Cavalli nella nebbia

Avanzano a passo lento, avvolti completamente nella nebbia, i cavalli li hanno coperti con teli di lana; camminano quasi alla cieca su un terreno fangoso, a volte su tratti erbosi o sterrati. Vanno al passo lentamente, come di malavoglia; i cavalieri non li pungolano, non li fanno andare più velocemente; camminano al loro fianco tenendo le briglia lente; non c’è fretta di arrivare, non c’è meta urgente da raggiungere; si va nella nebbia fitta d’autunno; il fiato compatto e grigio ad ogni respiro esce dalle bocche degli uomini e dei cavalli e si confonde subito con la nebbia, bagnata che li circonda. Ogni tanto la guida urla “ Si passa di qua, seguitemi”; al che tutta la lunga fila d’animali e uomini lo segue, fa una curva o scansa un improvviso cedere del terreno.
Passano le ore e si continua ad andare al passo e lentamente.
Infine lo strapiombo, netto e inesorabile, infinito. La loro meta.

Nebbia azzurra delle 15,03

non è il tramonto
ma sui sentieri
cala una nebbia azzurra
come il cielo laggiù
vicino a quel chiarore rosa-

più densa ai lati dei campi
giunge con l’onda attutita
dei cani del paese-

io e Kia andiamo
su sentieri erbosi e acciottolati
tra fossi d’acqua gelata
e alberi neri
come la terra-

scomposta
in questa armonia assoluta
sento, sguaiata,
la mia voce

La porta di nebbia

 Davanti a me

a cento metri, a cento passi

una porta a vetri

fatta di nebbia,

un velo sottile

un velo sottile di nebbia-

un quadrato

o un rettangolo

ben sagomato

grigio chiaro-

è nebbia,

un quadrato di nebbia

messo lì

a guardia del cammino,

netto, gigante-

una porta di nebbia

che mi divide

un pezzo di qua

un pezzo di là-

cos’è? Mi domando

da lontano-

una porta, rispondo-

intorno il sereno