strumenti
un suono vibrato-ripetuto
uno solo, come la sillaba-
due vibrazioni si parlano
sommessamente
ma non così silenziose.
Da dietro sale il coro-
monocorde-suono-nero-
sale dalle gole addestrate.
Davanti le corde sfiorate appena
ma il suono è chiaro-
accenna una melodia
di corde sottili, tirate,
troppo tirate.
Dietro il coro sommesso
riflette-commenta-
s’aspetta, s’aspetta qualcosa.
Nessun motivo ora sulle corde troppo tese
tese tropppo.
Nell’attesa i bambini dormono-
i padri-le madri
prestano una piccola attenzione.
Le palpebre cadenti
pesanti di sonno.
Poi solo il coro-
poi solo il motivo
basso-lieve-ma chiaro.
Ecco, ecco
arriva la vita-
varia-allegra-triste.
Ecco signori
che viene la vita
ha gambe lunghe-sottili-
trampoli altissimi-
la vita è irrangiungibile-
troppo in alto-troppo in alto-
i trampoli avanzano
in vesti bianche- sottili -di cotone-
senza braccia-solo trampoli
troppo alti ad accecare lo sguardo
che vuole vedere
che vuole capire
a tutti i costi.
poi il sonno-
finalmente

REM

tum tum il ritmo, l’emozione- l’uomo dalla striscia blu- quanto quanto mi piace l’uomo dalla striscia blu-
traaaai-a capirti amico, eccitarsi o calmarsi?. Come fare a esplodere con una mente calma? Boh! traaaai.Campanellini lirici- contrafforti-melodie e coretti-architetture armate e letti sfatti, chissà…traaai…Canta con voce tremula cam on cam on. Che dici amico, non ti capisco, sii mi sii mi. Cantano di sorelle, di vedere, di andare. Dove quando con chi? la strada è lunga- ce la possiamo fare?

ore 18,02

vien su come a grandi vapori dalla notte un gran silenzio così totale così grande rotto da un apri-chiudi, una piccola tenaglia di intermittenza-è la voce che viene dal silenzio- è quella degli oggetti fermi ognuno al suo eterno posto- da quell’eternità ogni tanto cigolano- è  come il cinguettio dell’ultimo passerotto quando il grigio diventa nero.

                                                                             

nebbia
vicino è il faro che attraversa la nebbia – pioggia sottile sul viso accaldato di stanze – oggi pomeriggio (secoli fa) una bionda parlava, jeans sbiaditi con la varechina a macchie- Varikino è il paese della steppa – il paese di ghiaccio e della neve – amavano e non soffrivano il freddo – pare dimostrato

nebbia

nebbia azzurra affogata in se stessa – s’avviano gli alberi più grandi nella pianura – il tetto quattro lati di muro – tutto è silenzio ma non è morto – dentro di me s’agitano due, tre rami con piccole foglie secche – taglia lamine sottili qualcuno laggiù nella nebbia come arrotasse gentile piccoli coltellini chiari.
Color coltello è anche la nebbia tra poco bianca – dentro di me non s’apre nulla – cantare vorrei a squarciagola- sentirla fredda la gola e il viso – cantare ancora arrabbiata e rossa.
Conto i miei errori come banconote già spese. Rifare i letti, dare aria agli armadi, ascoltare l’ultimo passerotto alla fine del giorno, dovrebbe essere la felicità.
Farneticare a volte fa bene ma non so a chi.