La mia recensione de La trasgressione necessaria di Luca Pollini

Molte volte ho pensato di fare in forma scritta una specie di mappa di tutti i cambiamenti che ho fatto nella mia vita. Non parlo della capigliatura o degli abiti. Parlo di visioni, stili di vita, valori, ciò in cui ho creduto e in cui non credo più. Sono state parecchie le cose in cui mi sono buttata e dalle quali poi mi sono tirata fuori, ma non le nominerò perché non è questo l’oggetto di questo testo. Lo è la vita e le scelte varie e diverse di Andrea Valcarenghi che ci sono minuziosamente raccontate da Luca Pollini nel suo libro “La trasgressione necessaria”. Si comincia dal suo giovanile antimilitarismo e si finisce all’adesione al credo di Osho, guru di quelli che un tempo venivano chiamati gli “arancioni”.
Scrivere biografie interessanti è difficile. In genere sono molto noiose soprattutto per via dello stile piatto che spesso le caratterizza. Ma non è questo il caso de “La trasgressione necessaria” di Luca Pollini. In uno stile narrativo viene raccontata, come fosse un romanzo, la biografia dettagliata della vita di Andrea Valcarenghi, allargata al contesto sociale dagli anni ’60 ai giorni nostri.
Luca sa attirare l’attenzione del lettore sul “personaggio” Valcarenghi, dal suo antimilitarismo al suo definitivo abbandono della vita politica a favore di quella spirituale. Oggi Valcarenghi si chiama Swami Deva Majid.
Il libro si può definire diviso in due parti: dal pacifismo alla militanza politica fino alla fondazione della rivista Re nudo la prima parte, e la seconda dai cambiamenti subiti da questa rivista ad oggi.
Le vicissitudini di questa rivista si identificano con quelle di Valcarenghi. Nei primi anni è una delle componenti della militanza rivoluzionaria degli anni ’70. Quelli i temi, quello il linguaggio ( uno delle sue parole d’ordine ricalca quella molto in voga negli anni ’70: “vogliamo tutto e subito”) .
Re nudo organizza vari festival, una cosa del tutto innovativa e sul piano culturale rivoluzionaria, dato che finora erano stati appannaggio della RAI o dei partiti. Quelli rimasti più famosi sono quelli del Parco Lambro del ’74, 75 e ’76 organizzati con l’aiuto di Lotta Continua, Potere Operaio e altri gruppi extra parlamentari. Il festival del ’76, a cui partecipano ben 100.000 persone, segna la fine del sogno politico della controcultura italiana: spaccio di droga, furti organizzati di cibo, contestatori che salgono sul palco durante i concerti. E’ la fine del tentativo di creare un “mondo diverso”.
Valcarenghi lo capisce e se ne va. Dove? In india, come migliaia in quegli anni. E qui comincia la seconda parte di “La trasgressione necessaria”.
Nel ’77 Valcarenghi diventa discepolo di Bhagawan Shree Rajneesh, conosciuto anche come Osho nel suo ashram indiano di Poona. Nell’incontro con il maestro quest’ultimo gli dice: ” Il tuo nome è Swami Deva Majid…Deva significa divino, Majid magia”.
Seguono anni importanti in cui Valcarenghi diventa emissario di Osho in occidente, inoltre ridà vita per molti anni a Re nudo, che, come si dice nel libro di Luca Pollini :” diventa la rivista dell’incontro tra oriente e occidente”.
Ora Valcarenghi si sta impegnando nella creazione de Il villaggio di Re nudo: ” si tratta di realizzare un villaggio basato sul voler essere insieme, ma nello stesso tempo indipendenti e liberi. Il suo nome sarà Soli e insieme.
A questo proposito auguro ogni bene a questo progetto anche se ho delle riserve in proposito, ma parlo solo a titolo personale. Non credo che le comunità si possano fondare, nascono spontaneamente dai bisogni materiali. Vivo in un piccolo paese, fino agli anni’50 in grandi cortili o in mezzo alla campagna c’erano agglomerati di case, erano una comunità, si facevano un sacco di cose insieme, feste, oggetti per il lavoro, perfino giocattoli. Erano così vive che in alcuni di questi cortili ci si faceva La festa dell’Unità. Si andava d’accordo? Non lo so, ma bisognava farlo per sopravvivere. Poi chi ha potuto intorno al ’60 è andato con la famiglia a vivere in città. Senza essere “alternativi” capitava che due famiglie andassero a convivere per dividersi le spese. Magari, anzi sicuramente molti saranno stati amici e si volevano bene. Ma appena è stato possibile ognuno ha affittato o comprato un proprio appartamento. Se parli con queste persone, ma è difficile, sono morte quasi tutte di vecchiaia, ti dicono che allora nei campi si mettevano i bimbi sull’argine e si andava nell’acqua nelle risaie. Ti dicono anche: che bello si beveva tutti da un unico bicchiere, è nostalgia, ma della gioventù.

Luca Pollini e Andrea Valcarenghi

 

Su Luca Pollini ho scritto altro: http://lascrittura.altervista.org/intervista-a-luca-pollini-sul-suo-nuovo-libro-gianni-sassi-il-provocatore/; http://lascrittura.altervista.org/una-mia-intervista-a-luca-pollini-su-due-suoi-libri-restare-in-vietnam-e-ordine-compagni/; http://lascrittura.altervista.org/luca-pollini-restare-vietnam-dalla-parte-del-nemico/

Qui la sua autobiografia: https://www.retrovisore.net/chi-sono/ 
In cui dice  di rimpiangere Il Parco Lambro..quale dei tre?