Recensione di Folkrock di Massimo Priviero e Michele Gazich

La voce di Massimo Priviero e il violino di Michele Gazich rivisitano in questo album 12 canzoni della tradizione folkrock; accompagna l’album un libretto in cui da una parte Massimo ci racconta il proprio autobiografico romanzo di formazione, e dall’altra Michele ci racconta la storia di questi dodici brani.
I 12 brani sono:

House of the rising sun ( traditional)

Hard rain’s a-gonna fall ( Bob Dylan)

Mr. Bojangles ( Jerry Jeff Walker)

Give me love to Rose ( Johnny Cash)

Thunder Road ( Bruce Springsteen)

Ring them Bells ( Bob Dylan)

Where have all the flowers gone? ( Pete Seeger)

Before the deluge ( Jackson Browne)

Helpless ( Neil Young)

Hey, Joe ( Billy Roberts)

And the healing has begun ( Van Morrison)

What a wonderful world ( Bob Thiele, David Weiss)

In una breve chiacchierata a proposito di questo album (http://www.vololiberoedizioni.it/v3/?sect=dischi&itemId=1586 ) Massimo Priviero dice : “ Abbiamo fatto Folkrock per un amore comune che abbiamo per un certo mondo, perché siamo figli di certe strade maestre ….Abbiamo reinventato, ritrovato, riscritto a modo nostro queste grandi canzoni…”. E Michele Gazich afferma: “ in tante sessions questo disco ha preso forma e continuerà a prenderla, e questi brani sono in continua evoluzione e sarà interessante scoprirli nel corso dei concerti”. “ Nulla è più lontano dall’idea di cover, dice Massimo, non è un album di cover, assolutamente…, chiunque sia il padre di queste tracce, la cosa bella è proprio quella, come dici tu, è una cosa che si reinventa lungo la strada”. “ Ogni volta che suoniamo queste canzoni”, dice Michele, “le suoniamo con l’urgenza di comunicare una novità”. “Questo è il primo canone di cose che ammiriamo e che ci hanno formato”, aggiunge, “ che hanno accompagnato la nostra vita in alcuni momenti…e che in un certo senso ce l’hanno anche salvata, fuor di retorica”, aggiunge. “ , La cosa più bella”, dice Massimo, “è la profonda condivisione che c’è dietro questo progetto…quando riesci a farlo scattano delle emozioni impagabili”. “Merce rara tra gli artisti è la volontà di condivisone”, aggiunge Michele. Questa volontà di autenticità e nello stesso tempo di rispetto per una certa tradizione musicale, si rispecchia perfettamente nell’album. In esso infatti Massimo Priviero e Michele Gazich sono in grado di cantare e suonare brani non loro come se lo fossero. Di Massimo Priviero impressiona la voce, potente, energica, una forza della natura, ma anche del talento e della professionalità. Di Michele ho ammirato l’atmosfera che sa creare con il suo violino. Tra i due c’è un connubio davvero meraviglioso , si completano a vicenda; curiosa questa cosa se si ascoltano i brani, la potenza vocale di Massimo non soffoca la poesia del violino di Michele, come se dolcezza e forza, fossero, come sono anche nella vita, due facce della stessa medaglia. Questo lo si nota chiaramente durante l’ascolto della loro versione di Hard rain’s a-gonna fall. E’ che loro in quello che cantano e suonano ci credono…lo si coglie benissimo. Come nella commovente Mr. Bojangles o in Give me love to Rose, in cui è il violino di Massimo Gazich a farla da padrone.E che dire di come hanno “ricreato” in Where have all the flowers gone? Voce e strumento musicale in questo brano sono un unico canto, e mentre ammiri la voce di Massimo sei estasiato dal violino di Michele e viceversa. La forza della voce di Massimo a volte si incrina e si commuove e si rivolge al violino di Michele come a riceverne forza ed energia. Before the deluge è un inno alla fine delle illusioni del sogno hippy e ha l’andamento in questa versione di un ballata folk, mentre in Helpless Michele Gazich interpreta con grande sensibilità tutta la nostalgia del tempo perduto. Hey, Joe è cantata da Massimo e suonata da Michele nello stile folk,che più lontano non potrebbe essere da ogni altra versione precedente. And the healing has begun è interpretata con la stessa gravità di Helpless, mentre in What wonderful world al quasi parlato di Priviero fa eco il melodioso parlare del violino. Non conosco Gazich di persona Priviero sì. L’ho conosciuto alcuni mesi fa ad una presentazione a Milano del mio Il Bardo psichedelico di Neal. Ha cantato e suonato con la chitarra alcuni brani intervallati dalla lettura di pagine del libro. Di lui mi ha impressionato la voce, di cui ho già detto anche a proposito di FolkRock. Dal vivo fa anche più impressione. Per lui essere di fronte a venti persone o a duemila è la stessa cosa. L’ energia è la stessa, la credibilità pure. Quella sera tornando in auto da Milano a Bologna abbiamo ascoltato questo Cd e anche gli altri due del concerto dal vivo di Massimo registrato al Rolling Stone di Milano nel 2009, di cui parlerò un’altra volta. Ci hanno tenuto una meravigliosa compagnia, e il viaggio è stato più che un viaggio di strade e camion e notte , un viaggio mentale nel mondo artistico e umano di persone che credono profondamente in quello che fanno. Il libretto che accompagna il cd non è meno importante delle canzoni. Senza di esso non conosceremmo così approfonditamente la storia dei dodici brani contenuto nell’album. Gazich li tratta uno ad uno e li ha chiamati Dodici esercizi di ammirazione. A me sembra un bellissimo titolo. Lo stile è leggero, narrativo, non pedante, non specialistico, sono esercizi sì ma scritti con il cuore, ma un cuore competente. A completare e ad arricchire l’album il basso di Fabrizio Carletto con il pianoforte e le tastiere di Onofrio Laviola.

Massimo Priviero ( Jesolo 1962) cantautore e compositore italiano

Michele Gazich ( Brescia 1969) violinista, cantautore, compositore e produttore artistico

Massimo Priviero e Michele Gazich, Folkrock, DVL Dischi Volibero, 2012, 18 €

http://www.vololiberoedizioni.it/v3/?sect=dischi&itemId=1586 : nel sito, si può ascoltare l’intervista a Priviero e Gazich di cui parlo nella recensione e un video di presentazione

Rassegna stampa: http://issuu.com/claudiofucci/docs/folkrock_rassegna_stampa_06062012

sito di Massimo Priviero: http://www.artist-board.com/massimopriviero/

sito di Michele Gazich: http://www.michelegazich.it/2012/