Recensione di Allen Ginsberg, Testimonianza a Chicago

Del trio Kerouac-Cassady-Ginsberg, solo quest’ultimo ha praticato una forma di militanza politica. E il modo specifico e originale in cui lo fece, è una delle ragioni del mio amore per questo poeta e per il contributo che seppe dare ai movimenti alternativi americani degli anni ’60. “Testimonianza a Chicago” è la prova evidente della specificità di quei movimenti così inclusivi rispetto al settarismo dei movimenti alternativi italiani della stessa epoca. La beat generation, l’hippy generation, il movimento psichedelico, e i vari gruppi che in quegli anni negli USA si opponevano al Potere Americano, cercarono non solo di manifestare questa loro opposizione, ma soprattutto cercarono di viverla. Questa fu la loro forza e la loro peculiarità. “Testimonianza a Chicago” è la trascrizione dell’interrogatorio di Ginsberg durante il processo del 1969 ai leaders della protesta avvenuta a Chicago durante la Convenzione del Partito Democratico che si tenne in questa città dal 25 al 29 Agosto del 1968. L’intento dei dimostranti era quello di ripetere le mobilitazioni contro la guerra in Vietnam degli anni precedenti con una modalità nuova. Nel movimento prevalse infatti il punto di vista di chi volle che la mobilitazione di Chicago avesse la caratteristica di un “Festival della vita” da tenersi al Lincoln Park con workshops di ogni tipo, readings poetici, musica, centri di discussione politica. In realtà le autorità cittadine non diedero l’autorizzazione ad occupare il parco, ma fu presa la decisione di manifestare ugualmente. Così solo 5000 mila dimostranti giunsero in città e furono brutalmente attaccati dalle forze dell’ordine durante lo sgombero del parco. Ci furono centinaia di arresti, moltissimi feriti e un anno dopo il processo ai leaders di quelle giornate. Tutti e sette furono condannati a 5 anni di carcere e 5000 dollari di multa, anche i difensori degli imputati subirono pesanti sentenze di condanna.

Ma veniamo alla testimonianza di Ginsberg, testimonianza richiesta dalla difesa a favore degli imputati. Nella bellissima e dettagliata introduzione di Fernanda Pivano si legge che “ La tecnica con cui Ginsberg incantò la giuria e il pubblico fu la sua tecnica abituale: quella di non avere una tecnica e di agire in piena sincerità…Si rivolse ai giurati con completa naturalezza e li affascinò trattandoli da suoi pari, da persone intelligenti. Quando salmodiò il Mantra Hare Krishna il Pubblico Ministero scoppiò a ridere e un marshal fece il gesto di impugnare la rivoltella, quando salmodiò OM il giudice lo fece smettere con fastidio; ma la giuria passò la pausa tra le due fasi dell’interrogatorio del poeta seduta sul pavimento a salmodiare OM”( pag. XXV).A questo proposito ecco un esempio di domanda e risposta tra l’avvocato della difesa e Ginsberg ( ce ne sono molte altre su questo tono):” D. Che cosa ha fatto quando ha visto i poliziotti in mezzo alla folla? R. L’adrenalina mi è corsa nel corpo. Mi sono seduto su una collina verde con un gruppo di giovani che stavano passeggiando con me; verso le 3,30 del pomeriggio, le quattro, mi sono seduto, ho incrociato le gambe e ho cominciato a salmodiare O-o-m…O-o-m-m-…ho continuato a salmodiare per sette ore” (pag 47-48). A proposito del Mantra OM salmodiato da Ginsberg durante i disordini del 1968 l’avvocato difensore chiede a Ginsberg di leggere un suo testo. Cosa che Ginsberg fa. Il testo è molto interessante per capire lo scopo che ha avuto il poeta nel salmodiare OM in questa ed altre circostanze simili. Infatti lo scopo è calmare le persone. “ In caso d’isterismo, solitario o comunitario, la parola d’ordine magica è OM. Pronunciate OM dalla metà del corpo, dal diaframma o plesso solare. Dieci persone che mormorano OM possono calmarne cento. Cento persone che mormorano OM possono regolare il metabolismo di mille. Mille corpi che vibrano OM possono immobilizzare tutta una strada centrale di Chicago piena di esseri umani impauriti, in uniforme o nudi” (pag. 75). Come ho detto, nel testo sono parecchie le domande dell’avvocato difensore a proposito dei vari momenti in cui Ginsberg si mise a salmodiare Mantra durante gli scontri di Chicago, ma le sue risposte non dovettero impressionare più di tanto la Corte viste le severe sentenze nei confronti degli imputati. Ma, a mio avviso, le cose interessanti di questa testimonianza di Ginsberg non sono tanto sull’influenza che ebbero o non ebbero rispetto all’esito del processo, ma piuttosto rispetto all’uso di ciò che aveva imparato nel viaggio del 1962 in India sul potere dei Mantra; trovo cioè molto interessante che Ginsberg sperimentasse questo potere, non per se stesso nel chiuso della sua stanza, bensì per gli altri, in un evento pubblico, in un afflato altruistico e in una situazione di grande eccitazione e paura. Nel controinterrogatorio il Pubblico Ministero comincia con il chiedere a Ginsberg dove abbia imparato a salmodiare e che rapporto ci sia tra il salmodiare i Mantra e la poesia. Apparentemente la domanda sembra innocua ma in realtà lo scopo è quello di arrivare a metterlo in difficoltà sulle sue poesie a sfondo sessuale. Chiedendogli del rapporto tra spiritualità e poesia vuole arrivare a chiedergli che rapporto ci può mai essere tra spiritualità e le sue poesie sul sesso.

Ma, come ho detto, il Pubblico Ministero la prende alla larga, chiedendo a Ginsberg dove abbia imparato a salmodiare Mantra e che rapporto abbiano con la sua poesia. Ginsberg risponde di avere imparato a salmodiare durante il suo viaggio in India del 1962 da uno Swami Shivananda, che era anche lui un poeta. Ecco le domande e le risposte successive. “D. Nella disciplina c’è somiglianza tra bellezza del suono nella poesia e quella nella salmodia? R. Sì il poema Bhagavad-Gita, sa, che è Il canto di Dio, che è la Bibbia dell’India, ha come protagonista principale Krishna, che è la persona di cui si parla nel Mantra Hari Krishna. D. E quella combinazione di salmodia e di poesia ha come scopo una specie di innalzamento spirituale del pubblico? R. Fisicamente in realtà ha lo scopo è di situare e accentrare nel corpo la respirazione e regolarla in modo che uno calmi la respirazione, calmi il metabolismo e diventi consapevole di ciò che lo circonda” (pag. 82-83). Ma non è questa la risposta che voleva il Pubblico Ministero; il suo scopo era mettere il difficoltà Ginsberg, non farlo parlare sul benessere che può procurare la recitazione dei Mantra. Subito dopo infatti gli chiede che innalzamento spirituale può portare l’uso delle droghe tra gli hippies che Ginsberg frequenta. E soprattutto cerca di metterlo in difficoltà chiedendogli delle sue poesia a sfondo sessuale. Gli viene chiesto di leggere le sue poesie The night apple e In society. Entrambe trattano della omosessualità del loro autore. E allora il Pubblico Ministero riferendosi alla seconda chiede: “Può spiegare il significato religioso della poesia?”. Ginsberg risponde facendo riferimento al fatto “che nello Yoga si tenta di allargare la consapevolezza, di essere consapevoli del fatto che la propria consapevolezza includerà tutto ciò che avviene dentro il corpo e dentro la mente” (pgg 88- 90). Nell’ultima parte dell’interrogatorio l’avvocato della difesa chiede a Ginsberg di recitare il suo poema Howl, cosa che Ginsberg fa nel silenzio generale dell’aula. Con questo termina la sua testimonianza.
Della partecipazione di Ginsberg alle manifestazioni di Chicago del 1968 si parla anche nella bella biografia del poeta scritta da Bill Morgan, “Io celebro me stesso”. E’ una biografia estremamente dettagliata, organizzata anno per anno lungo l’intera vita di Ginsberg. In essa a proposito degli scontri a Chicago del 1968 si afferma che Allen in quei giorni si sentiva “ il solo degli organizzatori a impegnarsi realmente per la non violenza” (pag. 442). Si parla inoltre del fatto che “in mezzo ad un gruppo di manifestanti cominciò ad intonare OM in un microfono portatile…Mentre cantava cominciava a rendersi conto che qual suono gli provocava un cambiamento interiore…La sua respirazione divenne più regolare, come respirasse l’aria del paradiso, espirandola a sua volta nell’universo…Per Allen fu un’esperienza illuminante, fino a quel giorno aveva considerato i mantra solo un genere di canto…Era possibile alterare gli stati di coscienza con il solo uso del canto” (pag. 443). Dopo l’esperienza di Chicago però Ginsberg si pentì di avervi partecipato per via della piega violenta che avevano preso gli eventi.
Paul Greengrass farà un film sugli scontri di Chicago.