Il giardino di Lenore Kandel

Lo vedo piccolo-
forse non c’è mai stato,
e allora me lo immagino-
non riesco a pensare
ai suoi anni passati in casa
senza un prato
senza sedercisi in mezzo
al tramonto o all’alba
quando non si può dormire-
me lo immagino davvero piccolo-
sei metri per tre,
una cosa così-
il confine è una rete verde
che dà sul prato grande e ben rasato
di una casa abitata solo d’estate-
Lenore cura il suo rettangolo d’erba
con fatica, amore e dedizione
come ha sempre fatto con tutto e tutti
“ prima”-
prima dell’incidente
prima di chiudersi in casa-
perché, che cosa fa per strada
un’ hippy che non può camminare?-
Che fa la più bella ragazza  di Hashbury
se non può danzare,
 se non può attaccare 500 campanellini di vetro
agli alberi per un evento artistico,
così la gente li stacca
e se li porta a casa per ricordo?
Che fa se non può stare tre ore in piedi
a distribuire cibo gratis?
Che fa se non può più scorrazzare
sulle Harley Davidson?
Che fa se è una scrittrice?
Solo scrivere- accarezzare l’erba-
ascoltare il vento-
come sto facendo
ora in questo tramonto estivo
che è tutto ciò che esiste,
tutto ciò che è.

Bancomat

Il bancomat non funziona-
non l’ha visto il cartello?-
no, non l’ho visto….
ho solo trenta euro
tolgo qualcosa…
si può fare?
Certo, mi dice la cassiera-
guardo la donna dietro di me,
ha il viso scuro
e non mi guarda in viso
quando dico scusi…
lei l’ha visto il cartello?
Sì, mormora
con gesto funereo delle labbra-
il viso è sempre più scuro-
se pensate che la rabbia sia rossa
posso dirvi
che è invece terrea-scura-grigia-
è come un malessere
che ti asciuga il sangue del viso-
mi scusi, dico ancora-
nessuna risposta
né a gesti, né a parole-
temo si senta male,
forse, penso,
ha un gran dispiacere in corpo-
intanto la cassiera
“ storna” le birre-
ma non passano-
bisogna “ stornare” qualcos’altro-
il melone, il latte, i vassoi di stagnola,
ancora qualcos’altro forse…
finalmente lo “storno” finisce-
mi volto verso la fila alla cassa,
in effetti si è allungata-
dico forte, che sentano tutti:
scusate ancora-
nessuno mi guarda
nessuno si volta
a vedere di chi è quella voce-
hanno tutti la stessa faccia
terrea-grigia-scura-
devono avere tutti
un gran dispiacere in corpo-
la fretta,
quella che ti fa correre
non c’entra

Improvvisazione sulla noia

qualcosa nasce sempre
perché si esclude tutto-
non ci sono distrazioni,
entusiasmi
cose da fare subito
ma subito
urgentemente-
c’è pioggia che finisce
e pioggia che ricomincia-
un falco cercato a lungo
nella mente e quindi visto-
a centinaia ne posso se voglio vedere-
come quella volta i due corvi
nel gelo dell’inverno
visti dall’autostrada
e quindi di sfuggita-
mi piacciono molto i corvi
perché se ne stanno da soli-
non beccano nella mano
non vogliono diventare amici-
oggi da quella stessa autostrada
ho visto un camposanto
piccolo, vuoto
abbandonato-
ci voglio ritornare,
faticherò a trovarlo-
ci voglio andare
entrarci e stare lì un po’
a scrivere
a vedere cosa porta
la penna sul quaderno
qualcosa di dettato
da chissà chi
lontano
 alto nei cieli
oppure a razzolare sulla crosta terrestre-
Nel piccolo camposanto, se lo trovo,
ci voglio stare un po’ ad ascoltare
voci, richiami suoni,
ad ascoltare il vento
come gira e rigira là dentro
senza piante, alberi da attraversare-
sarà un vento sottile
silenzioso, discreto-
ascolterò e ascolterò tutto
quel che c’è da sentire-
soprattutto sentire

muro magliano

Il muro

Mi piacciono  i muri scrostati
sbiaditi
anche fatiscenti-
non so perché-
così è quest’arco
sopra il portale
della chiesa antica
di San Giovanni Battista
a Magliano di Toscana-
mi piace perché
non c’è più niente di visibile,
esplicito e facile,
magari anche bello, bellissimo,
da ammirare-
il basso c’è del verde di muffa
ma non è grigia
nera,
è verde prato
e allora per me è un prato-
in alto devono averci buttato
un po’ di calce-
per me son nubi-
il resto è niente ,
vuoto, color giallo
sbiadito molto-
non ha tracce
a cui appigliarsi
a cui agganciare l’immaginazione-
lo lascio vuoto:
prato, nuvole
e in mezzo niente

Nella chiesa d’Alberese

Nella chiesa di Alberese
per la prima volta nella mia vita
ho pensato
che il Cristo in croce,
che la rappresentazione del Cristo in croce
in chiesa e ovunque
ha uno scopo preciso:
ricordarci la sofferenza del mondo-

se non fossi entrata qui
nel caldo e nel silenzio,
se non avessi alzato lo sguardo
senza schemi
e senza idee,
se non avessi alzato lo sguardo
a questo piccolo
magro
scuro
Cristo
nell’immensa sia croce,
non l’avrei mai saputo-

non so voi,
non so gli altri,
ma spesso
personalmente
ho l’impressione
di essere eterodiretta
da qualcuno,
da qualcuno
-non genericamente da qualcosa-
che non sono io.


Al golfo di Baratti

Ancora al golfo di Baratti
ancora lo stesso prato
voci toscane
venditori
con la stessa roba
che nessuno compra-
ci sono i cani-
che qui si può portarli-
ombra, sole
famiglie
che prendon troppo posto-

al largo tuona
qualcuno dice” carica all’Elba”,
vuol dire niente di buono-

alzo lo sguardo
velato dal sole
dal verde intenso
marittimo dei pini
della gran macchia di pineta
dove il golfo è più largo

anche qui però
 sulla riva si trovano
pezzi di ferro
del buon tempo etrusco