tornò a vivere con la madre, anche se dopo poco tempo l’alcol l’ebbe definitivamente vinta sulla sua volontà di smettere; lo fece Ken Kesey che tornò a fare lo scrittore; per quanto riguarda Ginsberg divenne un poeta e un leader acclamato dei diritti civili in tutto il mondo. Lo fecero migliaia di altri. Neal Cassady no. Lui non era uno di quelli che tornano a casa. Era di quelli che vanno sempre avanti. Per lui la strada non era un topos letterario. Era la sua vita e quindi fu anche la sua morte.

Vorrei concludere dicendo che Neal non fu solo l’ispiratore di romanzi e poesie, ma addirittura della stessa tecnica della prosa e poesia spontanea. Fu suggerita infatti a Kerouac ( che la utilizzerà in tutti i suoi romanzi e poesie) e a Ginsberg (che la imparò da quest’ultimo), da una lunghissima lettera che Neal scrisse a Kerouac ( andata perduta ). In essa, senza prendere fiato attraverso la punteggiatura, ma dando alla sua scrittura il ritmo incalzante della sua vita vissuta di fretta per battere l’inesorabile trascorrere del tempo sul suo stesso terreno, gli racconta di sé, della sua vita da vagabondo insieme al padre alcolizzato, delle ore e giorni passati nella sale biliardo, delle macchine rubate per una notte per divertimento. La sua epopea insomma, di cui ci è rimasta traccia in una sua autobiografia intitolata Il primo terzo in cui egli descrive il primo terzo appunto della sua vita.

Ho un amore e una tenerezza speciale per Neal come per tutti quelli che non sono dei perdenti semplicemente perché non vogliono vincere.